Kateri Tekakwitha, la prima santa amerindia

Benedetto XVI ha firmato il decreto di canonizzazione di una pellerossa convertitasi nel 1676

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ROMA, lunedì, 20 dicembre 2011 (ZENIT.org) – È stata la prima amerindia a venire beatificata e, a breve, sarà anche la prima santa. Tra i decreti di canonizzazione firmati ieri da papa Benedetto XVI, spicca quello per Caterina Tekakwitha, pellerossa vissuta nel secolo XVII.

Nata ad Osserneon, nei pressi dell’attuale New York, nel 1656, Caterina era figlia di un irochese pagano e di una algonchina cristiana. All’età di quattro anni il suo volto rimase sfigurato dal vaiolo che le procurò anche un grave indebolimento della vista.

Rimasta orfana, venne affidata alle cure di uno zio che le diede il nome di Tekakwitha, ovvero “colei che mette le cose in ordine”.

Ricevette il battesimo da adulta, all’età di vent’anni, il giorno di Pasqua del 1676, in seguito all’incontro con un gruppo di missionari francesi che le imposero il nome di Kateri (Caterina). La sua conversione scatenò le ire dello zio, costringendola alla fuga presso l’attuale Montreal sotto l’ala protettiva della Missione di San Francesco Saverio.

Prima ancora del battesimo, Kateri aveva consacrato il suo corpo a Dio, facendo un voto di castità che, poco prima della morte, divenne un voto di verginità.

Per il resto della sua breve vita, la beata nativo-americana si sottopose a molte penitenze, trascorrendo lunghe ore di preghiera, anche all’aperto, nelle giornate più gelide del lungo inverno canadese. La sua conversione al cristianesimo non fu condivisa dalla sua tribù originaria da cui, per questo motivo, subì vessazioni e persecuzioni di ogni tipo.

Il giorno della sua morte, avvenuta il 17 aprile 1680, scomparvero miracolosamente i segni del vaiolo e il suo volto apparve bellissimo. Le sue ultime parole, poco prima di spirare furono: “Gesù, ti voglio bene”. Molti malati guarirono prodigiosamente dopo aver assistito ai suoi funerali.

Kateri Tekakwitha è stata beatificata da papa Giovanni Paolo II, il 22 giugno 1980, dopo un processo canonico durato 96 anni.