L' amore gratuito come nuova cultura per il mondo secolarizzato

L'omelia del cardinale Bozanic durante l'Eucaristia con i volontari cattolici

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CITTA' DEL VATICANO, sabato, 12 novembre 2011 (ZENIT.org) - Riportiamo di seguito l'omelia del cardinale Josip Bozanić, arcivescovo di Zagreb, pronunciata durante la celebrazione Eucaristica, nella Basilica di San Pietro, in occasione dell'incontro organizzato da Cor Unum con i volontari cattolici. 

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Siamo qui riuniti, nella Basilica di San Pietro, per celebrare la Santa Eucaristia in occasione dell’incontro dei rappresentanti del mondo del volontariato cattolico europeo con il Santo Padre, organizzato attraverso il Pontificio Consiglio Cor Unum. Nell’anno europeo del volontariato per quanti sono impegnati sul terreno del servizio all’uomo e al bene comune nei numerosi organismi cattolici in tutta Europa questo è un importante appuntamento. Particolarmente gradita mi è quindi l’occasione per esprimere il mio vivo ringraziamento a Sua Eminenza, il Signor Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, per il cordiale invito a presiedere questa Santa Messa.

Il riunirci presso la tomba di San Pietro e l’incontro con il Successore dell’Apostolo Pietro, che ne seguirà, sono occasioni propizie per rinnovare la nostra fede, e la gioia della nostra appartenenza alla Chiesa. Queste esperienze ci riportano a ciò che è essenziale nella vita cristiana venendo ad illuminare il nostro vivere e le attività che svolgiamo. Le varie forme di volontariato qui rappresentate, esprimono la molteplicità di servizi e di opere di carità che arricchiscono il volto e la missione della Chiesa. La Chiesa quindi incoraggia e appoggia questo tipo di testimonianza ed è sempre grata per il servizio di ogni fedele.

Oggi la Chiesa celebra la memoria di San Martino, Vescovo di Tours, che visse nel quarto secolo. San Martino, pur provenendo da una famiglia pagana, sin da bambino sentì il desiderio di farsi cristiano, e sebbene dedito alla carriera delle armi come il padre, seppe rivolgere maggiore attenzione al bene del prossimo. San Martino è modello di fede ardente, considerato uno dei più grandi evangelizzatori di Europa ed è conosciuto soprattutto per la generosità delle sue opere di carità verso i fratelli nella necessità. Nella sua prima enciclica, Deus Caritas est, il Santo Padre Benedetto XVI, collocando San Martino tra coloro che si sono distinti per aver esercitato in modo esemplare la carità, dice di lui che è «colui che mostra il valore insostituibile della testimonianza individuale della carità» (Deus caritas est, 40).

È famoso il suo gesto di condivisione, quando ancor giovane divise il suo mantello con un povero. In San Martino possiamo vedere che la carità è la fonte di ogni bene, la sua persona ci mostra che chi ama il Signore è capace di donarsi senza riserve. San Martino oggi ci invita ad imitarlo ad essere come lui portatori della carità nel nostro mondo, per saper vivere un’esistenza veramente cristiana che trova la sua sorgente nel Dio che è amore. Se Dio è amore, allora solo l’amore può parlare di Lui e farLo conoscere. La testimonianza della carità quindi diviene la via privilegiata dell’annuncio del Vangelo.

La prima lettura di oggi tratta dal libro della Sapienza (Sap. 13, 1-9) porta la domanda sulla conoscenza di Dio. Dio Creatore si rivela, vuol farsi conoscere, cerca la comunione con l’uomo. L’autore di questo brano ritiene che non siano scusabili coloro che non hanno saputo risalire dalle opere divine all’esistenza della Bontà Creatrice, del Creatore e Signore di tutte le cose. L’autore del brano della Sapienza parla della possibilità di intravedere la grandezza divina dall’analogia con le creature. Tra le creature una in modo privilegiato rivela il volto di Dio, la più alta delle creature, l’uomo che è «fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza» (Caritas in veritate, 34).

Il Vangelo di oggi (Lc 17, 26-37)parlando del Giudizio finale, pone come criterio per la salvezza la capacità di donare la propria vita: «Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà». Questa Parola ci richiama alla responsabilità per i giorni che ci sono offerti di vita. Ci porta a riflettere che senso e non senso convivono nella fatica del nostro quotidiano, che la storia è essenzialmente determinata dalla libertà umana e dalla nostra scelta di amare seguendo l’esempio di Gesù. Il brano del Vangelo ci dice che tutta la vita è indirizzata all’attesa della venuta del Figlio dell’Uomo, momento che non possiamo prevedere e in cui la nostra esistenza sarà confrontata con il Suo Amore, con il dono della Sua vita per noi.

La pienezza dell’amore del Dio Uno e Trino si rivela a noi nel dono del Figlio che il Padre fa all’umanità nello Spirito Santo. Dio in Gesù Cristo ha assunto un volto umano ed un cuore umano, Egli è il Dio Vivente che ci ha amati fino alla morte. L’amore che Dio nutre per l’uomo si è reso visibile nel Figlio Incarnato e il mistero pasquale rivela il significato più alto e pieno dell’amore, quello del dono totale. L’amore si esprime e rivela nel dono.

