Italia-Cina: un binomio possibile anche nel cinema

A colloquio con Airaldo Piva, responsabile europeo del colosso asiatico Hengdian Group, produttore del film "33 Postcards", in concorso al Fiuggi Family Festival

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di Luca Marcolivio

FIUGGI, lunedì, 30 luglio 2012 (ZENIT.org) – Uno dei film in concorso che ha più incuriosito il pubblico e la critica del V Fiuggi Family Festival è stato 33 Postcards. Co-produzione cino-australiana, la pellicola ha già partecipato a 4 festival in Australia, 3 in Cina e 2 negli USA.

La proiezione a Fiuggi, tenutasi sabato scorso, ha rappresentato l'anteprima assoluta in Europa. Una grossa soddisfazione anche per Airaldo Piva, managing director per l'Europa di Hengdian Group (HG), azienda cinese attiva in settori che vanno dall'elettronica al farmaceutico, fino, appunto, alla cinematografia.

È stato proprio HG a produrre 33 Postcards, che Piva ha tenuto a presentare proprio nel contesto della kermesse fiuggina, per i suoi contenuti inerenti la famiglia, “sia pure secondo l'angolatura di culture diverse dalla nostra come l'australiana e la cinese”.

HG è uno dei più grossi colossi industriali asiatici, ha un fatturato annuo di 6 miliardi di dollari, si compone di circa 200 aziende e dà lavoro a circa 50mila persone.

In campo cinematografico HG può vantare i più grandi studioscinematografici di tutta l'Asia (“alcuni dicono del mondo”, afferma Piva): uno spazio di 400 ettari, utilizzato da registi e produttori di tutto il mondo, che ha permesso la riproduzione di scenari epici a sfondo storico come la Città Proibita del XVI secolo e la Hong Kong del XIX secolo. Ogni anno glistudios di HG attirano circa dieci milioni di turisti.

Tra gli obiettivi del colosso asiatico c'è ora quello di realizzare una co-produzione con l'Italia, sulla scia del sodalizio cino-australiano che ha dato vita a 33 Postcards, “una tipologia di co-produzione Oriente-Occidente che rappresenta un ottimo business model che, secondo me dovremmo seguire”, ha detto Piva in conferenza stampa, aggiungendo, a tal proposito, che “ci sono tre progetti su cui già stiamo discutendo con produttori e registi italiani”.

La Cina, secondo il responsabile europeo di HG, rappresenta un terreno fertile per l'Italia anche in campo cinematografico e potrebbe addirittura fornirne il volano per un rilancio a livello internazionale.

I cinesi, infatti, “sono intenzionati ad esportare il loro modello culturale nel mondo e le loro case di produzione vogliono collaborare con registi stranieri. Un'opportunità – ha affermato Piva – anche per il cinema italiano da un po' di anni stagnante, specie a livello internazionale”.

“I nostri film – ha continuato il produttore – raramente varcano i confini, anche a livello finanziario, pertanto l'opportunità cinese, anche se non è la panacea di tutti mali, va presa in considerazione”.

Le affinità tra Italia e Cina non sono un fatto puramente commerciale: come ha spiegato a Zenit, Airaldo Piva, “non è retorica ribadire che vi siano affinità notevoli tra i due paesi, “dalla famiglia, all'importanza che si dà al cibo, fino ai valori etici”. Le affinità tra i due paesi sono anche di carattere storico “come del resto dimostra la storia del padre missionario Matteo Ricci”, ha osservato il produttore.

“Sarò di parte ma mi sembra che la Cina nutra un forte interesse e una forte simpatia, purtroppo questo interesse non è sempre così ricambiato. Nel settore cinematografico, purtroppo le nozioni dei cinesi, non per colpa loro, si fermano a Fellini e a Mastronianni, agli anni '60-'70”, ha aggiunto Piva.

Oggi, tuttavia, secondo il responsabile europeo di HG, è il momento propizio per invertire la parabola discendente del cinema italiano e in Oriente “c'è la volontà di realizzare qualche buon prodotto assieme a noi”. Un scoglio è rappresentato dalle barriere culturali tra noi e la Cina ma “con un po' di umiltà si possono superare tutti gli ostacoli”, ha concluso il produttore.