L’Adorazione eucaristica perpetua, base per le attività di ogni parrocchia

Intervista a monsignor Michele Placido Giordano, Arciprete di Mistretta

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ROMA, venerdì, 10 novembre 2006 (ZENIT.org).- “La prima cosa che ogni parrocchia dovrebbe fare è dare il primato alla preghiera ed aiutare le persone a pregare, ha detto in un intervista a ZENIT,  monsignor Michele Placido Giordano, Arciprete di Mistretta, che ha promosso l’Adorazione Eucaristica Perpetua.


 
A Mistretta, uno dei centri storici meglio conservati della Sicilia,  quasi a metà strada fra Messina e Palermo, si trova la chiesa del Santissimo Salvatore, una delle 14 chiese d’Italia dove si svolge l’Adorazione eucaristica perpetua.
 
Come mai nella vostra comunità, non grandissima ma molto vitale, ad un certo punto avete deciso di iniziare l’Adorazione perpetua?
 
Monsignor Giordano: Perché ritengo che la prima cosa che le parrocchie devono fare è quello di insegnare a pregare. E quindi è una scelta di fondo, un pilastro che tutto regge. Fatta questa scelta il cammino è segnato, bisogna offrire alla gente lo spazio dove ritrovare se stessa. Ero impressionato quando andando in giro, vedevo cristiani che andavano a scuola di meditazione dai buddisti. Allora ho riflettuto sul fatto che noi cattolici non facevamo abbastanza per insegnare a pregare alla gente.

Da qui ho sempre incoraggiato l’Adorazione eucaristica, prima tutte le settimane, poi ogni mese prolungata fino a mezzanotte, in certe occasioni tutto il giorno, finché non è arrivata, come dono di Maria, subito dopo il Giubileo, la scelta di fare l’Adorazione perpetua.  Abbiamo iniziato il 13 dicembre del 2004 proprio quando ricorreva il XVII centenario del martirio di  Santa Lucia. Da allora è partita l’Adorazione eucaristica perpetua, notte e giorno, che adesso va avanti da sé.
 
Alcuni dicono che è già faticosa un'ora di Adorazione di tanto in tanto, quindi neanche si pensa più alla possibilità dell’Adorazione perpetua.
 
Monsignor Giordano: Anche a Mistretta all’inizio c’erano perplessità, adesso la convinzione della gente è assoluta, e si vede che è Gesù che conduce la comunità. Bisogna avere coraggio. L’importante è partire. Quando si compiono azioni in nome e per Gesù, poi è Lui che le porta avanti. Bisogna avere fede. I modi in cui le opere si realizzano sono i più misteriosi. A volte come sacerdote vorrei chiedere qualcosa in più alla comunità ma non trovo il coraggio, poi succede che coloro che vanno all’Adorazione tornano con risorse più abbondanti di quanto avrei potuto immaginare.
 
La preghiera e l’affidamento a Dio ottengono quello che umanamente sembra impossibile. Ci fu un momento, per esempio, che volevo chiudere la televisione “TeleMistretta”, perché non ero in grado di garantirne il bilancio. Una parrocchiana allora mi disse di non chiuderla, ma di affidarmi al Signore. Da allora sono passati 16 anni ed i mezzi sono sempre arrivati.
 
Qual è il numero minimo di persone per garantire l’Adorazione perpetua? E come si svolge?

Monsignor Giordano: Ci vogliono almeno 24 persone al giorno per garantire l’Adorazione perpetua, una per ogni ora, 168  per una settimana. Ovviamente le stesse persone ruotano di settimana in settimana. Seguendo l’organizzazione che fa capo a Padre Alberto, essa è strutturata in quattro fasce orarie di 6 ore; per ogni ora c’è un capitano d’ora che è il responsabile  e che trova le soluzioni quando per motivi diversi qualcuno manca.
 
Durante il giorno la chiesetta dove si svolge l’Adorazione è molto frequentata, durante la notte l’Adorazione assume un fascino particolare, è intima e bellissima. Vedo tanti giovani che prima di ritirarsi, anche a tarda sera passano a parlare con Gesù. Le chiese che fanno l’adorazione eucaristica perpetua sono 14 in Italia, due in Sicilia, una è a Mistretta.  Si tratta di un esperienza da promuovere ovunque sia possibile.
 
