L'apoteosi dell'arte e della fede (Quarta parte)

La Basilica di San Giovanni in Laterano. Arte e architettura dell'esterno

Roma, (Zenit.org) Paolo Lorizzo | 1034 hits

Sperare di essere esaustivi nella descrizione delle ricchezze della Basilica di S. Giovanni in Laterano è una mera operazione illusoria.La Basilica possiede tali e tanti gioielli (le cui descrizioni hanno riempito decine di pubblicazioni) che solo in pochi casi si è raggiunta la completezza descrittiva che ne ha esaltato il vero valore. Nel nostro piccolo però possiamo fornire ai lettori un’idea più che apprezzabile della maestosità del complesso nonché della complessità storico-artistica ed architettonica.

Ciò che appare alla vista di chi proviene dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (percorrendo via di Carlo Felice) è la visione d’insieme di un complesso straordinario, frutto di un radicale rifacimento interno ed esterno. La facciata ebbe un particolare occhio di riguardo, in cui venne stravolta l’antica impostazione costantiniana, allo scopo di renderne più ‘attuale’ l’accesso. Il rifacimento della facciata fu voluto da papa Innocenzo X ma realizzato soltanto quasi un secolo dopo su iniziativa di papa Clemente XII che bandì l’ennesimo concorso vinto da Luigi Vanvitelli e Alessandro Galilei, scelta poi ricaduta su quest’ultimo.

I lavori iniziarono nel 1733 con lo scavo delle fondazioni che riportarono alla luce i resti dell’antica domus Lateranorum, sulle cui strutture si era impiantata la facciata costantiniana della chiesa, a sua volta un riadattamento della facciata degli equites singulares (vedi parte prima).

La facciata è stata creata adottando un ordine composito a cinque arcate formanti un peristilio, che sorregge un loggiato, esattamente come nella basilica di S. Pietro. Sulla fronte sono visibili colonne ad alto fusto, mentre nel portico alti pilastri che sorreggono la pavimentazione del loggiato. In facciata è ben visibile l’iscrizione del V secolo conservata dal Galilei in carattere gotico ad esprimere la piena volontà di una continuazione storica con gli elementi più antichi. Il cornicione è sormontato da una balaustra ed è mirabilmente arricchito dalla presenza di statue alte sette metri di personaggi predicatori della dottrina evangelica, mentre il medaglione presente nel timpano è sorretto da angeli.

Il portico è arricchito dalla presenza di 24 pilastri in marmo d’ordine composito, che sorreggono una volta a botte ribassata con lacunari e protegge una statua dell’imperatore Costantino scoperta sotto il pontificato di Paolo V nei pressi del Quirinale, qui posizionata in sostituzione della statua di Clemente XII scolpita nel 1735 ed in seguito collocata dallo stesso pontefice in piazza S. Domenico di Ancona. La statua di Costantino, rialzata dal pavimento mediante l’ausilio di un basamento marmoreo moderno è alta3,22 metried è considerato un esemplare unico e di grande valenza iconografica, nonostante sia stata molto rimaneggiata dal restauratore Ruggero Bascapè, che si sbizzarrì ricostruendogli parzialmente le due braccia, parte della tunica e la parte inferiore del corpo.

La presenza della statua dell’imperatore richiama un altro gioiello della civiltà romana: la porta bronzea della curia Ostilia nel Foro Romano. La sostituzione dei battenti della porta centrale avvenne all’epoca del papa Alessandro VII, che incaricò il Borromini di sottrarle all’edificio che venne trasformato in chiesa da papa Onorio (625-638) con il nome di S. Adriano in tribus Foris. Questo comportò un allargamento dei battenti che così risultavano insufficienti a ricoprire l’ingresso principale della basilica, arricchiti dalle stelle a otto punte, simbolo dello stemma della famiglia Chigi di cui il pontefice era esponente.

L’aula basilicale è accessibile, oltre che dalla porta principale, da altre quattro porte che riportano delle titolature in base alle loro rappresentazioni: ‘Battista che ammonisce Erode’, ‘predica del Battista’, la ‘decollazione del Battista’ e il ‘Battista davanti ad Erode’.

La facciata settentrionale (quella per intenderci di fronte all’obelisco egizio) un tempo possedeva due torri di difesa che enfatizzavano l’importanza dell’accesso molto più di quanto oggi si sospetterebbe. Papa Gregorio XI, oltre a ricostruire la facciata in mattoni, la dotò di un portale gotico conservando i due campanili, enfatizzati da papa Pio IV con la costruzione di un attico di collegamento. Tra il 1587 e il 1588 il loggiato venne decorato da affreschi capeggiati da Giovanni Guerra e Cesare Nebbia, che realizzarono rappresentazioni della Vergine Maria, degli Apostoli e Profeti e di molti personaggi moderni ruotanti intorno al mondo della Chiesa.                                                  

* Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.

(La terza parte è stata pubblicata sabato 12 gennaio. La prossima puntata uscirà sabato 26 gennaio)