"L'amore è morire per l'altro, come il martire Valentino è morto per Cristo"

Intervista a suor Roberta Vinerba, teologa impegnata nella evangelizzazione di giovani ed adolescenti

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 1016 hits

Rifuggire dalla pubblicistica contemporanea, che ha ridotto la celebrazione di San Valentino a una “melassa indigesta di sentimenti inutili e nauseanti”, per riaffermare “l’amore robusto e virile” che la Croce indica a tutti coloro che si amano. È questo il messaggio di Roberta Vinerba, suora francescana della Diocesi di Perugia, docente di teologia morale e direttrice della scuola di teologia “Leone XIII”. Suor Roberta, autrice di alcune pubblicazioni sul tema delle relazioni affettive ed impegnata da anni nell’evangelizzazione di giovani ed adolescenti, alla vigilia di San Valentino ha parlato a ZENIT dell’amore fra fidanzati in un’ottima cristiana. Amore che si fa dono e fedeltà, contro l’idea perversa per cui si è liberi nella misura in cui si rifuggono i legami.

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Viviamo un’epoca di passioni travolgenti ma spesso estemporanee. In un contesto del genere, come fa ad educare le giovani coppie ad abbracciare il “per sempre”?

Suor Roberta: Risalendo la strada del cuore. Tutto intorno a noi ci parla di precarietà: le famiglie d’origine spesso sono spezzate, le case non si trovano oppure hanno prezzi inaccessibili, il credito per “mettere su casa” è sbarrato, il lavoro ormai per definizione se c’è, è precario. Sono con-cause di una causa più grande che è radicata nel cuore dell’uomo: la paura del legame, l’idea che si è liberi nella misura in cui si rifuggono i legami. Un’idea perversa della libertà sta alla radice della diffusa precarietà esistenziale. Occorre allora aiutare i giovani a risalire dal pensiero unico che spesso assorbono acriticamente, fino alle “ragioni del cuore”, interpretando le vere domande che sono di fedeltà, di “per sempre”, di esclusività, per attrezzarsi a vivere conseguentemente. Insomma prendere sul serio l’esperienza: dalle emozioni, interpretarle secondo i criteri di coscienza che soggiacciono alla coltre che il pensiero unico, pulsionale e individualista, stende su di essi.

I giovani di oggi, costantemente sollecitati da input sessuali, come si relazionano al tema della castità?

Suro Roberta: Pudore e castità sono termini pressoché universalmente sconosciuti e, se conosciuti, lo sono in maniera negativa, cioè come l’ambito dei “no”, dei divieti che mortificano l’amore e negano la felicità. Dobbiamo riconoscere che è mancata, e ancora oggi è decisamente deficitaria, un’evangelizzazione dell’amore umano che liberi le persone da un’idea moralistica e falsa del messaggio cristiano e le apra alla totalità dell’amore come bellezza e libertà: libertà che accade solamente nel legame definitivo che salva l’unicità e l’esclusività. Significa prima di tutto rendere ragione della natura sponsale del corpo, delle categorie della promessa, del dono, dell’identità (pudore) e della relazione (castità). Dio è amore che affascina, la persona che ama è trascinata anch’essa dalla bellezza per la bellezza: annunciare la via ardua della castità, quando lo si fa in questa ottica, è un’esperienza stupenda: i ragazzi accolgono desiderosi questa novità e si mettono in cammino.

Quando affronta certe tematiche come fa a coniugare dolcezza e rigore? Non potrebbe prevalere solo uno dei due aspetti, con il rischio o di veicolare un messaggio non aderente alla verità oppure di rendersi incomprensibile?

Suor Roberta: Trovo che la Deus caritas est di Benedetto XVI sia una guida eccezionale per raggiungere questo equilibrio. L’amore è sempre espressione della verità, ed essa è una persona: Gesù Cristo Crocifisso, somma misericordia. Quando pensiamo che il Vangelo pretenda troppo e lo limitiamo in qualche parte che riteniamo ostica per i giovani, allora rompiamo questo equilibrio e diciamo, indirettamente, che il Vangelo è irrealizzabile e contrario alla felicità umana. Affermiamo anche che siamo mediocri e che le alte vette della santità, cioè della piena riuscita umana, non siano per noi. Questa non è misericordia, questo è abbassare la verità e l’amore alle nostre piccinerie. Bisogna credere che l’amore ha un’intelligenza che si impone da sola nel dialogo con la coscienza. Non bisogna ridurre il Vangelo alla ristrettezza del nostro cuore, fatto questo è davvero semplice annunciare la verità nella carità. Ai miei corsi è molto comune l’esperienza di giovani che vengono e che sono lontani dalla Chiesa e che poi cominciano un cammino di conversione, affascinati dal progetto bello e impegnativo del Vangelo.

Cos’è l’eros per un cristiano?

Suor Roberta: Per usare le parole di Benedetto XVI: l’eros è quella forza che non permette all’amante di rimanere in se stesso ma lo spinge ad unirsi all’amato (Messaggio per la quaresima 2007). L’Eros è Cristo Crocifisso: “Quale più ‘folle eros’ di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?” (Ibidem). Nella natura sponsale del corpo, nella differenza sessuale, vi è la scaturigine di questa uscita da sé che avviene nella forma della promessa per giungere alla pienezza della comunione. L’amore erotico è comprensibile veramente solo a partire dalla Croce del Signore che manifesta il mistero delle relazioni trinitarie di dono e di accoglienza, di uscita da sé per il totale dono all’altro che è tutto accoglimento.

Nei suoi libri mette in guardia da un fenomeno tipico di oggi, quello che definisce “liquidità del confine dei generi sessuali”…

Suor Roberta: L’amore erotico è relazione tra un io che ha una identità definita, (un auto-possesso) e che al contempo si definisce nell’apertura (relazione) ad un tu, anch’egli capace di identità. Perché vi sia amore erotico non basta l’intenzione affettiva, emotiva, la sincerità psicologica, ma è necessaria la differenza sessuale e una chiara identità sessuale perché la nostra persona (unità di corpo e di spirito) è strutturata fin dai cromosomi entro la categoria del maschile e del femminile. L’identità sessuale attraversa tutta la persona nei suoi valori fisici, psicologici, spirituali. Negare questa differenza capace di reciprocità, ed introdurre la categoria gender, multi-gender, post-gender e queer (ovvero l’arco semantico della teoria gender che afferma che il carattere sessuale del corpo è irrilevante per la propria identità psico-sessuale e che non vi è un orientamento eterosessuale prevalente o normativo), mina alle radici la possibilità stessa della relazione. C’è un pensiero unico che vuole imporre questa teoria come verità assoluta e che sta dilagando, complici lobby potenti che vogliono riscrivere l’uomo a colpi di maggioranze parlamentari. Occorre aiutare le persone a ritrovare la razionalità cercando di mostrare l’irragionevolezza di questa teoria, di illustrarne i presupposti occulti ed anche le logiche conseguenze a cui porta qualora se ne sviluppano le premesse.

Quali parole utilizzerebbe per sintetizzare il messaggio della festa di San Valentino?

Suor Roberta: L’amore è volontà di morire per l’altro, come il martire Valentino è morto per Cristo. Chi riconosce in questo la verità dell’amore, festeggia davvero questo giorno che, altrimenti è solo una melassa indigesta di sentimenti inutili e nauseanti. Auguro a tutti coloro che si amano, di rifuggire dalla pubblicistica melensa di questo giorno e entrare nella sapienza della Croce che è la bellezza dell’amore robusto e virile che sostiene ogni amore vero.