L'Arcivescovo che si oppose al nazismo

Il Cardinale Angelo Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze che salvò centinaia di ebrei, è stato riconosciuto dallo Yad Vashem come "Giusto tra le Nazioni"

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di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 30 novembre 2012 (ZENIT.orgs) - Con un comunicato diffuso il 26 di novembre il Museo dell’Olocausto lo Yad Vashem di Gerusalemme ha riconosciuto “Giusto tra le nazioni” il cardinale Angelo Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze.

Il museo Yad Vashem è il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell'olocausto fondato nel1953 per iniziativa e approvazione della Knesset parlamento Israeliano.

Nella motivazione lo Yad Vashem afferma che il porporato, durante l’occupazione nazista dell’Italia, ha salvato centinaia di ebrei durante l’Olocausto. Il nome del cardinale sarà inciso sul Muro d'Onore nel Giardino dei Giusti.

Si tratta di un riconoscimento che come ha scritto Toscana Oggi è “per tutta la Chiesa”. Infatti dall’8 settembre 1943 fino alla Liberazione della città l’11 agosto 1944, l’Arcivescovo di Firenze organizzò e mise in opera una rete di alleanza ebraico cristiana , che coinvolse quasi cinquanta luoghi di protezione, tra cui parriocchie, conventi, istituti religiosi maschili e femminili, scuole e lo stesso palazzo dell’arcivescovato.

La signora ebrea Lya Quitt ha testimoniato che fuggita dalla Francia, arrivò a Firenze agli inizi del mese di settembre 1943. Qui venne protetta e portata al palazzo arcivescovile dove passò la notte insieme ad altri ebrei. Il giorno seguente vennero tutti nascosti in diversi conventi della città.

Giorgio La Pira ha descritto Dalla Costa come “l'anima di questa attività d' amore allo scopo di salvare tanti fratelli”, e il Padre domenicano Cipriano Ricotti ha scritto: "Io non so in altre città, ma a Firenze una vera e propria organizzazione per aiutare gli ebrei è stata istituita per volontà del cardinale Elia Dalla Costa”.

“Ricordo – ha aggiunto Ricotti - di essere stato convocato nell'ufficio dell'Arcivescovo - era il 20 Settembre 1943. Mi sono presentato, accompagnato dal Superiore Provinciale, padre Raffaele Cai. L'Arcivescovo mi ha chiesto, (in presenza di monsignor Meneghello), se ho avrei potuto dedicarmi ad aiutare e assitere gli ebrei. Subito mi ha dato una lettera di presentazione, in modo che avessi l'autorità per rivolgermi ai monasteri - molti dei quali non avrebbero potuto aprire le loro porte, se non avessi avuto la lettera dell’Arcivescovo in mio possesso - in modo da trovare un riparo per le persone che soffrono".

Il cardinale dalla Costa era un un uomo molto coraggioso. Quando il primo maggio del 1938 Adolf Hitler e Benito Mussolini vennero a Firenze, egli si allontanò dalla città, e rifiutò di esporre bandiere con le croci uncinate del Palazzo Arcivescovile. Impedì, inoltre, ai manifestanti l’uso della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e delle altre chiese fiorentine.

Intervistato da Radio Vaticana, Don Silvano Nistri, autore della biografia del cardinale Elia Dalla Costa edita dalla Società editrice Fiorentina nel 2011, ha raccontato che l’Arcivescovo, di cui è in corso anche la causa di beatificazione “era un uomo la cui virtù fondamentale era la fede. Era un uomo di grande preghiera, un asceta, un uomo che viveva di Dio. Naturalmente, poi, aveva questa grande disponibilità che gli veniva dal suo coraggio interiore”.

Quando Hitler e Mussolini vennero a Firenze l’unico palazzo ad essere chiuso in piazza del Duomo era proprio quello dell’Arcivescovo. Don Nistri ha spiegato che cardinale Dalla Costa si pronunciò tante volte contro le leggi razziali e anche contro la tortura. Nei confronti dei perseguitati ebrei “fece aprire le porte dei conventi per nascondervi le persone”.

Nell’ottobre e novembre del ’43 – ha precisato don Nigri - ci fu subito la presa di coscienza di fronte alle tante richieste di aiuto da parte dei tanti perseguitati. Lui fece subito un comunicato sul bollettino della diocesi, dove in nome della carità evangelica e della fraterna ospitalità si riportava: “Non rendiamoci colpevoli di rifiuti amari a chi soffre pene inenarrabili”. Questo portò subito alla costituzione di un comitato ebraico-cattolico, che si può presumere abbia assistito almeno 300, 400 persone.

Il Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, ha ricordato che durante l’occupazione tedesca di Firenze in un'omelia in Duomo, il cardinale Dalla Costa invitò i fedeli ad ''aiutare i propri fratelli ebrei''. Una coppia di ebrei si salvò proprio per quelle parole, perché una donna che aveva appena ascoltato quell'invito offrì loro aiuto.

A proposito della Medaglia dei giusti concessa al cardinale Dalla Costa il cardinale Giuseppe Betori, attuale arcivescovo di Firenze ha commentato: “Il riconoscimento raggiunge un pastore ancora nel cuore dei fiorentini con un gesto che rafforza anche l'amicizia e il dialogo fra la chiesa cattolica e il popolo ebraico”.

“Il cardinale Dalla Costa – ha sottolineato il porporato - è stata una figura non solo di grande soccorso per gli ebrei ma ha anche espresso con forza l'avversione a quel regime totalitario razzista all'origine di quella terribile persecuzione”.

“Il riconoscimento del Museo dell'Olocausto - ha concluso il cardinale Betori – è un prezioso contributo a riscoprirlo e pregarlo mentre è in corso la sua causa di beatificazione.

Il primo Giardino dei Giusti è nato a Gerusalemme, nel 1960, su iniziativa di Moshe Bejski, salvato da Oskar Schindler. Il giardino si trova nel museo di Yad Vashem e ricorda i Giusti non ebrei che hanno salvato la vita a ebrei o li hanno salvati dalla deportazione durante la Shoah. Finora, più di 24.000 persone sono state riconosciute dallo Yad Vashem come “Giusti tra le Nazioni” di questi circa 525 sono italiani.

Per informazioni, storie e statistiche, si prega di consultare:
http://www1.yadvashem.org/yv/en/righteous/index.asp