"L'annuncio di Gesù ci dà gioia, l'egoismo ci dà tristezza"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco medita sullo Spirito Santo, motore dell'evangelizzazione

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 874 hits

La Chiesa non sarebbe tale senza il soffio vitale dello Spirito Santo. Lo ha affermato papa Francesco durante l’Udienza Generale odierna, tenutasi in piazza San Pietro. La catechesi, inserita nel ciclo relativo all’Anno della Fede, ha avuto ad oggetto il tema Credo nello Spirito Santo: la missione evangelizzatrice della Chiesa.

Quando nel Credo affermiamo «Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica», c’è un “profondo legame” con la realtà di fede dello Spirito Santo, professata poco prima.

“Senza la presenza e l’azione incessante dello Spirito Santo – ha spiegato il Papa - la Chiesa non potrebbe vivere e non potrebbe realizzare il compito che Gesù risorto le ha affidato di andare e fare discepoli tutti i popoli” (cfr Mt 28,18). L’evangelizzazione, ha aggiunto il Santo Padre, “è la missione della Chiesa, non solo di alcuni, ma la mia, la tua, la nostra missione”.

Motore dell’evangelizzazione è dunque lo Spirito Santo, al quale è opportuno aprirsi, “senza avere timore di che cosa ci chieda e dove ci guidi”, ha detto il Pontefice, richiamandosi all’esperienza della Pentecoste degli Apostoli e di Maria (cfr. At 2,34).

Ricevendo lo Spirito Santo, sotto forma di fuoco, gli Apostoli vincono ogni timore e divengono “annunciatori e testimoni delle «grandi opere di Dio» (v.11)”.

La potenza dello Spirito Santo produce “unità” e “comunione” dove prima c’era “dispersione dei popoli” e “confusione delle lingue frutto del gesto di superbia e di orgoglio dell’uomo” che, con la sua superbia, aveva preteso di costruire da solo, senza l’aiuto di Dio, una Torre che arrivasse direttamente fino al Cielo (cfr Gen 11,4).

Con la Pentecoste, le divisioni linguistiche e culturali sono superate, così come sono lasciati alle spalle “l’orgoglio verso Dio” e “la chiusura degli uni verso gli altri”.

La lingua dello Spirito Santo è una nuova lingua, “quella dell’amore” che “tutti possono comprendere e che, accolta, può essere espressa in ogni esistenza e in ogni cultura”.

Il Santo Padre ha poi posto la seguente domanda: “come mi lascio guidare dallo Spirito Santo in modo che la mia vita e la mia testimonianza di fede sia di unità e di comunione? Porto la parola di riconciliazione e di amore che è il Vangelo negli ambienti in cui vivo?”.

La realtà della Torre di Babele, purtroppo tende a ripetersi ancora oggi, con “divisioni, incapacità di comprendersi, rivalità, invidie, egoismo”, ha osservato il Papa. “Io che cosa faccio con la mia vita? Faccio unità attorno a me? O divido, con le chiacchiere, le critiche, le invidie?”, si è domandato ancora il Pontefice.

Altro elemento nuovo introdotto dalla Pentecoste è “il coraggio, di annunciare la novità del Vangelo di Gesù a tutti, con franchezza (parresia), a voce alta, in ogni tempo e in ogni luogo”, come fa Pietro (cfr. At 2,14).

Dall’azione dello Spirito Santo e dal “fuoco della Pentecoste” scaturiscono sempre “nuove energie di missione, nuove vie in cui annunciare il messaggio di salvezza, nuovo coraggio per evangelizzare” e noi non dobbiamo mai chiuderci a questo influsso.

“Viviamo con umiltà e coraggio il Vangelo! Testimoniamo la novità, la speranza, la gioia che il Signore porta nella vita”, ha esortato il Papa. L’annuncio di Gesù, ha spiegato Francesco, “ci dà gioia; invece, l’egoismo ci dà amarezza, tristezza”.

Parlando poi di “nuova evangelizzazione”, il Pontefice ha ricordato quanto sia importante “partire sempre dalla preghiera”, chiedendo, “come gli Apostoli nel Cenacolo, il fuoco dello Spirito Santo”. Soltanto un “rapporto fedele e intenso con Dio” permette all’uomo di “uscire dalle proprie chiusure e annunciare con parresia il Vangelo”.

Papa Francesco ha quindi citato le parole del suo predecessore Benedetto XVI che, a conclusione dell’ultima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, salutava “il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta.

L’esortazione finale del Pontefice è stata quella di rinnovare “ogni giorno la fiducia nell’azione dello Spirito Santo, la fiducia che Lui agisce in noi”.

Lo Spirito Santo “è dentro di noi, ci dà il fervore apostolico, ci dà la pace, ci dà la gioia. Lasciamoci guidare da Lui, siamo uomini e donne di preghiera, che testimoniano con coraggio il Vangelo, diventando nel nostro mondo strumenti dell’unità e della comunione con Dio”, ha poi concluso papa Francesco.