Introvigne: "La sentenza di Colonia, un altro colpo alla libertà religiosa"

Il sociologo commenta il veto del Tribunale tedesco alla circoncisione maschile praticata per motivi religiosi

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ROMA, sabato, 14 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Dopo la dura presa di posizione dei rabbini europei e il ricorso al Tribunale Costituzionale tedesco del Consiglio Centrale dei Musulmani in Germania, sulla sentenza del Tribunale di Colonia che ha vietato la circoncisione maschile praticata per motivi religiosi interviene con una nota e un'intervista a Radio Vaticana anche Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa istituito dal Ministero degli Esteri e da Roma Capitale.

«Si tratta di un nuovo esempio di come molti tribunali e politici occidentali considerino la libertà religiosa come una tra le tante libertà e non come un diritto che ha certamente dei limiti ma è il pilastro su cui poggiano tutte le altre libertà, una verità faticosamente conquistata e che oggi dobbiamo difendere».

Sul merito, afferma Introvigne, «dobbiamo distinguere rigorosamente la circoncisione dagli atti che davvero mettono in pericolo l'integrità fisica e talora anche la vita delle persone, come l'escissione genitale femminile, una pratica vergognosa giustamente vietata, che è culturale più che religiosa ma che comunque nessun eventuale appello alla libertà di religione potrebbe giustificare. La circoncisione invece appartiene al nucleo essenzialissimo di diverse religioni e in millenni di storia nessuno ha seriamente sostenuto che comprometta l'integrità fisica».

«Non vorrei - ha proseguito Introvigne - che i tribunali cominciassero a sostenere che vanno vietate le cerimonie che inseriscono i bambini in una comunità religiosa prima che abbiano l'età per decidere autonomamente la loro adesione, un principio che evidentemente negherebbe punti essenziali della libertà religiosa delle famiglie e travolgerebbe anche il battesimo dei bambini praticato dalla Chiesa Cattolica e da numerose altre confessioni cristiane».

«Non dimentichiamo però - ha concluso il sociologo - che stiamo parlando di un grande Paese democratico e amico della libertà religiosa come la Germania. Non bisogna inventare i problemi in Paesi dove non esistono, o dove li risolve il buon senso. Se però davvero in Germania la normativa non è chiara e permette pericolose scorribande all'attivismo giudiziario, allora non resta che auspicare che, nella normale e pacifica dialettica tra i poteri dello Stato, intervenga a fare chiarezza il potere legislativo con una legge apposita».