In Deus caritas est, il Santo Padre, partendo dall’immagine cristiana di Dio ci porta a considerare che l’uomo è creato per amare. L’uomo però può raggiungere l’amore vero, autentico e pieno solo attingendo alla fonte dell’amore. Partecipando all’amore di Dio, l’uomo può amare Dio ed i fratelli.

È soprattutto la partecipazione al sacrificio eucaristico che ci permette di compiere gesti che superano le capacità personali. Unendo la nostra vita al sacrificio di Cristo percorriamo la via che fa maturare tutte le nostre dimensioni umane e che ci conduce ad amare nell’interezza della nostra persona. «Il comandamento dell’amore diventa possibile solo perché non è soltanto esigenza: l’amore può essere “comandato” perché prima è donato» (Deus caritas est 14).

L’amore con cui Cristo ci ha raggiunto, porta l’esigenza di tradursi in amore per gli altri. La Chiesa, continuando nella grazia dello Spirito la missione del Figlio, per manifestare il vero volto di Dio, è rivolta costantemente alla fonte dell’amore e trova vita nella celebrazione del sacrificio eucaristico che è la sorgente della sua attività caritativa.

Il Santo Padre afferma: «La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza» (Deus caritas est, 25). L’attività caritativa della Chiesa rispecchia l’amore trinitario e questo le permette di custodire la propria identità e di far sì che il suo operato non si dissolva nell’attività di una organizzazione di tipo assistenziale. Spesso essendo sollecitati da povertà e sofferenze sempre più gravi, si rischia di dimenticare che i poveri e non i servizi, l’amore e non le prestazioni, sono i luoghi attraverso cui Dio parla e provoca il mondo. Il Santo Padre ci ricorda infatti che «l’assenza di Dio è la radice più profonda della sofferenza» (Incontro con il mondo del volontariato, Vienna 9 settembre 2007).

La Chiesa nella sua missione è a servizio dell’opera della salvezza. L’esercizio della carità le deriva direttamente come eredità dal suo Signore e Salvatore. Se Dio è carità, anche la Chiesa è carità e anche il singolo battezzato è testimone della carità di Dio verso il prossimo, in famiglia, sul lavoro, nella società. Gli organismi caritativi della Chiesa devono quindi mantenere viva la dimensione di appartenenza ecclesiale perché non elargiscono dei servizi solo a livello professionale, o qualcosa che deriva solo dalla buona volontà dei singoli membri. Così si esprime il Santo Padre a proposito dell’attività di volontariato «Tale servizio richiede innanzitutto una competenza oggettiva e professionale. Ma nello spirito dell’insegnamento di Gesù ci vuole di più: il cuore aperto che si lascia toccare dall’amore di Cristo, e così dà al prossimo, che ha bisogno di noi, più che un servizio tecnico: l’amore in cui all’altro si rende visibile il Dio che ama, Cristo» (Omelia in occasione della Santa Messa a Freiburg im Breisgau, 25 settembre 2011).

Parlando dell’attività caritativa della Chiesa il Papa Benedetto XVI ricorda inoltre: «Sono forme nelle quali si riesce spesso a costruire un felice legame tra evangelizzazione e opere di carità» (Deus caritas est, 30). La carità è un ambito particolare ed ha un peculiare ruolo nell’azione della nuova evangelizzazione. Le azioni di carità sono espressioni dell’annuncio della salvezza. Dio richiede di essere sperimentato e testimoniato con gesti concreti di amore, perché l’amore umano testimonia l’amore divino e dalla comunione della persone umane si può arrivare ad evocare la comunione delle Persone divine della Trinità.

L’amore disinteressato al prossimo è dono di Dio e l’azione caritativa porta l’uomo a riconoscere che Dio è amore. L’amore a Dio e al prossimo sono inseparabili. L’azione caritativa verso il prossimo in necessità è gesto eloquente che indica l’importanza di ogni vita umana, l’alta dignità di cui è rivestito l’essere umano anche il più debole ed indifeso. Nel disorientamento della società odierna la carità si fa annuncio della verità dell’uomo e della sacralità della vita umana.

Cari volontari, l’esercizio della carità richiama a riscoprire degli atteggiamenti che il mondo contemporaneo tende a dimenticare o a non valorizzare. La testimonianza dell’amore gratuito, della solidarietà, di atti di generosità verso il prossimo parlano di una cultura diversa da quella del mondo contemporaneo secolarizzato. Sono una vera scuola che mostra soprattutto ai giovani nuovi stili di vita, in cui l’importanza dell’incontro con gli altri e il servizio al prossimo vengono ad illuminare il senso della vita. L’impegno e la testimonianza dei volontari riuniti negli organismi cattolici possono condurre alla fede anche chi non è cristiano perché diffondono nel mondo il messaggio che la «fede si rende operosa nella carità» (Gal 5,6), che si esprime in azioni a favore del bene della società.

Cari fratelli e sorelle, nel ringraziarvi per quanto fate per chi è nel bisogno, vi esorto ad attingere sempre alla fonte dell’amore per portare i fratelli alla vera conoscenza di Dio. La Beata Vergine Maria interceda per voi e vi sostenga nel cammino dell’amore. Amen.