Quali sono i frutti di questa intensa attività di preghiera?
 
Monsignor Giordano: Tantissimi. Adesso pubblicheremo un libro con le testimonianze di un anno di Adorazione eucaristica. Tantissime le Grazie. Una ragazza aveva deciso di abortire, abbiamo pregato e, attraverso il locale Movimento Per la Vita, l’abbiamo convinta a non farlo. Poi però la sua volontà traballava, siamo tornati in chiesa a pregare e alla fine questo bambino è nato: si chiama Karol, e ora è sostenuto insieme alla mamma dal “Progetto Gemma”.
 
All’inizio dell’Adorazione monsignor Ignazio Zambito, il Vescovo di Patti, ci aveva chiesto di pregare per le vocazioni. Abbiamo fatto diventare centrale questa intenzione nella nostra preghiera e siamo lieti di sapere che il seminario della diocesi di Patti che aveva sei seminaristi, quest’anno ha visto altri nove candidati al sacerdozio.
 
Molti sostengono che non c’è tempo per fare l’Adorazione, che in parrocchia ci sono già tante cose di cui occuparsi….
 
Monsignor Giordano: Non è che facendo l’Adorazione trascuriamo le altre attività, l’Adorazione moltiplica il tempo e ci dà l’energia per le altre attività parrocchiali. L’Adorazione fa germogliare tante nuove e più proficue attività. Nella nostra parrocchia, per esempio, insieme all’Adorazione, trasmette 24 ore su 24 la Televisione Telemistretta, funziona la Radio Interparrocchiale, è attiva la casa della carità “Madre Teresa di Calcutta” per l’accoglienza dei fratelli bisognosi e stiamo cercando di fare ripartire il centro giovanile.
 
Tutto questo prende grande giovamento dall’Adorazione. La preghiera, soprattutto l’Adorazione, è la radice della vitalità di ogni persona e della comunità. Noi dobbiamo permettere alla radice di espandersi. Inoltre per gli impegni ecclesiali più importanti, quelli in difesa della vita e della famiglia, la preghiera ci permette di trovare forza e ispirazione.
 

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Successivamente ZENIT ha posto una domanda sullo stesso argomento ad Angela Provenzale, ingegnere, madre di 5 bambini e Presidente del “Movimento per la Vita” di Mistretta, che insieme al marito Marco Faillaci è animatrice della seguitissima “Festa per la Vita”.

Qual è il legame tra la difesa della vita e l’Adorazione eucaristica?”
 
Angela Provenzale: Noi crediamo tanto all’Adorazione. Lo dico per esperienza. Mio marito ed io siamo adoratori notturni, anche se nell’ultimo anno avendo avuto una gravidanza ho diradato la mia presenza. Il primo anno dell’Adorazione perpetua nel 2004 c’è stata la battaglia del referendum sulla legge 40, e l’Adorazione è stato il punto di forza, non solo per Mistretta ma per l’intera diocesi di Patti.
 
Insieme alla diocesi abbiamo organizzato otto incontri pubblici. Avendo il lavoro più la famiglia con 4 bambini (adesso 5), mi chiedevo come potessi trovare il tempo anche per l’Adorazione, invece l’Adorazione mi ha dato la forza per affrontare con serenità ogni cosa.

Il miracolo è stato nel trovare la fiducia e la speranza che tutto si poteva fare e che stavamo facendo qualcosa che non era solo per noi, ma che stavamo lavorando per affermare la bellezza della vita umana e la necessità che sia rispettata sempre e ovunque.
 
In uno degli ambiti del IV Convegno Ecclesiale di Verona si è discusso della fragilità umana. Io credo che dobbiamo guardare all’uomo e alle sue fragilità, ma nel caso della fase iniziale della vita umana, questo mondo sembra non esserci, questa visione non è immediata, questa forma è in divenire, così come nell’Eucaristia c’è il corpo e il sangue di Cristo, ma non si vede, allora l’Adorazione ci ha aiutato a credere, a vedere in Dio il volto dell’uomo.
 
In questo modo la chiesetta dove svolgiamo l’Adorazione eucaristica è diventata una sorta di monastero laico dove ci si dà il cambio per pregare, c’è una rilevanza comunitaria e personale perché, in quelle due ore della settimana in cui si fa l’Adorazione, si assapora il tempo di Dio.