"L'Amore è ormai fra noi fino alla fine dei tempi"

Omelia di monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, nella Messa della notte di Natale

Carpi, (Zenit.org) | 772 hits

Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia tenuta da monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, nella messa della notte di Natale, nella chiesa di San Giuseppe Artigiano a Carpi.

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L’Evangelista Luca inserisce la nascita di Cristo in una cornice storica solenne e grandiosa. Ricorda che essa avvenne al tempo dell’Imperatore Cesare Augusto. Questi aveva posto fine ad una guerra civile che, per circa 100 anni, aveva devastato l’Impero romano. In ricordo della conquistata pace fece edificare un grande altare, che esiste ancora oggi: l’ Ara Pacis Augustae.

Nello stesso periodo in cui Augusto da Roma instaurava la “sua” pace sul mondo, in Palestina il coro degli angeli annunciava la “pax Christi”, la quale non coincideva con quella di Cesare.

La quiete e l’ordine stabilito era stato raggiunto da Augusto con la forza delle armi. Cristo invece porta una pace fondata sull’amore, sulla giustizia e sull’uguaglianza di tutti gli uomini. Inoltre, la nascita di Cristo, che ha segnato l’inizio di una nuova storia, avvenne non a Roma, la capitale dell’Impero, ma a Betlemme un piccolo e sperduto paese della Giudea. Alla potenza di Roma, Dio contrappone l’amore inerme, l’umiltà e il nascondimento.

Questa sera nella nostra riflessione vogliamo interrogarci sul significato del Santo Natale.

Il Natale è una festa “paradossale”. Il suo paradosso è contenuto nella seguente preghiera: L’universo non ti contiene, o Figlio di Dio, eppure il grembo di una Vergine è diventato il tempio della tua dimora. Gesù è stato mandato dal Padre, ma è nato da una donna(Gal 4.4). Di se stesso dirà che è venuto “da lassù”, ma anche che è nato “dalla stirpe di Davide”.

Il Messia si è inserito in una famiglia, in un popolo, in una patria, e, attraverso questi, in tutta l’umanità. Maria diede a Gesù nel suo seno, il suo medesimo sangue: sangue di Adamo, di Giacobbe, del re Davide, del re Salomone…sangue nostro. E’ stato un uomo concreto che ha amato profondamente tutto ciò che è proprio dell’uomo: il lavoro, l’amicizia, la famiglia, ed in particolare gli uomini, con i loro difetti, le loro debolezze ed il loro peccato.

Il Figlio di Dio si è fatto uomo, ma non per questo ha smesso di essere Dio. Durante tutta la sua vita pubblica Egli ha annunciato la sua dignità di Figlio di Dio fino ad affermare: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Solo il Figlio visibile mostra il Padre invisibile. Prima dell’Incarnazione, Dio ha parlato ad Abramo, a Mosè, ai Profeti…ma nessuno poteva vederLo, pena la morte. Dopo la nascita del Verbo eterno, Dio non solo ha fatto sentire la sua voce, ma è stato visto e toccato attraverso l’Umanità di Cristo.

Questa notte contemplando quel piccolo ed indifeso bambino posto in una mangiatoia, non dimentichiamo che è il dono di Dio all’umanità sofferente, stanca, provata, delusa, smarrita, bisognosa di speranza, di soluzioni rispondenti ai criteri di giustizia, di equità e  di chiaroveggenza politica.

Noi tutti siamo assetati di “umano”, vorremmo essere tutti più umani, più veri, più autentici. Chi può dare compimento a questo desiderio è il Signore Gesù, l’uomo vero e perfetto perché non ha conosciuto il peccato. Cercare Lui, seguire Lui, accoglierLo nella nostra vita significa divenire più umani. Per vivere il Natale non è necessario fare molti ragionamenti è sufficiente contemplare Gesù Bambino, stare in silenzio davanti a Lui per riempirsi della sua presenza. Gesù appena nato dorme o piange, sicuramente non parla, non agisce, non fa nulla di utile. E’ presente e questo basta!

Ma possiamo noi andare alla grotta di Betlemme senza un dono? Cosa potrà gradire il Signore da noi? Certo un cuore più innamorato, più puro, più preparato a riceverLo dopo una Confessione; la confessione che magari Dio aspetta da tempo…per gioire con noi della pace interiore ritrovata.

Ha scritto von Balthasar: Un Dio che per 30 anni è stato carpentiere e muratore, avrà cura anche delle macerie della mia anima”. Il Natale porta il mistero di Dio dentro la vita dell’uomo. Cristo viene per prendere su di sé tutta la nostra debolezza, la nostra impotenza, il nostro egoismo, il nostro peccato, i nostri fallimenti. L’Amore è ormai fra noi fino alla fine dei tempi. Il mondo non è più un luogo oscuro, terremotato, perché coloro che cercano giustizia, pace gioia sanno dove trovarli. E pertanto dipende anche dalla nostra coscienza e dalla nostra operosità lavorare, senza remore e paure, nella pacifica costruzione dell’umana società, con la certezza che non siamo soli perché il Signore ci ha assicurato: “Io sono con voi fino alla fine del mondo”.

Che il Natale segni per tutti noi, con l’esempio e la protezione di Maria, un decisivo incontro di fede e di amore con il Salvatore.

Buon Natale a voi, alle vostre famiglie e a tutti coloro che vi sono cari.