L'aborto non è mai la soluzione!

In Argentina la Corte Suprema di Giustizia lo autorizza in caso di violenza

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BUENOS AIRES, giovedì, 15 marzo 2012 (ZENIT.org) - "L'aborto non è mai la risposta", ha ricordato la Chiesa riguardo alla decisione della Corte Suprema di Argentina per cui le donne che siano state violentate, normali o insane, possono ricorrere all'aborto senza autorizzazione giudiziaria, o senza la paura di subire una sanzione penale.

La Corte Suprema Argentina ha confermato, martedì 13 marzo, con una sentenza votata all'unanimità, che non è punibile l'aborto in casi di stupro e che non è necessario ricorrere ai tribunali per ottenere l'autorizzazione giudiziaria in tal senso.

L’Alta Corte del paese, la cui giurisprudenza è vincolante per i tribunali di grado inferiore, ha confermato, sempre martedì 13, una sentenza della Corte Superiore di Giustizia della provincia meridionale di Chubut, che nel marzo 2010 ha autorizzato l'aborto di un’adolescente di 15 anni, rimasta incinta dopo aver subito una violenza dal suo patrigno.

"Quando una donna è incinta, non si parla di una vita, ma di due", ha sottolineato il Comitato permanente della Conferenza Episcopale Argentina nella sua dichiarazione dal titolo, appunto, "Non una vita, ma due".

Si legge nel testo del 23 agosto 2011: "Vogliamo ascoltare, seguire e comprendere ogni situazione, assicurando sia che tutte le parti interessate siano custodi della cura della vita; sia che il bambino e la madre siano rispettati senza cadere in scelte false”.

Intanto, l'arcivescovo di La Plata, monsignor Hector Aguer, ha avvertito, nelle loro colonne regolari, il "pericolo incombente: ovvero la possibilità di arrivare al punto che l'aborto venga legalizzato attraverso i tribunali".

Il presule ha infatti ricordato come si riproponga la stessa situazione avvenuta negli Stati Uniti: “Molti di voi ricorderanno la famosa sentenza Roe vs Wade con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha iniziato questo percorso di legalizzazione dell'aborto".

"Succede ora, qui in Argentina – ha aggiunto – che la Segreteria del Ministero per i Diritti Umani ed il Centro di Studi Giuridici e Sociali insieme al Centro per la Promozione e Difesa dei diritti sessuali e riproduttivi, hanno chiesto alla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, una sentenza che convaliderebbe quella della Corte Superiore di Chubut, nel marzo 2010, la quale ha autorizzato l'aborto su una minorenne al quinto mese di gravidanza”.

In realtà, ha dichiarato tristemente il vescovo: “Tutto ciò ha portato all'assassinio di quel bambino pochi giorni dopo la sentenza".

Mons. Aguer ha insistito, inoltre, nel dire: "Ora queste istituzioni che ho citato stanno chiedendo all'Ufficio della Corte Suprema di confermare quella decisione. Questo rimedio è diventato un rimedio astratto, perché il fatto è già accaduto”.

“Tuttavia, questa è il ‘grimaldello’ con cui una sentenza della Corte può aprire le porte alla legalizzazione dell'aborto. A quanto pare, la Corte ha già deciso la sua auto condanna", ha concluso l’Arcivescovo. Fonti giudiziarie, citando il quotidiano La Nacion, affermano, infatti, che la Corte entrerà in giudizio in questo caso.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Salvatore Cernuzio]