L'8 per mille nella Geografia dell'Italia Cattolica

Un libro come strumento di riflessione anche sui legami tra tassazione e religiosità

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di Antonio D’Angiò

ROMA, domenica, 13 novembre 2011 (ZENIT.org).- “Geografia dell'Italia Cattolica” di Roberto Cartocci edito da Il Mulino a luglio di quest’anno, è uno di quei libri che lasciano stupiti per come i numeri e i grafici riescano a far comprendere immediatamente la realtà, ben oltre la razionalità e complessità dei metodi statistici sottostanti.

L'autore analizza, partendo dai dati provinciali, quattro indicatori: 1) l'incidenza di matrimoni civili sul totale dei matrimoni (anno 2006); 2) l'incidenza dei nati fuori dal matrimonio sul totale dei nati (anno 2006); 3) l'incidenza degli studenti non avvalentisi dell'Insegnamento della Religione Cattolica (anno 2006/07); 4) le scelte dell'otto per mille a favore di soggetti diversi dalla Chiesa cattolica (anno 2004).

Su questi quattro indicatori costruisce un indice di secolarizzazione (inteso in questo testo come recessione della pratica religiosa cattolica) che in maniera chiara evidenzia come nel nord tale indice assume valori sistematicamente più alti di quelli raggiunti nel sud con linea netta di demarcazione nella direttrice Roma – Ascoli.

Qui si tralascia l'analisi di dettaglio fatta da Cartocci, ordinario di Scienze Politiche all’Università di Bologna, su ogni singolo indicatore e le conclusioni alle quali perviene nello sguardo d’assieme, fornito dall’interpretazione dell’indice di secolarizzazione.

Ci si concentra, invece, su quanto emerge rispetto ad un solo indicatore, cioè la destinazione dell'8 per mille, un poco per non disperdere lo spazio dell'articolo su molti temi e numeri ed un poco perché, a parare di chi scrive, questo indicatore esprime in maniera interessante il legame tra cittadinanza civile e identità religiosa.

Partendo dalla dichiarazione dei redditi del 2004 emerge che, su poco più di 40 milioni di dichiarazioni presentate (che non sono comunque di tutti i cittadini), quelle che avevano una scelta valida dell' 8 per mille sono state poco oltre i 16 milioni, con un incidenza, quindi, del 40%.

Pertanto, 6 italiani su 10 non hanno espresso alcuna indicazione sulla dichiarazione dei redditi.

Così la ripartizione di dettaglio in termini percentuali partendo dai circa 16 milioni: i) l'89,8% alla Chiesa cattolica; ii) il 7,7% allo Stato; iii) l'1,4% alla Chiesa evangelica valdese; iv) il restante 1,1% diviso tra comunità ebraiche, evangeliche, ecc..

Se si concentra l'attenzione sulla ripartizione regionale della destinazione dell'8 per mille alla Chiesa Cattolica, si possono distribuirle in quattro gruppi:

7 regioni la cui percentuale varia dal 96,8 al 93,3: Puglia, Calabria, Campania, Sicilia, Molise, Basilicata, Abruzzo. 7 regioni la cui percentuale varia dal 92,1 all’88,4: Sardegna, Marche, Umbria, Lombardia, Veneto Trentino e Lazio. 5 regioni la cui percentuale varia dall' 85,6 all’84: Piemonte, Friuli, Valle D'Aosta, Liguria e Toscana. E poi l'Emilia Romagna con il 78,2% che si differenzia in maniera netta dalle altre.

Quindi, gruppi e sottogruppi di regioni che possono dirsi omogenee dal punto di vista storico – geografico si concentrano, sostanzialmente, intorno a valori percentuali ben circoscritti.

Per quanto riguarda invece la destinazione dell’8 per mille alle altre confessioni, da rilevare che il valore più elevato si trova in Piemonte (7,3% delle scelte valide) per una storica presenza della Comunità Valdese.

Inoltre, passando all’approfondimento dei dati provinciali, da evidenziare che la provincia con la % più alta di destinazione dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica è Vibo Valentia con il 97,9% mentre quella con la più bassa è Ravenna (con il 69,1%).

Infine, volendo dare uno sguardo al confronto tra valori assunti dalla provincia del capoluogo e le altre provincie della regione, Torino e Roma sono quelle che si differenziano maggiormente rilevando circa otto punti percentuali in più per i capoluoghi in termini di indice di secolarizzazione.

Concludendo, quindi, un libro certamente da leggere e da studiare ma soprattutto da guardare per quelle belle carte geografiche multicolori che danno il senso profondo anche di un divario non solo economico tra il nord ed il sud Italia.