L’aborto di persone disabili non è un diritto

L’associazione ‘Cristiani per servire’, contraria a un progetto di legge in materia

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di Antonio Gaspari




ROMA, martedì, 6 gennaio 2009 (ZENIT.org).- C’è un progetto di legge, il n. 1279, che dovrebbe ratificare per l’Italia la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, riconoscendo così l’aborto di persone disabili come un diritto. Ma l’associazione “Cristiani per servire” si oppone e ha presentato una petizione alle Presidenze della Camera e del Senato.

In una intervista rilasciata a ZENIT, Franco Previte, Presidente dell’associazione “Cristiani per servire” ha denunciato il piano di ratificare la convenzione, senza apportare gli opportuni cambiamenti.

Approvata dall’ONU nel dicembre 2006 la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, presenta, secondo il Presidente di “Cristiani per servire”, alcune proposte interessanti quali nell’art. 1 “il godimento di tutti i diritti umani” e il fatto che la disabilità “include coloro che presentano menomazioni fisiche e mentali di lunga durata” ,“nell’interazione con varie barriere”.

Nell’art. 3, inoltre, “nel rispetto per la dignità intrinseca” e “la non discriminazione”, viene invocato “il rispetto per la differenza e l’accettazione della disabilità”, impegnando in questo modo i Paesi contraenti – tra cui anche l’Italia - “ad adottare appropriate misure legislative” (art. 4).

“Ma la nostra associazione - ha sottolineato Previte -  all’unanimità non approva: gli articoli 23 e 25, in cui di fronte ad una situazione di imperfezione del feto od ‘altro’, si possa avvallare od includere metodologie di sterilizzazioni, l’aborto, l’eutanasia, la selezione e limitazione delle nascite”.

“Proposte che offendono la dignità della persona”, ha spiegato il Presidente di “Cristiani per servire”, precisando che “sono inoltre in contrasto con l’art. 10 dove viene garantito il diritto inalienabile alla vita”, con l’art. 15 “dove nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici” e con l’art. 16 “dove si protegge ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”.

“Se queste ‘enunciazioni’ venissero applicate – ha rilevato Previte – potrebbe accadere che tutti i disabili, specie gli handicappati psichici, potrebbero essere sterilizzati o subire forme di eutanasia e quindi sarebbe loro negato non solo il diritto alla nascita ma anche alla vita”.

Per questi motivi l’associazione ha inoltrato il 3 gennaio una petizione ai Presidenti di Camera e Senato “onde valutare, nella ratifica che il Parlamento ed il Governo si accingono a varare in merito alla ‘Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità’ ai sensi dell’art. 47 di porre emendamenti al fine di apportare precise riserve così da escludere ogni riferimento all’aborto, sia come diritto che come modalità e metodo della salute riproduttiva”.

Per riconoscere “il termine giuridico di handicappato mentale con emendamento (art. 47) e adottare norme migliorative in favore della malattia mentale (art. 4)”.

In particolare “Cristiani per servire” chiede di conoscere se l’Italia, quale Stato aderente all’ONU e Parte Contraente nella “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, intende “inoltrare un emendamento e “riconoscere il termine giuridico di handicappato mentale in base all’art. 47, ma come recita l’art. 4 ad adottare norme migliorative in una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica che l’Italia deve applicare a parziale modifica”.

Previte incoraggia infine il Governo italiano a richiedere all’ONU la indizione di una “Giornata Mondiale sulla Salute Mentale”.