Israele e la Terra Santa: c'è ancora molto da scoprire

Se n'è discusso in un incontro promosso da New Gate Tours Italia presso l'Università Europea di Roma

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 407 hits

In occasione dell’Anno della Fede, il New Gate Tours Italia, in collaborazione con l’Università Europea di Roma (UER) e con l’Ufficio Nazionale del Turismo Israeliano, ha promosso una serata conviviale alla scoperta della Terra Santa.

L’evento, tenutosi lo scorso 20 giugno, presso l’UER, è stato accompagnato da un buffet a base specialità israeliane e da uno spettacolo di danze tradizionali della Terra Santa.

Come ha ricordato il direttore tecnico di New Gates Tours Italia, Patrizia Barattelli, il pacchetto offerto dall’agenzia per la Terra Santa è un viaggio di poco più di una settimana, comprendente tutti i luoghi nevralgici della culla spirituale della religione cristiana: Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, il lago di Tiberiade, il Monte Tabor, Tel Aviv.

Particolare importanza ha rivestito il pellegrinaggio organizzato da New Gate dal 26 aprile al 3 maggio scorso, culminato in un convegno tenuto al Notre Dame Center di Gerusalemme, dedicato a tematiche socio-demografiche in una lettura comparativa fra Israele e Europa.

“È quasi superfluo sottolineare quanto importante sia la dimensione del ‘viaggio’ nell'esperienza spirituale cristiana – ha detto Barattelli -. Sappiamo tutti dalla liturgia che la Chiesa è per definizione pellegrina. Per cui, il pellegrinaggio rappresenta un cammino verso luoghi ad alta intensità spirituale, da cui è presumibile che il turista-pellegrino potrà tornare con una gamma di ricordi e di esperienze profondamente gratificanti e rinnovatrici”.

Un conto è “immaginare quei luoghi sacri”, altra cosa è “vedere direttamente con i propri occhi e respirare, per così dire, l’atmosfera peculiare che essi ancora conservano per i fedeli”, ha aggiunto la direttrice di New Gate.

È poi intervenuto il rettore della UER, padre Paolo Scarafoni LC, che ha rievocato alcuni dei momenti salienti del pellegrinaggio di aprile-maggio, riflettendo poi su alcuni aspetti culturali e religiosi della terra d’Israele e il valore che essi hanno per il pellegrino.

“Israele ha una lunga storia che, in parte, è anche la nostra storia – ha spiegato padre Scarafoni -. In tutto ciò questo paese svolge un ruolo ancora importante”.

Il rettore dell’UER ha poi suggerito la lettura della trilogia su Gesù di Nazaret di Benedetto XVI, in cui, in particolare nel secondo volume, “è visibile la verità di Cristo, a partire dallo sfondo di Israele”, senza il quale è difficile comprendere la personalità e l’umanità di Cristo.

Compiere un pellegrinaggio in Terra Santa è un’esperienza affascinante, anche quando, a volte, i luoghi appaiono un po’ diversi da come il pellegrino li immagina prima di partire. La Via Crucis a Gerusalemme, ad esempio, si effettua “in mezzo ad una gran confusione” e in una “realtà indecifrabile”, ovvero nel via vai caotico di un centro storico cittadino, tuttavia, ha commentato padre Scarafoni, “sbaglia chi voglia ‘mettere a posto’”, questo scenario disordinato e lontano dalla convenzionale misticità silenziosa che si addice a molti luoghi sacri.

I successivi interventi di alcuni docenti e ricercatori della UER hanno posto l’accento in particolare sugli aspetti più strettamente sociali e culturali del paese.

Il prof. Paolo Sorbi, docente di Teoria e Metodologia della Ricerca Sociale, presso la Facoltà di Psicologia, ha raccontato di una terra che combina in modo esemplare “tradizione e modernità”, caratterizzata, a differenza della maggior parte dell’Occidente, da una forte crescita economica e da una piena occupazione giovanile.

Inoltre, nonostante la ben nota situazione di perenne conflittualità, “il popolo israeliano, assieme a quello svizzero, è considerato il popolo più sereno”, ha aggiunto il docente.

Maria Medici, collaboratrice del prof. Sorbi, ha ricordato quanto siano importanti il “dialogo interculturale” e lo “scambio reciproco”, anche nella ricerca di carattere genuinamente culturale.

La prof.ssa Renata Salvarani, ricercatrice presso la Facoltà di Storia dell’UER, ha invece sottolineato il ruolo fondamentale di Israele nella comprensione della storia occidentale in generale e, più in particolare, della storia delle religioni.

Ha chiuso il dibattito, Mariagrazia Falcone, direttore dell’ufficio stampa e pubbliche relazioni dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo, facendo riferimento ai numeri del turismo in Israele, dove almeno il 50% delle presenze straniere sono strettamente legate alla finalità del pellegrinaggio.

Falcone ha infine accennato a un progetto del Ministero della Pubblica Istruzione, che consentirà a migliaia di studenti liceali di recarsi a Gerusalemme e di visitare lo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, che commemora gli ebrei vittime dell’antisemitismo e che ricorda i “Giusti tra le nazioni” che hanno soccorso i fratelli ebrei nelle difficoltà.