L'adozione per la nascita

Scienza & Vita: per gli embrioni crioconservati è una possibilità di vita

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ROMA, domenica, 25 novembre 2012 (ZENIT.org) – “Parlando di adozione per la nascita, questi due giorni di lavori rappresentano un significativo punto di partenza per una riflessione su una tematica che ci interroga tutti e a cui è impossibile sottrarsi”, così Lucio Romano, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita ieri al termine del X Congresso nazionale. 

“L’adozione per la nascita (Apn) è tema di particolare attualità e dall’indubitabile valenza etica, giuridica e legislativa, e vorremmo evitare che se ne parli in maniera conflittuale. Apriamo a una dialettica inclusiva e non esclusiva, nell’assoluto riconoscimento della dignità della vita umana già nella sua primissima fase di embrione”, conclude Lucio Romano. 

La seconda giornata congressuale è stata dedicata al biodiritto, in cui autorevoli giuristi hanno analizzato e discusso attualità e prospettive dell’Apn. 

Ferrando Mantovani, Ordinario Emerito di Diritto penale, Università di Firenze: “La crioconservazione è un’anomalia, una disumanità e una mostruosità. E’ un dato di realtà però che la crioconservazione viene praticata. Per cui, di fronte a ciò, l’alternativa è tra il lasciar morire per decorso del tempo l’embrione o altrimenti procedere all’adozione per la vita perché possa vivere la propria vita prima nell’accogliente grembo di una madre e poi come neonato e come uomo”. 

Andrea Nicolussi, Ordinario di Diritto Civile, Università Cattolica di Milano: “La legge 40 non vieta l’adozione di embrioni e anzi, direi, lo spirito della legge ne è a favore perché una crioconservazione sine die non può corrispondere al principio della dignità umana. Inoltre l’adozione dell’embrione potrebbe essere vista come una buona alternativa alla fecondazione eterologa, giustamente vietata dalla legge perché costituisce una simulazione di filiazione naturale e introduce una genitorialità asimmetrica nella coppia.

Essa infatti crea artificialmente una genitorialità esclusivamente legale, scissa da quella biologica, in un coniuge e una genitorialità sia biologica sia legale nell’altro coniuge, con ovvi problemi sia nei rapporti di coppia sia nei rapporti genitoriali. Invece l’adozione degli embrioni unisce la coppia nella solidarietà verso il concepito abbandonato, offrendogli una chance di vita e una famiglia”.

Luciano Eusebi, Ordinario di Diritto Penale, Università Cattolica di Milano e consigliere nazionale Scienza & Vita: “La generazione di embrioni non può dirsi liberalizzata. Restano fermi i principi della legge n. 40/2004, secondo cui, da un lato, s’intende privilegiare la qualità delle tecniche di PMA piuttosto che l’agire attraverso la moltiplicazione degli embrioni coinvolti, mentre, dall’altro lato, si vuole che a ogni embrione generato sia offerta la possibilità, ove ne sia idoneo, di procedere nella sua vita.

Ferma l’esigenza di evitare quanto più possibile la generazione di embrioni che non vengano immediatamente trasferiti, vi è semmai la necessità di garantire, oggi, che tali embrioni siano effettivamente crioconservati: evitando che siano semplicemente lasciati deperire, perdendosi ogni riscontro della loro generazione.

Ciò premesso, la ratio morale dello stesso congelamento e del successivo «scongelamento» di embrioni è la prospettiva che l’embrione generato in vitro ma non immediatamente trasferito in utero possa, nondimeno, in futuro, procedere nella sua esistenza: per cui l’unico destino conforme alla sua dignità è quello che rende possibile, attraverso la disponibilità all’«adozione» da parte di una donna, lo svolgersi della sua vita".