Io me ne vado al Padre

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio

Roma, (Zenit.org) | 323 hits

Lettura

Gesù, dopo aver compiuto la sua opera di salvezza, ritorna al Padre; perciò dice ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Il Signore non allude alle sue apparizioni dopo la Risurrezione, ma alla presenza continua dello Spirito che rende efficace la salvezza. Per Giovanni, conoscere il Padre e colui che questi ha inviato, non riguarda il futuro, ma il presente. La nostra vita provvisoria, caduca, sfocerà nella vita eterna; eterna non solo perché non finisce mai ma perché è la vita piena, è Dio stesso, la cui visione è beatificante.

Meditazione

La Bibbia non vede le “ultime cose” (giudizio particolare e universale, paradiso, purgatorio, inferno) come avvenimenti lontani, ma come realtà che sono già presenti e danno un senso all’agire umano. Il nucleo fondamentale del messaggio di Gesù – secondo Matteo, Marco e Luca – è la predicazione del Regno di Dio che con Cristo diventa presente, legato alla sua persona e alla sua opera. La comunità dei credenti deve continuamente pregare affinché venga il Regno di Dio. La Parusia (cioè, la seconda venuta del Signore alla fine dei tempi) sta al termine, come un faro che proietta il suo potente fascio diluce fin nel presente quotidiano delle precarie e instabili vicende storiche. È quindi un avvenimento che sta al di fuori del tempo ma che lo orienta, lo rivaluta e lo consuma. In san Giovanni la forte tensione verso il futuro è quasi scomparsa. I verbi al futuro dei Vangeli Sinottici sono tradotti al presente per significare che la fine della storia è già un fatto di esperienza, pur nel pieno del suo corso. Il “domani” del tempo e della storia, però, può essere oggetto di attesa solo in quanto c’è stato e c’è un “oggi” di Cristo. Ora la coscienza che i tempi ultimi sono “già” iniziati, ma “non ancora” consumati, deve manifestarsi nella vita dei cristiani. Bisogna essere vigilanti nella preghiera, disposti a prendere la propria croce perché il male, anche se vinto in radice da Cristo, non cesserà di tentarci fino all’ultimo giorno. In questo modo un’autentica vita cristiana orientata al Cielo assume il significato di un “allenamento” e di un’abilitazione all’amore: noi siamo al mondo per imparare ad amare Dio.

Preghiera

«Signore Gesù, re della Gloria, vincitore del peccato e della morte, sei salito al di sopra dei cieli tra il coro festoso degli Angeli. Mediatore fra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell’Universo, non ci hai lasciati nella solitudine, ma ci hai preceduti nella dimora eterna, per dare a noi la serena fiducia che, dove sei tu, capo e primogenito, saremo anche noi, tue membra, uniti nella stessa gloria» (Prefazio dell’Ascensione del Signore I).

Agire

Durante la giornata dirò spesso: “Signore, aumenta la mia fede” in te che sei ritornato al Padre per prepararci un posto.

Meditazione del giorno a cura di monsignor Michele De Rosa, vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti, tratta dal mensile "Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ARTPer abbonamenti: info@edizioniart.it