Io sono la vite voi i tralci

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio

Roma, (Zenit.org) | 666 hits

Lettura

Il Vangelo riporta l’insegnamento di Gesù che si paragona alla vite, dicendo però di essere la “vite vera”. La società in cui viveva Gesù era dedita prevalentemente all’agricoltura e alla pastorizia. Per questo il Signore, per farsi capire, spesso parlava in parabole e con racconti che veicolavano il suo pensiero. La gente umile, ma desiderosa della salvezza, ripercorrendo la parabola o il racconto, poteva così ricordare l’insegnamento del Maestro.

Meditazione

Gesù dice ai suoi discepoli di essere la “vite vera” mentre il Padre è l’agricoltore. Di conseguenza chi non è unito strettamente a Lui, non porta frutto. Il cristiano deve “rimanere” nel Signore, cioè deve avere con Gesù una relazione personale. Soltanto così può fare il suo cammino di santità. Senza il Signore non possiamo fare nemmeno quel bene che vorremmo fare, non possiamo fare nulla. Nella vita si possono compiere opere grandiose, ma agli occhi di Dio esse non servono alla salvezza, se non sono state compiute in Cristo. Il poeta latino Ovidio, nelle Metamorfosi (VII, 2) scrive: “Video meliora proboque, deteriora sequor” (“Vedo le cose migliori e le approvo, ma seguo le peggiori”). Anche san Paolo sottolinea la debolezza della nostra umanità. “Io sento in me una forza, un pungiglione che mi porta al male, ma – aggiunge – la mia debolezza poggiata sulla grazia di Dio mi permette di fare tutto il bene che desidero fare”. La liturgia fa memoria oggi anche di san Giuseppe Lavoratore che con il suo lavoro assicurò una vita dignitosa alla Santa Famiglia. Il Vangelo lo definisce “uomo giusto”, disponibile cioè a compiere gioiosamente e fedelmente la volontà del Signore. Giuseppe è l’uomo dei sogni, è l’obbediente che accoglie integralmente la volontà di Dio; è l’uomo che sa “prendere con sé”, cioè sa prendersi davvero cura delle persone affidategli. Egli è un vero capofamiglia che aiuta Gesù e Maria a realizzare la loro vocazione. 

Preghiera

O san Giuseppe, che a Nazareth hai conosciuto la dignità e il peso del lavoro, accettandolo in ossequio alla volontà del Padre e per contribuire alla nostra salvezza, aiutaci a fare del lavoro quotidiano un mezzo di elevazione; insegnaci a fare del luogo di lavoro una “comunità di persone”, unita dalla solidarietà e dall’amore; dona a tutti i lavoratori e alle loro famiglie, la salute, la serenità e la fede; fa’ che i disoccupati trovino presto una dignitosa occupazione e coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera possano godere di un lungo e meritato riposo. 

Agire

Oggi mi impegno a leggere e meditare il capitolo 15 del Vangelo di san Giovanni, in cui Gesù esorta i suoi discepoli a “rimanere” sempre in lui, consapevoli che solo così si può essere apostoli, testimoni e missionari del suo amore.

Meditazione del giorno a cura di monsignor Michele De Rosa, vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it