Jannis Kounellis: un'arte "povera" che guarda all'Assoluto

Ritratto dello straordinario artistico contemporaneo che sarà ospite, venerdì 25 gennaio, nella Chiesa degli Artisti per il progetto "Una Porta verso l'Infinito"

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1234 hits

Pittore, scultore, guru della cosiddetta “arte povera”, Jannis Kounellis, artista greco di nascita, ma italiano di anima, è considerato uno dei geni dell’arte contemporanea.

Venerdì 25 gennaio, Kounellis sarà ospite a Roma nella Basilica di Santa Maria in Montesanto-Chiesa degli Artisti, dove, intervistato dal nuovo direttore di RaiNews Monica Maggioni, inaugurerà i “Frammenti di Bellezza” della seconda edizione di Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto a cura dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma

La rassegna, che per il 2013 ha come tema Il Tutto nel frammento, prevede infatti una serie incontri nei qualigrandi artisti contemporanei, espressione di una specifica forma d’arte (letteratura, musica, cinema, teatro, arti figurative, architettura, danza), raccontano la ricerca dell’Assoluto attraverso il loro percorso artistico. 

Jannis Kounellis nasce al Pireo nel 1936, ma già vent’anni dopo abbraccia la cultura e le tradizioni della tanto amata Italia, trasferendosi a Roma  per completare la sua formazione presso l'Accademia delle Belle Arti. Proprio nella Capitale inizia a muovere i primi passi nel mondo dell’arte allestendo, poco più che ventenne, la sua prima mostra personale dal titolo L’alfabeto di Kounellis.  

Già allora viene notata l’originalità della sua arte che, astratta e fluttuante, accompagna il pubblico in un percorso fatto di pura energia narrativa. Si susseguono le mostre, in Italia e all’estero, in cui Kounellis sviluppa una ricerca costante di forme espressive che guardano all’arte non solo nell’ottica dell’estetica, ma della creazione.

Dalla pittura passa alla scultura non disdegnando alcun tipo di materiale: dal caffè in polvere alle brandine, dai sacchi di juta alle macchine per cucire, fino alla realizzazione di installazioni dove vengono utilizzati animali vivi. È rimasta infatti alla storia la sua opera più celebre, Cavalli, dove espose dodici cavalli vivi in una galleria privata, dando un taglio radicale alla tradizionale comunicazione e fruizione dell’arte.

A Roma, Kounellis realizza nel 2007 “Sipario”, il cancello dell’orto monastico della basilica di Santa Croce in Gerusalemme e, nel 2009, dà vita ad un'installazione site specific nella basilica dei Santi XII Apostoli per la rassegna del Vicariato di Roma 40 concerti nel giorno del Signore. Ovvero dodici sedie in cerchio su cui erano posti sacchi di juta ricolmi di pietre, avvolti in teli bianchi annodati, che attorniavano due putrelle adagiate a terra a forma di croce.

In occasione del sessantesimo anno di sacerdozio di Benedetto XVI, nel 2011, partecipa anche alla mostra Lo splendore della verità, la bellezza della carità, omaggio di sessanta artisti contemporanei al Pontefice.

Dietro l’Arte “povera” ma dirompente, di Kounellis c’è sempre un racconto, una messa in scena di un testo teatrale incorniciato da immagini e sculture attraverso le quali lo spettatore può percepire una realtà viva e pulsante.

In ogni creazione dell'artista greco è viva la ricerca dell’Assoluto, di qualcosa che va al di là della natura umana e che opera una profonda “rivoluzione” nell’animo di chi assiste. Come avvenne allo stesso artista davanti alla Madonna di Tiziano: l’opera sconvolse la sua sensibilità al punto da decidere di “naturalizzarsi” italiano, perché – affermò – “non era possibile non aderire ad una cultura capace di dar vita a tanta bellezza”.

“Ho deciso di venire in Italia e diventare italiano – racconta Kounellis in una vecchia intervista televisiva – per questa attrazione, non so se perversa o amorosa con la Madonna di Tiziano, un’opera per me rivoluzionaria perché ritrae una Madonna fatta di carne che manca di quella ideologia, del dogmatismo di una icona bizantina”.

“Non posso immaginare, oggi come oggi – aggiunge – ad una civiltà liberale senza la Madonna di Tiziano. E quando la vidi per la prima volta pensai: ‘non si può non aderire a questa cultura che fa nascere un’opera così tremendamente rivoluzionaria”.