L'apoteosi dell'arte e della fede (Terza parte)

La Basilica di San Giovanni in Laterano. Dalla "cattività avignonese" ai giorni nostri

Roma, (Zenit.org) Paolo Lorizzo | 999 hits

Come precedentemente sottolineato, nel 1309, con il trasferimento del papato da Roma ad Avignone, la Basilica venne abbandonata avviando un irreversibile percorso di decadimento sancito nel 1378, anno in cui il papato tornò a Roma e scelse come quartier generale il colle Vaticano. Ad indurre papa Gregorio XI a prendere una simile decisione furono le pessime condizioni in cui versava il complesso lateranense destinando il Laterano ad esclusiva funzione Basilicale.

Il nuovo ruolo esclusivamente ‘cultuale’ del complesso, se da un lato tolse molta risonanza mediatica, dall’altro permise al complesso di acquisire un ruolo maggiormente spirituale. Questo influirà molto sugli interventi di restauro che si concentreranno d’ora in avanti sulla Basilica e sul Battistero, mentre il Patriarchio verrà abbandonato al suo destino di rudere.

Tra il 1426 e il 1431 fu Papa Martino V a provvedere ad un radicale rifacimento del pavimento e come committente diede incarico a Gentile da Fabriano e al Pisanello di realizzare le pitture parietali, opere che abbellirono l’edificio ma che non posero soluzione ad elementi strutturali pericolanti. A questo pose rimedio Papa Eugenio IV tra il 1431 e il 1447, il quale fece rivestire di mattoni le colonne pericolanti della navata nonché gli archi in sostituzione delle trabeazioni piane. Questo rappresentò per la Basilica un punto di arrivo dal punto di vista architettonico, dando un’impostazione su cui successivamente intervenne soltanto il Borromini. 

Nel maggio del 1527 Roma venne ancora una volta ferita da un saccheggio, stavolta ad opera delle truppe dei Lanzichenecchi comandati da Carlo III di Borbone-Montpensier, che durò fino al 18 febbraio del 1528 quando le truppe si ritirarono dopo aver depredato e ridotto in ginocchio l’intera città. In seguito a questo disastroso evento, venne avviata ad opera di Papa Paolo III la demolizione del Patriarchio, allo scopo di ricavarne prezioso materiale edilizio da utilizzare nei restauri della chiesa. Contestualmente effettuò la soppressione del portico anulare del Battistero modificandone la cupola con l’aggiunta di un tamburo ottagonale (quello visibile attualmente) ed un tetto di piombo. I pontefici Pio IV e V costruirono il soffitto della Basilica e il loro successore Sisto V portò a compimento la demolizione del Patriarchio, allo scopo di avviare la costruzione del Palazzo Apostolico Lateranense dandone incarico all’architetto Domenico Fontana.

Nel 1587 l’antistante piazza di S. Giovanni in Laterano venne arricchita dall'innalzamento di un obelisco egizio, 32 metri di altezza (il più alto presente a Roma) estratto dalle cave di granito rosso di Assuan (Egitto Meridionale) nel 1500 a.C. ad opera dei faraoni Tutmosis III (1504-1450 a.C.) e Tutmosis IV (1425-1417 a.C). Venne trasportato a Roma proveniente dalla celebre capitale Tebe nel 357 ad opera dell’imperatore Costanzo II, figlio di Costantino e collocato nel Circo Massimo. 

Nel febbraio del 1587 venne individuato nell’orto dei canonici di S. Maria in Cosmedin e liberato da sette metri di interro. Innalzato da Papa Sisto V nel 1588, collocò sulla cuspide (in antico Pyramidion) una croce ad imperitura memoria dell’operazione.

Nel 1650 venne avviato da Papa Innocenzo X un radicale programma di ristrutturazione della Basilica ad opera di Francesco Borromini, durante il quale venne sostanzialmente reimpostata l’intera disposizione interna. I lavori, terminati nel 1660 durante il pontificato di Alessandro VII, rappresentarono il coronamento di una frenetica attività di miglioramento del complesso, culminata con il restauro dell’abside e l’istallazione, direttamente provenienti dalla Chiesa di Sant’Adriano al Foro Romano, dei battenti di bronzo della Curia Romana di epoca Dioclezianea presso il grande portone centrale della Basilica.

La facciata della Basilica venne completata soltanto nel XVIII mediante l’apporto di un nuovo prospetto realizzato da Alessandro Galilei, colui il quale realizzo anche la cosiddetta ‘Cappella Corsini’ (è la prima cappella che si incontra a sinistra subito dopo l’ingresso), che ultimò i lavori poco prima del Giubileo del 1750.

Gli ultimi interventi del XIX secolo furono di Papa Pio IX, che fece restaurare il Tabernacolo, e la Confessione di Papa Leone XIII, che dal 1876 al 1886 fece realizzare dall’architetto Francesco Vespignani l’abbattimento dell’abside e la sua ricostruzione in posizione più arretrata. Questi sono da considerarsi gli ultimi grandi interventi anche se è importante ricordare l’intervento commissionato da Papa Pio XI che fece restaurare il pavimento ‘cosmatesco’ (intervento che diede modo di rintracciare i resti della caserma romana degli equites singulares) e quello realizzato in occasione del Giubileo del 2000 quando venne inaugurata la nuova Porta Santa, opera dello scultore Floriano Bodini.

* Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.

(La seconda parte è stata pubblicata sabato 29 dicembre)