L’Arcivescovo di Bologna celebra a Roma la Pasqua degli universitari

“Chi osserva la parola di Cristo non vede mai la morte” ha detto ai giovani

| 504 hits

ROMA, giovedì 1° aprile 2004 (ZENIT.org).- Nel Vangelo secondo Matteo si racconta di un giovane che pone a Gesù la domanda: “che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” [Mt 19,16]. Con la stessa domanda monsignor Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, ha iniziato l’omelia tenuta nella Basilica di San Pietro a Roma nel pomeriggio del Primo aprile, a celebrazione della Pasqua degli universitari.



”È la domanda fondamentale perché è la domanda di pienezza di significato per la vita – ha continuato Caffarra –. Essa esprime l’aspirazione più profonda che dimora nel cuore dell’uomo ed è all’origine di ogni decisione ed azione umana, la segreta forza che muove la nostra libertà”.

“È l’aspirazione ad una vita piena di senso, che non perde mai le ragioni per cui vivere è bello anche nella spesso dura fatica quotidiana”, ha aggiunto l¹Arcivescovo di Bologna. .

Rivolgendosi ai tanti giovani presenti, Caffarra ha detto: “È necessario che ciascuno di voi questa sera, in questi giorni di Pasqua si volga pienamente a Cristo per fare a Lui la domanda: ‘che cosa devo fare per non vedere mai la morte?’”.

Il prelato ha risposto con le parole di Gesù: “Se tu osservi la mia parola, non vedrai mai la morte”.

“Non vedere la morte – ha spiegato Caffarra – non significa certo sfuggire alla morte fisica. Ma questa non ci separa da Cristo perché fin da ora chi osserva la sua parola partecipa alla vita stessa di Dio”.

“Chi osserva la parola di Cristo non vede mai la morte, ma possiede fin da ora la vita eterna, perché Cristo è la Vita eterna che si è fatta visibile, che si è messa a nostra disposizione: ‘Io sono la risurrezione e la vita’”, ha precisato l’Arcivescovo.

“Fra pochi giorni la Chiesa celebrerà la Pasqua - ha detto l’Arcivescovo di Bologna – celebrerà la morte e la risurrezione di Cristo. È morendo che Egli ha distrutto la nostra morte; è risorgendo che ci ha donato la vita”.

Caffarra ha concluso precisando che: “Attraverso quella celebrazione pasquale è data all’uomo la possibilità di entrare in un contatto reale colla persona di Cristo vivente nella sua Chiesa, di incontrarlo veramente”.

“Ed allora, carissimi giovani – ha affermato Caffarra – se voi volete comprendere voi stessi fino in fondo; se volete vivere senza diminuire la misura del vostro desiderio, dovete con tutto voi stessi avvicinarvi a Cristo, aprirvi alla sua parola, entrare in Lui con tutto voi stessi per assimilare tutta la sua pienezza”.

“Allora potrete dire in tutta verità: ‘E’ in te, Signore, la sorgente della vita’”, ha poi detto in conclusione.