Intervista a monsignor Capovilla sul “Quarto Segreto” di Fatima

| 2700 hits

ROMA, domenica, 23 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell'intervista a monsignor Loris Capovilla, già Segretario di Papa Giovanni XXIII, realizzata in video e proiettata a Roma, il 21 settembre, in occasione della presentazione del libro del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, “L'ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia”, pubblicato da Rai Eri-Rizzoli.



L'intervista è stata raccolta dal Vaticanista del Tg1, Giuseppe De Carli.

* * *
Eccellenza, Papa Giovanni seppe subito del “Terzo Segreto di Fatima”?

Veramente del “Terzo Segreto” si parlava già prima dell'elezione di Papa Giovanni XXIII. Il 13 maggio 1956 l'allora cardinale Roncalli andò a Fatima per presiedere una grande celebrazione e per alimentare la grande devozione che aveva per il Cuore Immacolato di Maria. Andò su invito del nunzio Fernando Cento e del patriarca di Lisbona, il cardinale Emanuele Concalves Cezejeira.

“Amo dirle – scriverà Roncalli al cofnratello lusitano il 12 giugno 1956 – che il mistero di Fatima ha suggellato nel mio spirito questa devozione al Cuore Immacoltato della grande Madre di Gesù e madre nostra: e confido che essa mi terrà buona compagnia durante questo lumen vespere della mia vita”. Papa Giovanni sale al soglio di Pietro il 28 ottobre 1958. In dicembre, Cento, divenuto nel frattempo cardinale, gli parlò di questo plico e gli accennò del segreto di Fatima che era stato mandato a Pio XII.

Come reagì Papa Roncalli?

Non aveva fretta nel leggerlo. Aveva altre priorità. Avviare il servizio petrino e indire il Concilio Vaticano II. Nell'agosto 1959 si trova a Castelgandolfo. E' un momento di calma, di tranquillità. Alla residenza estiva arriva il domenicano padre Pierre Paul Philippe col testo del “Terzo Segreto”. E' ansioso di conoscerne il contenuto. Non così il Papa: “Lo vedrò venerdì col mio confessore”.

Il primo Papa che viene a conoscenza del “mistero del secolo” sceglie un contesto quasi sacramentale. Chi era il confessore?

Era Alfredo Cavagna, ottantenne, teologo e giurista. Insieme aprono il plico. Il Papa suona e mi fa chiamare. Dice: “Stiamo dando un'occhiata al testo di suor Lucia ma non ci raccapezziamo. Può darci una mano?”. In quel momento sentii di essere un privilegiato, e lo affermo con molta umiltà. Io però non conoscevo la lingua portoghese. Devo aggiungere che, a volte, ho detto e scritto che nel testo c'erano espressioni dialettali. In realtà non lo erano. Il fatto è che io non conoscevo la lingua, ho interpretato male. Viene chiamato un minutante della Segreteria di Stato, il portoghese Paolo Tavares, un bravissimo e santo sacerdote. Lo chiamano dopo uno, due giorni. Fa una traduzione. Il Papa vede, legge, considera, prega.

Lei ha letto anche la traduzione dal portoghese all'italiano?

Sì, certamente.

Monsignor Capovilla, questo è un punto estremamente importante. Il testo che lei ha letto corrispnde a quello che è stato presentato al mondo nel giugno 2000 dal cardinale Joseph Ratzinger e da monsignor Tarcisio Bertone?

Ma certo! L'ho detto e lo ripeto volentieri adesso: quello è il testo. Parola per parola non lo ricordo, ma il nucleo centrale è il medesimo.

Nel testo da lei letto nel 1959 si parla di un “vescovo vestito di Bianco” che cade ammazzato ai piedi di una grande croce?

Sì, si parla di questo; questo è parso a noi il nucleo di quella rivelazione privata ricevuta dai bambini di Fatima.

E perché, secondo lei, si continua a scrivere che Giovanni XXIII avrebbe letto non questo testo ma un altro testo, il cosiddetto “Quarto Segreto” che la Chiesa avrebbe tenuto finora nascosto?

Come si può dire che è stato nascosto? Il “Terzo Segreto lo ha letto Giovanni XXIII; lo ha letto il suo confessore; lo ha visto il suo piccolo segretario; lo vede il cardinale Tardini; i due personaggi più importanti della Segreteria di Stato, monsignor Antonio Samorè e monsignor Angelo Dell'Acqua; tutti capi dei dicasteri a cominciare dal cardinale Ottaviani. In villeggiatura, al collegio di Propaganda Fide, c'è il cardinale Agagianian. Lo vede il segretario della Congregazione Sigismondi.

E la conclusione di questa lettura collettiva?

Che nessuno di quelli che avevano letto il testo aveva chiesto al Papa di pubblicarlo; di parlarne. Il Papa esita, poi decide: “L'ho visto, l'ho fatto leggere, lo richiudiamo”. Detta a me un testo da scrivere sulla busta. Non dà un giudizio. Rimanda ad altri e può voler dire: a una commissione, a una congregazione oppure al suo successore.

