L'arte e la bellezza nella formazione sacerdotale (Parte II)

Un'autentica arte sacra forma il seminarista alla bellezza del sacerdozio e diventa strumento di evangelizzazione per tutti i fedeli

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 497 hits

In un articolo precedente[1] abbiamo messo in evidenza l’importanza della bellezza e dell’arte nella formazione cristiana, in particolare in quella dei sacerdoti.

Si determina un legame virtuoso nella formazione: un’arte formata bene, prodotta da artisti ben formati dal clero, può a sua volta formare i sacerdoti, i quali sono anche i formatori. I documenti magisteriali mettono in evidenza il legame fondativo tra arte,  bellezza e Dio: «Esse [le arti], per loro natura, hanno relazione con l’infinita bellezza divina, che deve essere in qualche modo espressa dalle opere dell’uomo e sono tanto più orientate a Dio e all’incremento della sua lode e della sua gloria, in quanto nessun altro fine è stato loro assegnato se non quello di contribuire il più efficacemente possibile, con le loro opere, a indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio» (Sacrosanctum Concilium, n. 122).

L’arte non è fine a se stessa e non si giustifica da sola, ma trova la propria ragione di essere nel suo rapporto con Dio: «l'uomo esprime la verità del suo rapporto con Dio Creatore anche mediante la bellezza delle proprie opere artistiche […] Come ogni altra attività umana, l'arte non ha in sé il proprio fine assoluto, ma è ordinata al fine ultimo dell'uomo e da esso nobilitata» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2501). 

In modo specifico, inoltre, l’arte sacra ha un ruolo formativo per il suo legame con la liturgia, e in modo speciale con l’Eucaristia. Infatti, nell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis del 22 febbraio 2007, il legame tra bellezza, arte e liturgia viene esplicitato in termini chiari, e collegato alla formazione. «Il legame profondo tra la bellezza e la liturgia deve farci considerare con attenzione tutte le espressioni artistiche poste al servizio della celebrazione. Una componente importante dell'arte sacra è certamente l'architettura delle chiese […] A tale proposito si deve tenere presente che lo scopo dell'architettura sacra è di offrire alla Chiesa che celebra i misteri della fede, in particolare l'Eucaristia, lo spazio più adatto all'adeguato svolgimento della sua azione liturgica […] Lo stesso principio vale per tutta l'arte sacra in genere, specialmente la pittura e la scultura, nelle quali l'iconografia religiosa deve essere orientata alla mistagogia sacramentale. Un'approfondita conoscenza delle forme che l'arte sacra ha saputo produrre lungo i secoli può essere di grande aiuto per coloro che, di fronte a architetti e artisti, hanno la responsabilità della committenza di opere artistiche legate all'azione liturgica. Perciò è indispensabile che nella formazione dei seminaristi e dei sacerdoti sia inclusa, come disciplina importante, la storia dell'arte con speciale riferimento agli edifici di culto alla luce delle norme liturgiche» (Sacramentum Caritatis, n. 41) La sottolineatura della importanza dello studio della storia dell’arte sacra è molto precisa: la conoscenza della tradizione con cui l’arte ha servito la liturgia è uno strumento formativo indispensabile. Molto opportunamente il Catechismo afferma che «i Vescovi, personalmente o per mezzo di delegati, devono prendersi cura di promuovere l'arte sacra, antica e moderna, in tutte le sue forme, e di tenere lontano, con il medesimo zelo, dalla liturgia e dagli edifici del culto, tutto ciò che non è conforme alla verità della fede e all'autentica bellezza dell'arte sacra» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2503).

L’arte risulta formativa, anche in quanto luogo di trasmissione della fede, come è stato messo in evidenza dal XIII Sinodo dei Vescovi (che ha avuto luogo dal 7 al 28 ottobre 2012) che, affrontando ogni aspetto della nuova evangelizzazione, ha prestato anche molta attenzione all’arte come strumento di comunicazione della Fede.

