“L’amore trasforma il dolore in gioia”

Parla il vescovo vincitore del XXIV Premio Mondiale di Poesia Mistica

| 1640 hits

ABANCAY (PERÙ), mercoledì, 22 dicembre 2004, (ZENIT.org).- La raccolta di poesie “Via Lucis” di Gilber Gómez González (Abancay, Perù) è stata insignita, lo scorso 14 dicembre, del XXIV Premio Mondiale Fernando Rielo di Poesia Mistica della Fundación Rielo che consiste in una somma di 6.000 euro e nella pubblicazione dell’opera.



Il vincitore, nato in Spagna e ora vescovo ausiliario di Abancay, in Perù, ha svelato a ZENIT la sua passione per la poesia che lo accompagna dall’età di undici anni (attualmente ne ha 52).

Che bella sorpresa vedere un vescovo poeta...! Non è un elemento proprio del suo “munus”! Si tratta di una vocazione recente?

Mons. Gómez: In realtà non sono l’unico vescovo che scrive poesie, né si tratta di una vocazione recente. La coltivo da che avevo undici anni, quasi in segreto. A volte rileggo le mie poesie. E ogni anno scrivo qualcosa.

Nella mia attuale condizione di ausiliario del mio vescovo, devo continuamente visitare i paesi di questa imponente area geografica andina - quattro province -, a più di 3.000 metri sul livello del mare. I viaggi durano ore e ore, spesso in mezzi pubblici e a volte anche a piedi.

Confesso per ore, amministro i sacramenti, sto insieme ai sacerdoti e a quella umile gente. Imparo molto... Nel tempo libero - soprattutto durante gli spostamenti - prendo qualche appunto, mi segno qualche frase poetica... È un’abitudine che non disturba; è un dono di Dio.

Cosa l’ha spinta a scrivere “Via Lucis”?

Mons. Gómez: La prima bozza l’ho scritta più di vent’anni fa, quando lessi per la prima volta il “Viacrucis” di San Josemaría Escrivá, che mi entusiasmò.

A settembre di quest’anno, i miei buoni amici Missionari Identes di Abancay, mi hanno fatto arrivare le informazioni sul XXIV Premio Mondiale “Fernando Rielo” di Poesia Mistica ed ho ceduto alla tentazione di partecipare. Allora ho preso la mia piccola via crucis e l’ho trasformata in “Via Lucis”. È un Cristo paziente e glorioso, che dialoga al contempo con il Padre e con i suoi cristi, i suoi seguaci, fino alla fine dei tempi... E lo fa in una forma poetica.

A mio modo di vedere, la poesia mistica tenta di esprimere in forma bella l’unione dell’uomo con Dio. La vocazione di ogni cristiano è identificarsi con Cristo: essere “alter Christus”, “Ipse Christus”, vivere la stessa vita di Cristo. La cosa più meravigliosa del Vangelo non è che contenga la vita di Cristo, ma che contenga anche la tua e la mia vita... Esprimere questa identificazione con parole belle è la missione del poeta.

“Via Lucis” le ha fatto meritare il premio di poesia mistica Rielo. Qual è la caratteristica essenziale della poesia mistica per lei?

Mons. Gómez: La chiamata di Cristo è la stessa oggi, ieri e sempre: “Chi vuole venire dietro a me prenda la sua Croce...”. San Paolo lo esprime con queste belle parole: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1:24).

Non è che oggettivamente manchi qualcosa al dolore di Cristo. Piuttosto, lui ha voluto darci l’opportunità di essere corredentori con lui, associare a lui i nostri dolori in favore della salvezza nostra e di tutti gli uomini.

Come San Paolo, come i santi, soffrire per amore gli dava gioia. Ad esempio, San Josemaría ha scritto nei suoi “Appunti intimi” nel 1932: “Il mio cammino è amare e soffrire. Ma l’amore mi dà gioia nella sofferenza, a tal punto che mi sembra impossibile non soffrire mai”. La stessa cosa la vediamo in tutti i mistici. È così che il cammino della Croce si trasforma in Cammino di Luce. La stessa cosa che avviene nell’amore umano, in cui l’amore trasforma il dolore in gioia.

E’ così che ha voluto vivere e cantare Fernando Rielo, poeta mistico, fondatore di questo prestigioso premio, che ha scritto l’ultimo verso della sua vita lo scorso 6 dicembre.

E’ più difficile oggi scrivere e proporre la croce e il dolore come vie di luce e di gioia?

Mons. Gómez: Certo è che nel mondo attuale vige la filosofia edonista: la qualità della vita è misurata dalla quantità di piacere. Se così fosse, che dire alla nostra povera gente del Perù e di questo dipartimento di Apurímac, uno dei più emarginati del Paese? Fortunatamente, questa umile gente lo capisce e sa da dove viene la vera liberazione.

Dobbiamo lottare per una migliore qualità della vita, sì, ma dobbiamo anche annunciare che solo “per Cristo e in Cristo si illumina il mistero del dolore e della morte, che al di fuori del Vangelo ci avvolge di un’oscurità assoluta”.