Kiko Argüello e i 5.000 giovani pronti ad "andare e fare discepoli"

Dei 45.000 presenti all'incontro di Rio, 3.000 ragazzi e 2.000 ragazze hanno risposto "sì" alla chiamata per la vita consacrata e l'evangelizzazione in Asia, alla presenza di cinque cardinali e oltre 70 vescovi

Rio de Janeiro, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 2916 hits

L'immagine più bella dell'incontro del Cammino Neocatecumenale a Rio de Janeiro è Kiko Argüello che canta Una gran señal davanti a circa 45.000 persone che agitano le bandiere di tutto il mondo. Un fotogramma suggestivo che sembrava realizzare la profezia di Isaia (Is. 66, 18 ss.): "Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue, essi verranno e vedranno la mia gloria”. Dei tre milioni di pellegrini venuti nella metropoli carioca per la Giornata mondiale della gioventù circa centomila appartenevano al Cammino Neocatecumenale. “La vostra presenza - ha detto Kiko -  è stato un segno per tutto il mondo che la Chiesa è viva e i giovani, con Cristo, sono una parola di speranza davanti a tutti i conflitti economici e sociali". 

Venuti da ogni parte del globo - 10.000 erano solo gli italiani - i giovani neocatecumenali si sono radunati nel pomeriggio di lunedì 29 luglio per l'immancabile appuntamento vocazionale.  A presiedere l’incontro, mons. Orani Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro. Insieme con lui ‘abbracciavano’ l’immensa folla di pellegrini i cardinali Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, George Pell, arcivescovo di Sidney e Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo. Presenti anche 27 vescovi del Brasile e una quarantina di presuli provenienti da Danimarca, Olanda, Belgio, Portogallo, Spagna, Italia, Israele, Libano e Stati Uniti. 

L’evento si è svolto secondo lo schema tradizionale: presentazioni, processione dei sacerdoti con la Madonna (questa volta era la Vergine del Santuario della Penha, patrona di Rio de Janeiro), Liturgia della Parola, annuncio del kerygma, chiamate vocazionali. Unica novità: la presentazione del canto "nuovo", ovvero un "alleluja" di acclamazione al Vangelo sulla base del Resurrexit della Sinfonia degli Innocenti. 

Il luogo scelto per l'appuntamento era il Rio Centro, la grande struttura multifunzionale alla periferia della città, che il giorno prima ha ospitato l’incontro di Papa Francesco con i volontari della Gmg. Per quanto l'organizzazione del Cammino avesse pensato a tutto nel minimo dettaglio, il centro presentava alcuni limiti, innanzitutto poter ospitare solo una cifra "contenuta" di gente; il che ha fatto sì che circa 35.000 persone seguissero l'incontro dall'esterno con i maxischermi. 

Probabilmente si era sottovalutata l'affluenza. Ormai però si dovrebbe sapere che quando Kiko si muove tutti i ragazzi e le ragazze appartenenti al Cammino lo seguono. In parte per gratitudine di aver permesso loro di incontrare Gesù Cristo attraverso l’ispirazione di un "itinerario di formazione cristiana valido per i tempi moderni", come lo ha definito Giovanni Paolo II. In parte per ascoltare il kerygma, la "buona notizia" che Argüello non smette mai di predicare fino a perdere il fiato. 

C’è poi la chiamata vocazionale ad attirare questi giovani, ovvero confermare quel "si" a Dio per abbracciare la vita consacrata o il seminario, diventando "generosi testimoni dell'amore di Cristo". All’incontro di Rio ce ne sono stati ben 5.000 di questi “sì”, 3.000 dei ragazzi e 2.000 delle donne, la maggior parte offertasi per partire in missione nell’Est del mondo.

Il Cammino ormai ci ha abituati ai grandi numeri: l’incontro di Rio ha replicato l’enorme flusso di “alzate” già visto tre anni fa a Plaza de Cibeles, a Madrid. Ma cos’è che spinge questi giovani a compiere un gesto per certi versi estremo? Davvero si può ridurre tutto ad una “prassi” Neocatecumenale, ad una euforia data dalla circostanza o addirittura ad un plagio psicologico?

