Into Darkness - Star Trek

La forza di questo film spettacolare sta nella capacità degli sceneggiatori di mettere in luce i caratteri dei membri dell'equipaggio

Roma, (Zenit.org) Laura Cotta Ramosino | 4460 hits

Il capitano Kirk perde il comando dell’Enterprise per aver violato la Prima Direttiva della Flotta stellare, interferendo con lo sviluppo della civiltà di un altro pianeta per salvare la vita a Spock. Presto però dovrà tornare in prima linea perché la Federazione è minacciata da John Harrison, un misterioso terrorista, dotato di intelligenza e forza superiori… Dopo un attacco spietato che colpisce Kirk nei suoi affetti più cari, tutto l’equipaggio dell’Enterprise è coinvolto in una caccia all’uomo dagli esiti incerti e dai contorni oscuri…

Dopo aver rilanciato una delle saghe più longeve e amate della storia del cinema e della televisione americana, J.J. Abrams si concede un secondo appuntamento che non tradisce, anche grazie ad un efficace uso del 3D, le promesse di un intrattenimento spettacolare ma non privo di intelligenza e di cuore.

Dopo aver assistito alla formazione dell’equipaggio dell’Enterprise, e in particolare della coppia Kirk-Spock (il capitano umano spavaldo, coraggioso e indisciplinato, e il primo ufficiale mezzo vulcaniano logico e ligio alle regole), il cuore e la mente della nave, qui J.J. Abrams li mette a confronto con un avversario di prima grandezza, capace di mettere alla prova come non mai la loro forza e le loro debolezze.

Il misterioso John Harrison (cui dà volto e voce magistralmente l’inglese Benedict Cumberbatch, protagonista di una moderna versione di Sherlock Holmes e ora lanciatissimo anche al cinema) ha la statura dei migliori cattivi della storia del cinema: intelligente, manipolativo, senza pietà, ma non privo di un certo fascino. È una sorta di “arma vivente” destinata a mettere a nudo le contraddizioni della Federazione Planetaria, un organismo di pace che, però  di fronte alla minaccia sempre più concreta dell’impero Klingon, ha la tentazione di trasformarsi in qualcosa d’altro.

Il contrasto tra una vocazione di esplorazione pacifica (che è caratteristica dell’impostazione “umanistica” della serie originale, nata negli anni Sessanta) e la necessità di difendersi, che può facilmente trasformarsi in una tentazione di “guerra preventiva”, è il cuore di una storia in cui gli autori riecheggiano (forse addirittura fin troppo) quello che è diventato il più scomodo e irremovibile trauma della coscienza americana, l’11 settembre con tutte le sue conseguenze.

Into Darkness affronta la cosa senza perdere di vista la propria identità di blockbuster d’azione (in questo distinguendosi, del resto come il primo capitolo, dall’impostazione più filosofica del prototipo televisivo) e anzi procedendo a ritmo sostenuto tra spettacolari scontri spaziali, inseguimenti, scazzottate e dialoghi scoppiettanti fatti apposta per mettere in luce i caratteri dei membri dell’equipaggio: la riflessiva e tosta Uhura, l’impacciato Checov, il pignolo Scotty, il burbero McCoy.

J.J. Abrams e i suoi sceneggiatori sono particolarmente abili a rendere le dinamiche del gruppo (eredità di un comune passato nella serialità televisiva) e tra i singoli, si tratti dei battibecchi tra innamorati di Spock e Uhura, dei “soliti” contrasti tra logica e cuore di Kirk e Spock, o delle lamentele di Scotty su quello che succede alla sua nave quando si assenta per un giorno.

In queste scene lo spettatore prova la confortante sensazione di ritrovarsi in famiglia con un gruppo di personaggi che conosce bene, ma che sono sempre capaci di stupirlo andando oltre se stessi e regalando sorprese e segreti. Paradossalmente, la forza di un film spettacolare come Into Darkness sta più in questa comunità di caratteri che nella trama, che qua e là presenta qualche perdonabile incertezza.

Al solito, comunque, la fantascienza si presta, oltre che ad elaborare metaforicamente il dato della cronaca (con l’invito a saper reagire alla violenza con la meditazione della ragione piuttosto che con l’emotività della vendetta), anche ad una riflessione sulla capacità di sacrificio per l’altro che costituisce l’essenza di ogni rapporto affettivo, sia esso d’amicizia o d’amore. In questo sia Kirk che Spock hanno da imparare l’uno dall’altro: il capitano la capacità di assumersi fino in fondo la responsabilità delle sue azioni (qualcosa che implica, oltre al coraggio, anche la lungimiranza di riconoscere limiti ed errori), il primo ufficiale la possibilità di fronteggiare dolore, morte e perdita non “ritirandosi” dalla propria capacità di provare emozioni, ma abbracciandola fino in fondo.

In questo il film fa tesoro di quanto accaduto nel precedente episodio facendo di Spock, superstite alla fine del suo pianeta che non aveva potuto salvare, una sorta di reduce dell’Olocausto che sceglie la desensibilizzazione come unica via di sopravvivenza, salvo poi doversi comunque confrontare con l’incapacità tutta umana di regolarsi nello stesso modo.

La pellicola vive anche di una miriade di citazioni interne ed esterne alla saga (da Star Wars - prossimo progetto di Abrams - a K-19) e di una regia dinamica che però sa anche prendersi i suoi tempi nel seguire le emozioni dei personaggi come nell'esplorare le location (i pianeti, ma anche la Londra futuristica che, con il suo misto di vecchio e nuovo- sta per l'intero mondo terrestre) dando vita a un universo di racconti che, non abbiamo dubbi, riserverà ancora molte sorprese.

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Titolo Originale: Into Darkness - Star Trek
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Damon Lindelof basata sui personaggi creati da Gene Roddenberry
Produzione: Skydance Pictures/ Paramount Pictures/Bad Robot/Kurtzman-Orci
Durata: 134
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Zoe Saldana, Benedict Cumberbatch, Simon Pegg, Karl Urban, Anton Yelchin, John Cho, Alice Eve, Peter Weller, Bruce Greenwood 

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