Kenya: la Santa Sede condanna gli attacchi contro due Chiese

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha parlato di un atto inqualificabile

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 2 luglio 2012 (ZENIT.org) – Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi S.I., ha condannato la violenza “inqualificabile” perpetrata ieri, domenica 1 luglio, contro due chiese cristiane in Kenya, che ha provocato almeno 16 vittime e decine di feriti.

Granate e colpi d’arma da fuoco hanno colpito i fedeli che partecipavano alla liturgia domenicale nella città di Garissa, nel nord-est del Kenya, vicino al confine con la Somalia.

Gli assalitori hanno preso di mira la cattedrale cattolica e una chiesa appartenente alla congregazione Africa Inland Indipendent Church. A lanciare gli attacchi è stato un commando composto da sette persone, che ha agito a volto coperto ed era diviso in due piccoli gruppi.

Padre Lombardi ha descritto i sanguinosi attacchi come “un fatto orribile e molto preoccupante”.

“Sembra infatti – ha dichiarato il gesuita - che fra i gruppi terroristi l’attacco ai cristiani riuniti la domenica nei loro luoghi di culto diventi un metodo considerato particolarmente efficace per la diffusione dell’odio e della paura”.

Il portavoce vaticano ha definito “la viltà della violenza” contro “persone inermi riunite pacificamente in preghiera” come “inqualificabile”.

Ha poi lanciato un appello ad essere vicini alle vittime, sottolineando che “occorre riaffermare e difendere decisamente la libertà religiosa dei cristiani e opporsi ad atti irresponsabili che alimentino l’odio fra le diverse religioni”.

Padre Lombardi ha auspicato infine “un’azione efficace per una soluzione stabile ai problemi tragici della Somalia, che si riflettono nella regione”.

Anche il Consiglio supremo dei musulmani del Kenya ha condannato con fermezza il gesto e ha chiesto rispetto per i luoghi di culto. Le autorità del Kenya nutrono sospetti sui miliziani del movimento estremista somalo al-Shabaab.

Contattato dall’agenzia Fides, anche il vescovo della diocesi di Garissa, monsignor Paul Darmanin, si è espresso oggi sull’accaduto. “Non penso che si tratti di un problema religioso, ma di una reazione per mettere in imbarazzo il governo di Nairobi per quello che l’esercito keniano sta facendo in Somalia contro gli Shabaab”, ha detto il presule, che ha definito le chiese e la comunità cristiana “soft target”, cioè bersagli facili da colpire.

“Gli Shabaab avevano minacciato rappresaglie per le operazioni condotte dall’ottobre 2011 dall’esercito del Kenya in Somalia - ha proseguito il vescovo -. Ora che l’esercito di Nairobi ha accresciuto la pressione su Chisimaio, la loro ultima roccaforte nel sud della Somalia, gli Shabaab hanno aumentato le minacce di colpire in territorio keniano”.

Mons. Darmanin ha anche ricordato che Garissa non è lontana dal confine con la Somalia, un “confine facilmente attraversabile nonostante il governo stia facendo del suo meglio per controllarlo”.