L’ “animazione evangelica” dei laici secondo la “Lumen gentium” ed il Compendio della dottrina sociale

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 21 novembre 2004 (ZENIT.org).- Questa domenica, prima della recita dell’Angelus, Giovanni Paolo II ha lanciato un chiaro appello ai laici affinché si impegnino “nell’animazione evangelica dell’ordine temporale” e affinché prendano le loro “responsabilità nell'edificazione” del Regno di Cristo.



Il Papa ha quindi indicato come “utile sussidio per la loro missione” la Costituzione dogmatica “Lumen gentium” di cui ricorre quest’oggi il quarantesimo anniversario, ed il Compendio della dottrina sociale della Chiesa , pubblicato lo scorso 25 ottobre dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Il Santo Padre ha fatto riferimento nel suo discorso ad alcuni passi della “Lumen gentium”, come il n. 31 dove si precisa la “natura e missione dei laici” e si afferma che “per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”.

Nella Costituzione dogmatica si legge che i laici “sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità” (ibid.).

Secondo la Lumen gentium, i laici non devono nascondere la loro speranza nella “gloria futura” “nel segreto del loro cuore, ma con una continua conversione e lotta ‘contro i dominatori di questo mondo tenebroso e contro gli spiriti maligni’ (Ef 6,12), devono esprimerla anche attraverso le strutture della vita secolare” (n. 35).

“In questo ordine di funzioni appare di grande valore quello stato di vita che è santificato da uno speciale sacramento: la vita matrimoniale e familiare (…) La famiglia cristiana proclama ad alta voce allo stesso tempo le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata. Così, col suo esempio e con la sua testimonianza, accusa il mondo di peccato e illumina quelli che cercano la verità” (ibid.), si legge di seguito.

“I laici quindi, anche quando sono occupati in cure temporali, possono e devono esercitare una preziosa azione per l'evangelizzazione del mondo”, applicandosi “con diligenza all'approfondimento della verità rivelata e domandino insistentemente a Dio il dono della sapienza”.

Conclude la Lumen gentium al n.38: “Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo. (…) In una parola: ciò che l'anima è nel corpo, questo siano i cristiani nel mondo”.

Nel riflettere sull’attualità della “Lumen gentium”, monsignor Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una intervista concessa a “Radio Vaticana” ha affermato che in essa la Chiesa “ripropone la profondità del suo mistero di Corpo e di Sposa di Cristo, valorizzando i concetti di ‘popolo di Dio’ e di ‘sacerdozio comune’ dei battezzati e della loro stretta relazione”.

Sul concetto di Chiesa come “Popolo di Dio”, Amato ha commentato che: “Spesso il concetto di ‘Popolo di Dio’ è stato radicalizzato in senso ideologico in opposizione ai ministeri ordinati, così come la collegialità episcopale in contrapposizione al primato del Papa o la Chiesa locale in opposizione alla Chiesa universale”.

“In realtà, il concetto di Popolo di Dio nella Lumen Gentium ha una connotazione eminentemente teologica. Si tratta cioè della Chiesa, popolo messianico, che ha per capo Cristo, per condizione la dignità dei figli di Dio, per legge il precetto della carità e per fine il Regno di Dio”, ha affermato.

“Ai laici quindi è data la magnifica responsabilità di lavorare perché il disegno di Dio raggiunga sempre più gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo”, ha spiegato monsignor Amato.

Al numero 83 del Compendio si afferma che la dottrina sociale della Chiesa implica delle responsabilità legate al buon funzionamento della cosa pubblica come “obblighi politici, economici, amministrativi, vale a dire di natura secolare che appartengono ai fedeli laici non ai sacerdoti e ai religiosi”, attraverso i quali i laici “adempiono la missione secolare della Chiesa”.

Al n.528 si aggiunge che: “La dottrina sociale è un punto di riferimento indispensabile per una formazione cristiana completa” e che “‘soprattutto per i fedeli laici variamente impegnati nel campo sociale e politico, è del tutto indispensabile una conoscenza più esatta della dottrina sociale della Chiesa’” (Christifideles laici n.60).

Per la stessa ragione la dottrina sociale “deve essere posta alla base di un’intensa e costante opera di formazione, soprattutto di quella rivolta ai cristiani laici”, che tenga conto del loro “impegno nella vita civile” (n.531).