L’afgano Abdul Rahman, simbolo della libertà religiosa

A Roma il convertito salvato dall’esecuzione per mancanza di prove

| 385 hits

ROMA, lunedì, 3 aprile 2006 (ZENIT.org).- L’appello di Benedetto XVI per salvare la vita di Abdul Rahman, che rischiava di essere condannato a morte per essersi convertito dalla religione musulmana al cristianesimo, è stato decisivo, come ha spiegato l’interessato dopo essere giunto a Roma.



In seguito un tribunale afgano ha archiviato la causa contro Rahman, che ha ricevuto un’offerta di asilo in Italia. L’afgano salvato dalla pena capitale è arrivato a Roma il 29 marzo e si trova sotto la protezione del Ministero dell’Interno italiano, in un luogo segreto.

La richiesta del Papa includeva un appello al rispetto della libertà religiosa in tutto il mondo. L’appello è stato sostenuto con vigore da monsignor Felix Machado, sottosegretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

In un’intervista rilasciata a ZENIT prima che l’Italia concedesse l’asilo a Rahman, monsignor Machado aveva rivelato di essersi mobilitato per suscitare gesti di solidarietà con l’afgano a livello mondiale, coerentemente con la missione della Chiesa di promuovere la libertà di religione.

Monsignor Machado ha sottolineato che la libertà religiosa è un tema che va oltre il recente caso verificatosi in Afghanistan.

“Sono in molti a soffrire per l’oppressione religiosa – ha detto il funzionario vaticano –. La liberazione di Rahman è una buona notizia. Non è un caso isolato, e può aiutare a diffondere buone notizie e ad aiutare altri a pensare con più apertura a questi temi”.

Machado ha affermato che si tratta di un appello alla gente di buona volontà a promuovere il diritto di ogni essere umano a scegliere e a praticare la propria religione.

“Se le limitazioni possono venire da gruppi che cercano di imporre le loro idee agli altri, la soluzione deve venire invitando la gente a dialogare”, ha osservato.

“Il dialogo si basa sulla costruzione della fiducia… molte volte quando non c’è dialogo non c’è fiducia – ha aggiunto –. E quando non c’è fiducia, la gente non ascolta. E quando la gente non ascolta, i pochi che vogliono imporre il proprio punto di vista tendono a prevalere, e questo è triste”.

Il sottosegretario ha anche ricordato un messaggio di Giovanni Paolo II in cui il Papa diceva che le religioni non dovrebbero essere ostacoli sul cammino della pace e non dovrebbero essere annoverate tra i problemi, ma mostrare di essere vere soluzioni pacifiche.