Intervista al nuovo Direttore dell’Osservatorio Astronomico del Vaticano

“La Chiesa non ha paura della scienza buona”, afferma

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TUCSON (ARIZONA), domenica, 27 agosto 2006 (ZENIT.org).- Padre José G. Funes (Córdoba, Argentina, 1963), gesuita laureato in teologia e dottorato in astronomia, da questo mese di agosto, come astronomo del Papa, dirige la Specola vaticana, l’Osservatorio Astronomico della Santa Sede, il più antico osservatorio al mondo.



Intervistato da ZENIT padre Funes ha detto che “un istituto come quello nostro, al servizio già di dieci Papi, è una chiara testimonianza che la Chiesa non ha paura della scienza buona, la scienza di qualità, ma che al contrario la promuove”.

Che orientamento vuole dare, come nuovo Direttore, all’Osservatorio Astronomico del Vaticano?

P. Funes: Innanzitutto ringrazio Dio e il Santo Padre per avermi chiamato a servire come Direttore di un’istituzione che gode di una tradizione e di un prestigio riconosciuti dalla comunità astronomica internazionale.

È una grande responsabilità quella di proseguire l’eccellente lavoro svolto da padre Coyne nei suoi 26 ani di direzione.

L’Osservatorio del Vaticano che mi appresto a dirigere gode di ottima salute come lo dimostra l’attività di ricerca scientifica, l’organizzazione di congressi scientifici internazionali, le scuole di dottorato per studenti di tutto il mondo e la promozione del dialogo scienza-fede.

La mia intenzione è quella di proseguire in queste attività che sono un segno della presenza della Chiesa nel mondo della scienza. Questa missione impossibile si rende possibile grazie all’aiuto insostituibile dei miei fratelli gesuiti.

Come gesuiti vogliamo servire il Santo Padre e la Chiesa lì dove possiamo essere più utili. Nel nostro caso, il nostro servizio è molto specifico. La nostra missione consiste nel camminare insieme ai nostri colleghi astronomi.

Vogliamo partecipare alla fatica della ricerca, all’entusiasmo e all’allegria delle scoperte scientifiche. Vogliamo imparare ogni giorno un poco di più sulle meraviglie dell’universo che narrano la gloria di Dio.

L’Osservatorio del Vaticano dobbiamo considerarlo a Castel Gandolfo o in Arizona?

P. Funes: L’Osservatorio del Vaticano è un unico istituto che consiste nella sede storica di Castel Gandolfo, dove si svolgono le analisi dei dati, le scuole e i diversi congressi. È un onore per noi essere ospiti nella casa del Papa. Siamo molto grati al Santo Padre per tutto il suo appoggio e speriamo di poter corrispondere, con il nostro lavoro, ad un privilegio così grande.

In Arizona abbiamo un gruppo di ricerca e il telescopio che utilizziamo per le nostre osservazioni. È importante per noi poter collaborare con il Dipartimento di astronomia dell’Università di Arizona, uno dei centri astronomici più prestigiosi al mondo. Alcuni di noi tengono delle lezioni in quell’Università.

Lei è specializzato in galassie a disco. Di che si occupa in sostanza il suo campo di studio?

P. Funes: Nell’anno 2000 ho terminato il mio dottorato in astronomia, presso l’Università di Padova, sul tema “Cinematica del gas nelle regioni centrali delle galassie a disco”. Tradotto in parole meno tecniche, la mia tesi presentava i risultati che abbiamo ottenuto “pesando” i buchi neri super massicci che si trovano al centro delle galassie a disco.

Negli ultimi anni ho lavorato sullo studio della formazione stellare nelle galassie più vicine, quelle che si trovano ad una distanza non superiore a 50 milioni di anni luce. La formazione stellare è un tema chiave per poter capire il processo di formazione ed evoluzione delle galassie.

Nel 2000 ho lavorato all’organizzazione di un congresso internazionale sulla formazione ed evoluzione delle galassie a disco, che l’Osservatorio vaticano ha organizzato presso l’Università Gregoriana di Roma. La nostra galassia, la Via lattea, è una galassia a disco.

Attualmente sto organizzando un altro congresso sullo stesso tema, in cui si discuteranno i risultati più recenti. Questo congresso si svolgerà anch’esso all’Università Gregoriana nell’ottobre del 2007.

Cosa dice agli astronomi che considerano incompatibile essere allo stesso tempo credente e scienziato?

P. Funes: Non solo agli astronomi, ma anche a tutti coloro che la pensano in questo modo, solitamente dico che non vedo alcuna contraddizione tra scienza e fede. Sì, credo che esistano delle tensioni, ma credo anche che è sano vivere delle tensioni perché ci aiutano a crescere.

Sono cosciente del fatto che vi sono stati contrasti e che ve ne saranno in futuro, ma non dobbiamo avere paura della conoscenza scientifica.

Un istituto come il nostro, al servizio già di dieci Papi, è un chiara testimonianza che la Chiesa non ha paura della scienza buona, la scienza di qualità, ma che al contrario la promuove.

Nel suo tempo libero si diverte a vedere film come “Guerre stellari”?

P. Funes: Sì, mi divertono, anche se non sono un fanatico di quel genere cinematografico.