L'adozione agli omosessuali? Sarebbe uno "shock di civiltà"

Lo ha detto mons. Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in appoggio alle reazioni dei vescovi alle dichiarazioni di Hollande

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di Giuseppe Brienza

ROMA, lunedì, 27 agosto 2012 (ZENIT.org).- Il rifiuto del matrimonio tra persone dello stesso sesso non è, come ha recentemente sancito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, una violazione delle leggi anti-discriminazione. All’inizio di quest’anno la Corte di Lussemburgo, garante della tutela della CEDU, cioè della “Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali” (1950), si è così espressa trattando del caso di una coppia di lesbiche francesi che, legate da un “Patto di Solidarietà Civile” (PACS), si erano lamentate per l’impedimento nel loro Paese ad adottare un bambino. Infatti, la CEDU è entrata in vigore in Francia già dal 1974.

Anche la Corte di Giustizia dell’Unione europea (quella con sede a Strasburgo) ha più volte sanzionato negli ultimi anni il governo di Parigi perché, pur permettendo la legge francese l’adozione da parte dei “singles”, la nega invece alle coppie omosessuali.

Appena eletto il presidente socialista François Hollande ha quindi annunciato che, a breve, la possibilità di adottare sarà introdotta anche nell’ordinamento della Francia, per le coppie omosessuali legate con i PACS.

Oltre alle reazioni di alcuni osservatori che hanno fatto ironicamente notare come il partito di Hollande, nella materia della tutela dei “gay”, si sia finalmente convertito all’“europeismo” (con lui segretario, infatti, al referendum sulla “Costituzione europea” del 2005 una buona parte del PSE fece apertamente campagna contro il Trattato e, alla fine, più del 60 per cento dei socialisti votarono per il "no"), le critiche più severe all’annunciato provvedimento sono giunte dallaConferenza episcopale francese (CEF), in particolare dall’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, primate delle Gallie e membro della “Commissione sociale” della CEF e dal cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigie presidente della Conferenza episcopale transalpina.

Il nuovo responsabile del Pontificio Consiglio per la Famiglia, mons. Vincenzo Paglia, in un’intervista rilasciata a Radio Vaticana il 16 agosto, ha fornito il suo pieno appoggio alle posizioni di critica espresse dai due porporati, in un clima di profonda polemica nei loro confronti suscitata da gran parte dei media francesi. «Sento di essere solidale con la Conferenza episcopale francese – ha dichiarato l’arcivescovo che, dal giugno scorso ha sostituito il cardinal Ennio Antonelli alla presidenza dell’organismo vaticano -, con il cardinale Vingt-Troische esorta a pregare perché i bambini crescano con un padre una madre: perché poi di questo si tratta. E ha ragione il cardinale Barbarinnel dire che parlare di matrimonio gay vuol dire uno shock di civiltà. Nessun vuol negare i diritti individuali: assolutamente no! Ma il matrimonio è un’altra cosa, e la famiglia nasce dal matrimonio» (intervista a cura di Benedetta Capelli, bollettino della Radio vaticana, 16 agosto 2012, http://it.radiovaticana.va/radiogiornale14.asp).

Mons. Paglia ha poi denunciato quella «sorta di moda culturale che parte dall’esaltazione assoluta dell’individuo», che a suo avviso costituisce proprio la radice dell’attuale crisi, «perché quando si incomincia a distruggere il “noi” che trova nella famiglia la sua prima cellula – ha concluso -, mettiamo in crisi la stessa struttura della società».