L’arcivescovo di Saragozza qualifica come ingiusta la legge dell’Aragona sugli omosessuali

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SARAGOZZA, giovedì 6 maggio 2004 (ZENIT.org).- “E’ semplicemente una legge ingiusta”. Sono queste le parole con cui l’arcivescovo di Saragozza, Elías Yanes, parla della legge approvata dalle Cortes dell’Aragona il 30 aprile scorso nella sua lettera di domenica prossima, dedicata ancora una volta alla difesa dei diritti dei bambini che saranno adottati da coppie omosessuali.



Il prelato avverte che “la norma legale approvata promuove una coscienza moralmente sbagliata sulla questione, ha un’efficacia simbolica, un messaggio implicito contro l’istituzione familiare e contro valori morali fondamentali”.

“I bambini che, per loro sfortuna, sono stati privati di una famiglia propria, hanno il diritto di crescere in un ambiente familiare che assomigli il più possibile a quello della famiglia naturale della quale sono sprovvisti”, ha ripetuto l’ex Presidente della Conferenza Episcopale spagnola. “Che diritto si può invocare perché un bambino debba vivere in maniera premeditata senza le due figure del padre e della madre?”.

“Al bambino adottato in queste condizioni mancherà l’esperienza della paternità o della maternità”, continua monsignor Yanes. “La mancanza della figura del padre o della madre viene molto sentita dal bambino, che ne è gravemente danneggiato, ma in questo caso è ancora più grave perché deve vivere sotto l’influenza di due ‘padri’ o due ‘madri’”.

Nella sua lettera settimanale, che può essere consultata sul sito dell’arcivescovato di Saragozza (www.arzobispadodezaragoza.org), il prelato denuncia il fatto che l’approvazione della legge che permette alle coppie omosessuali di adottare bambini in Aragona obbedisce alla “pressione di gruppi minoritari”.