Eccellenza, da quante righe poteva essere composta la terza parte del messaggio che lei ha letto con Papa Giovanni XXIII?

Con esattezza non lo so.

Erano quattro pagine?

A me sembrava un messaggio abbastanza lungo, scritto in piccolo. Probabilmente quattro paginette. Non so se pagine o fogli. Ma è un particolare sul quale non mi sono soffermato.

Non vorrei forzarle la mano e giungere a conclusioni affrettate, né suscitare altre polemiche. Possiamo affermare, dopo quello che ha detto, che il segreto letto da Giovanni XXIII non è il “Quarto Segreto” ma è, semplicemente, il segreto pubblicato e commentato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede?

Le dirò di più. Quando ho sentito parlare di “Quarto Segreto” sono rimasto strabiliato. Non mi era mai passato per la testa che esistesse un quarto segreto. Nessuno me lo ha detto né io ho affermato una cosa del genere. Ho sempre sostenuto che non sarà l'ultima volta che il Signore si rivela attraverso la madre di Gesù o i santi. Per quanto riguarda Fatima, ho letto con molta gioia ciò che è stato puntualizzato dall'allora cardinale Ratzinger e che è stato egregiamente raccolto in un volume del cardinale Bertone. Ho avuto dal magistero della Chiesa l'insegnamento di cui ho bisogno. Quello che è stato detto rappresenta veramente un cibo spirituale per tutti noi.

Eccellenza, lei ha seguito anche i primi anni di pontificiato di Paolo VI. Papa Montini lesse due volte lo stesso messaggio. E' così?

Sì, è così.

La prima volta a pochi giorni dalla sua elezione, il 27 giugno 1963; la seconda volta il 27 marzo 1965.

Anche questo l'ho dimostrato. Il 27 giugno 1963 ero, la sera, presso le suore delle Poverelle in via Casilina. Mi telefona monsignor Dell'Acqua. Non si trova il plico di Fatima. Replico che probabilmente si trova nello scrittoio denominato “Barbarigo”, perché appartenuto a San Gregorio Barbarigo e regalato a Papa Giovanni dal Conte della Torre. Papa Giovanni lo teneva caro, nella camera da letto, come una reliquia. Sia a destra che a sinistra c'erano cinque o sei cassetti. Più tardi Dell'Acqua mi telefona e mi comunica che il plico è stato ritrovato. Il 28 giugno Papa Paolo mi chiama e mi chiede chi ha dettato le righe sulla busta. Spiego che è stato il Papa stesso a voler segnalare le persone che hanno conosciuto il testo. “Papa Giovanni non le ha detto altro?”, mi domanda Paolo VI. “No, Santo Padre, ha lasciato ad altri la decisione”. “Anche io farò altrettanto”, risponde Papa Montini. Si richiude la busta e non se è più parlato.

Il 13 maggio 1967 Paolo VI andò a Fatima. Si racconda che suor Lucia incontrò a lungo il Papa, il che non risulta dalle immagini che abbiamo.

Io ero presente a Fatima, feci da cerimoniere al Papa. Prima di iniziare la messa, il Papa, già con la mitria in testa e il suo pastorale in mano, mi chiama: “Senta, alla fine della messa suor Lucia verrà al seggio papale. Lei sia presente e ascolti quello che dico io e quello che mi dice la suora”. Ho fatto questo. Il Santo Padre fu di una grande benevolenza e delicatezza verso la religiosa. Suor Lucia domandava una conversazione privata. Ma il Papa non parlava portoghese né Lucia l'italiano. “Suor Lucia dica tutto al suo vescovo: sarà come lo dicesse a me”, fu la conclusione di Paolo VI. In seguito si sparse la notizia che la carmelitana avesse visto a lungo il Papa. Telefonai a monsignor Pasquale Macchi, segretario particolare di Paolo VI, che per scrupolo interpellò il vescovo Paul Marcinkus, allora in America, e organizzatore dei viaggi pontifici. Marcinkus confermò che l'incontro tra Paolo VI e suor Lucia non avvenne. Il colloquio non ci fu, neppure nel pomeriggio a Fatima. Ciò non significa che sia stata una mancanza di riguardo di Paolo VI nei confronti di suor Lucia. Paolo VI pronunciò a Fatima un discorso mirabile, completato dai Papi che sono venuti dopo. E oggi sono felice di aver letlo il libro del cardinale Bertone che, a mio avviso, corrisponde perfettamente a quello che la semplicità di questa suora ci ha voluto rivelare, attraverso la sua vita e attraverso Maria. Dice la Madonna: “Fate quello che vi dice Gesù”. Oggi ci direbbe: “Fate quello che vi dice il vicario di Gesù e sarete tutti più tranquilli e nella pace”.