I volti commossi, liberi, raggianti, della moltitudine di giovani in ginocchio davanti ai vescovi del mondo, in attesa di una benedizione, dichiaravano il contrario. Piuttosto volevano dire grazie a Cristo offrendosi a Lui e ricambiando quel dono totale che Egli ha fatto di sé “per salvarci e mostrarci l’amore e la misericordia di Dio” come ha detto Papa Francesco. E, come affermava il Santo Padre nella Messa a Copacabana del giorno prima, questi ragazzi e ragazze hanno dato così “ossigeno” alla “fiamma viva della fede”, vincendo la paura che gli impedisce “di andare e portare Cristo in ogni ambiente”.

Tutto ciò – ha commentato il cardinale Schönborn a ZENIT - “è semplicemente il segno che il Signore è risorto, che è Lui che conduce la sua Chiesa con tanta misericordia e con una vitalità che ci sorprende sempre di più”. E questo "ci riempie di speranza", ha risposto il cardinale O'Malley, perché "ci mostra un futuro in cui ognuno di questi ragazzi sarà un testimone per il proprio paese".

Il “campo della fede che è in ognuno di noi” si è dunque lasciato fecondare grazie alla “stoltezza della predicazione” di un ex pittore spagnolo che, a più di 70 anni, gira il mondo per annunciare la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Perché oggi, “in una società secolarizzata, dove le donne vengono uccise, i bambini bruciati”, dove l’uomo ha ascoltato “la catechesi del demonio che dice che il Signore non è buono perché ti limita e ti castra”, la notizia di un Dio crocifisso per la nostra salvezza può realmente cambiare l’esistenza.

Allora è urgente quella che i Papi hanno chiamato nuova evangelizzazione e che Francesco ha sintetizzato nella costante esortazione ad “uscire” per andare in quelle “periferie dell’esistenza” che vivono senza l’amore di Gesù Risorto. Come in Asia, ad esempio, dove "milioni di uomini, sotto il comunismo, la miseria, la povertà, sono condannati a non conoscere Dio" ha sottolineato Kiko.

“Molta gente è morta, senza vita” ha affermato invece mons. Orani Tempesta intervenendo dopo la lettura del Vangelo; “noi pertanto siamo chiamati ad annunciare la parola che porta le persone a Cristo Risuscitato”. Quando infatti “si accoglie Gesù nella propria vita accadono grandi segni” ha proseguito l’arcivescovo, e la Giornata mondiale della gioventù lo ha dimostrato, dando “l’opportunità di udire Cristo, di ascoltare seduti ai piedi di Cristo e professare la fede in Cristo resuscitato e resuscitare con Lui”.

“Il Signore – ha concluso - ci invita a questa esperienza di resurrezione di aprire sempre più i nostri cuori a Lui e allo stesso tempo ci manda ad annunciare, perché ha bisogno di persone che donino la propria vita per vivere pienamente il proprio battesimo, senza paura di andare controcorrente”.

Sostanzialmente il messaggio che anima il Cammino da quasi mezzo secolo. “Tutti gli uomini hanno diritto a ricevere gratuitamente l'amore di Cristo” ha ribadito infatti Kiko. Per questo l’itinerario Neocatecumenale si offre come fucina di evangelizzatori pronti a partire ovunque e in qualunque condizione. “Solo qualche settimana fa”, ha riferito l’iniziatore, “abbiamo inviato itineranti in Paraguay, Honduras, Seychelles” e più di sessanta famiglie sono partite in Cina come “frutto della grazia dello Spirito Santo”. Ma non finisce qua: “Dobbiamo obbedire alla Vergine che ci ha detto che bisogna inviare ventimila sacerdoti in Cina, Laos, Viêt Nam, Cambogia ecc” ha detto Kiko, aggiungendo che proprio di questo parlerà al Pontefice nell’udienza privata fissata in questi giorni in cui lui, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi incontreranno il Successore di Pietro.

Vedendo e vivendo eventi del genere riecheggia la voce tonante del Beato Giovanni Paolo II quando parlò di un terzo millennio dedicato all’evangelizzazione dell’Asia o quando definì il Cammino Neocatecumenale - allora una realtà semisconosciuta ancora non approvata dalla Santa Sede - uno “strumento per la nuova evangelizzazione”, in un momento, come ha ricordato Kiko, in cui “non avevamo neanche idea di cosa fosse una nuova evangelizzazione”. Evidentemente lo sguardo del quasi Santo Wojtyla si sta rivelando sempre di più profetico.