L'1 ed il 2 novembre. Vivere di Cielo

Il giorno di Ognissanti e della commemorazione dei Defunti ci ricordiamo che la nostra vita terrena è una tappa verso un qualcosa di più grande

Roma, (Zenit.org) Luigi Mariano Guzzo | 423 hits

Un giorno un’amica mi disse: “Io non sono credente, ma spero che mio padre, dopo tante sofferenze, nella sua nuova dimensione stia davvero bene”. In effetti è l’attesa di ogni donna e di ogni uomo, una vita dopo la morte in cui riscattare il dolore e le angosce della terra. E l’1 ed il 2 novembre, i cristiani celebrano proprio questa speranza. Che è poi la gloria della Resurrezione.

Alla mia amica non credente intendo così rispondere.

«Vedi, cara, lo spero anche io che tuo padre stia adesso davvero bene. Ed anzi, ne sono più che convinto. Il mio essere cristiano comincia proprio da un sepolcro scoperchiato. E’ quella pietra rotolata via ad indicarmi la misura dell’amore. A farmi dire: sì, io credo! Ed è una professione di fede che ripeto oggi a gran voce: io credo che Cristo è il io mio liberatore, perché non c’è liberazione più grande che quella dalla morte e dal peccato.

Ma non pensare che la fede sia semplicemente un sollievo dalle umane tribolazioni; è invece una proposta di autentica vita umana. Dal giorno in cui i miei genitori hanno per me chiesto il battesimo nella comunità dei credenti in Cristo, sono cominciate le mie olimpiadi della santità. Vale a dire: con la grazia del sacramento sono chiamato a gareggiare nella carità, nelle opere e nel servizio. Ad essere, in altre parole, campione di santità.

Tu, da non credente, penserai che termini come grazia, sacramento, santità non ti appartengono. Ma ti sbagli. Perché la mia santità, da cristiano, tocca –o almeno dovrebbe toccare- pure la tua vita. Ti spiego subito che cosa voglio dire. Siamo abituati a pensare ai santi come gente più di là che di qua. Ma in realtà essere santi significa vivere in maniera speciale un’esistenza ordinaria. E quindi, impegnarsi nella società civile per il bene comune, portare serenità, gioia e speranza, guardare al mondo con ottimismo, cambiare la realtà circostante … La santità quindi è a servizio di tutti, credenti e non.

Oggi e domani, noi cristiani facciamo memoria di quanto sia stupendo essere santi. Ci ricordiamo che la nostra vita terrena è una tappa verso un qualcosa di più grande e che alle nostre vanità è sempre meglio preferire il Paradiso.

Ed è davvero bello, poterti dire, che nella mia fede tuo padre vive già di Cielo. Stai tranquilla che quando dico “vive di Cielo” mi riferisco proprio al “vivere” come lo intendiamo noi, finanche nella carnalità. Cristo non lascia “morire” niente di tutto ciò che è bello e buono, compreso il corpo, il centro della nostre relazioni umane e sociali. Noi risorgiamo in anima e corpo. E da risorti il nostro sarà sempre un corpo fisico, però non corruttibile dal tempo e dal male (per questo lo si chiama “corpo trasfigurato”). E’ il grande mistero della Resurrezione della Carne. Inoltre, per la Comunione dei Santi, nella vita e nella morte, in terra ed in cielo, siamo sempre uniti in un abbraccio eterno alle persone che amiamo e che ci amano.

L’eternità non è la proiezione di un tempo che non ha fine. Tutti noi viviamo attimi che vorremmo non passassero mai, che cristallizzano le nostre emozioni. Ecco, l’eternità è la gioia di questi attimi

Ne sono sicuro, cara: Lassù, come in un banchetto tra amici, si sta davvero bene. Tuo padre sta davvero bene. Ed è felice, con tutti i nostri santi defunti che nel viaggio verso la vita eterna ci hanno preceduto». In una lettera, insomma, il significato dell’1 e del 2 novembre.