L’arte della Scrittura: la Bibbia alle origini dell’arte cristiana

Una mostra nei Musei Vaticani

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 21 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Il 29 settembre i Musei Vaticani hanno aperto una nuova esposizione nel museo Pio Cristiano. La mostra, intitolata “la Parola scolpita. La Bibbia alle origini dell’arte cristiana”, non ha preso in prestito opere di collezioni esterne, né ha aggiunto nuovi pezzi o trasferito altri già esistenti. Ha invece invitato i visitatori a guardare il quarantennale museo con occhi nuovi, non concentrati sull’estetica ma sul Verbo che “si è fatto carne”, l’Invisibile reso visibile.

La mostra commemora il 40° anniversario della Costituzione dogmatica “Dei Verbum”, che dichiarava che “è necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura” ed ha quindi promosso la traduzione della Bibbia in molte lingue tra le quali quelle “fatte in collaborazione con i fratelli separati” (n. 22).

Organizzata dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e le Società Bibliche Unite, la mostra focalizza l’attenzione su numerosi sarcofagi del IV secolo appartenenti alla collezione del Pio Cristiano, che testimoniano la base comune del popolo cristiano, la Bibbia.

Le lastre marmoree in rilievo illustrano storie del Vecchio e Nuovo Testamento, immagini che vorrebbero insegnare, diffondere e riaffermare la fede delle prime comunità cristiane. Solo un numero relativamente esiguo di storie viene rappresentato, e quelle che sono state scelte vengono riproposte in continuazione. I temi riflettono gli elementi principali della storia della salvezza: il peccato originale, la speranza di liberazione, l’Incarnazione e la Redenzione.

I visitatori sono incoraggiati ad iniziare la loro visita dalla pietra tombale di Abercius, Vescovo di Hieropolis, la prima iscrizione cristiana che si ricordi, risalente alla fine del II secolo. Abercius viaggiò seguendo le orme di San Paolo e parlò dell’apostolo come del suo “pastore”, che “mi ha insegnato le Scritture degne di fede”.

Questa introduzione prepara la strada alla serie di scene bibliche volte ad insegnare la dottrina della Rivelazione Divina. La maggior parte di esse è stata realizzata in seguito all’Editto di Tolleranza di Costantino, che ha inaugurato la Pace della Chiesa nel 313, e riflettono le questioni e i problemi sorti durante gli “anni d’oro” dei Padri della Chiesa.

L’opera successiva affronta la questione della natura umana e divina di Gesù. La statuetta del Buon Pastore simboleggia Cristo e lo raffigura con un volto giovane e idealizzato, lo stesso tipo di volto e di espressione del dio Apollo nell’assumere sembianze umane. La maggior parte delle prime immagini di Cristo lo rappresentava fisicamente simile al dio del sole per aiutare la gente a comprendere come potesse essere allo stesso tempo uomo e Dio.

Il visitatore viene quindi circondato da immagini di Giona, in cui è rappresentato nel momento di essere gettato in mare dai marinai della nave diretta a Tarsis, quando viene inghiottito dalla balena o quando riposa sotto la vite. Per una Chiesa delle origini riluttante a mostrare immagini della crocifissione, queste scene alludevano alla morte e alla resurrezione di Cristo così come faceva Gesù quando parlava del “segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12, 39-40).

Nel corso dell’esposizione si susseguono immagini sorprendenti. Il cosiddetto Sarcofago Dogmatico contiene uno dei primi tentativi di raffigurare la Trinità nel periodo successivo al Concilio di Nicea (325). Alcuni rilievi mostrano Gesù che guarisce i malati con il semplice tocco delle sue dita. Per i pagani abituati a divinità distanti e scostanti, il Dio cristiano deve essere stato uno shock.

Quasi all’uscita, viene rappresentato un momento cristiano fondamentale: l’Epifania. Dozzine di lastre mostrano Maria seduta con il Figlio in grembo, mentre tre uomini avanzano con dei doni. In questi rilievi, gli uomini indossano cappelli a punta, che nell’iconografia antica rappresentavano gli stranieri. Il Dio fattosi uomo si è rivelato a chiunque, espressione dell’universalità della Chiesa.

Il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani punta proprio a questa universalità per costruire un dialogo con gli altri cristiani. A questo scopo, le Società Bibliche Unite stanno offrendo ai visitatori copie del Vangelo di Marco e del Libro di Giona stampate in sei lingue. Una Scrittura comune di una storia di salvezza comune raccontata attraverso immagini create da e per una Chiesa unita.