Fin dall’Instrumentum Laboris, redatto proprio in preparazione del Sinodo stesso, l’attenzione alla dimensione della bellezza artistica è ampia: il numero 157 del capitolo IV recita espressamente: «In questo capitolo dedicato al rapporto tra fede e conoscenza va collocato anche il richiamo contenuto nelle risposte all’arte e alla bellezza come luogo di trasmissione della fede».

Nel corso del Sinodo numerosi passaggi sono stati dedicati al tema dell’arte, tanto che la numero 20 dell’Elenchus delle 58 proposizioni finali prodotte dal Sinodo è dedicata proprio a “La nuova evangelizzazione e la via della bellezza” (il testo qui sotto riportato è di traduzione mia, non ufficiale): «Nella Nuova evangelizzazione, un’attenzione particolare va fatta alla via della bellezza : Cristo, il “buon pastore” (cfr. Gv 10,11), è la verità in persona, segno della bellezza rivelata, che versa se stesso senza misura. È importante di dare testimonianza ai giovani che seguono Cristo non solo della sua bontà e verità, ma anche della pienezza della sua bellezza. Come ha affermato sant’Agostino: “non è possibile amare ciò che non è bello” (Confessioni, IV, 13.20). La bellezza ci attira verso l’amore, dove Dio ci rivela il suo volto in cui crediamo. Sotto questa luce, gli artisti si sentono interpellati dalla nuova evangelizzazione e, al tempo stesso, si sentono dei comunicatori privilegiati di essa». Viene messo in evidenza il ruolo che l’arte deve avere nella formazione dei chierici, con esplicito rimando alla Sacrosanctum Concilium:  «Nella formazione dei seminaristi non devono essere trascurate né l’educazione alla bellezza, né l’educazione alle arti sacre, come ci ricorda l’insegnamento del Concilio Vaticano II (cfr. Sacrosanctum Concilium, 129)».

La questione della formazione rimanda, anche nel contesto sinodale, alla necessità di dirimere la qualità dell’arte, sulla base della sua verità: «È necessario che la Chiesa sia vigile nella cura e nella promozione della qualità dell’arte che è permessa negli spazi sacri riservati alle celebrazioni liturgiche, preservandone la bellezza e la verità della sua espressione».

L’arte, dunque, è strumento formatore solo in quanto è essa stessa formata. Al proposito nel Decreto sugli strumenti di comunicazione sociale Inter Mirifica promulgato il 4 dicembre 1963, viene esplicitamente affermato che esistono teorie estetiche erronee e che anche l’arte ricade entro le norme dell’etica: «La [seconda] questione riguarda le relazioni tra i diritti dell'arte -come si suol dire- e le norme della legge morale. Poiché il moltiplicarsi di controversie su questo argomento non di rado trae origine da dottrine erronee in materia di etica e di estetica, il Concilio proclama che il primato dell'ordine morale oggettivo deve essere rispettato assolutamente da tutti. Questo ordine è il solo a superare e armonizzare tutte le diverse forme dell'attività umana, per quanto nobili esse siano, non eccettuata quella dell'arte» (Inter Mirifica, n. 6). Il Catechismo della Chiesa Cattolica approfondisce ulteriormente il discorso sulla questione artistica, precisando quale arte possa essere considerata legittimamente sacra: « L'arte sacra è vera e bella quando, nella sua forma, corrisponde alla vocazione che le è propria: evocare e glorificare, nella fede e nella adorazione, il mistero trascendente di Dio, bellezza eccelsa di verità e di amore, apparsa in Cristo “irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,3), nel quale “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9), bellezza spirituale riflessa nella Santissima Vergine Maria, negli angeli e nei santi. L'autentica arte sacra conduce l'uomo all'adorazione, alla preghiera e all'amore di Dio Creatore e Salvatore, Santo e Santificatore» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2502). Una autentica arte sacra è dunque un crocevia formativo: forma il seminarista alla bellezza del sacerdozio, lo rende in grado di formare spiritualmente e teologicamente gli artisti, e diventa strumento di evangelizzazione per tutti i fedeli.

Tutto questo viene sintetizzato e rilanciato con uno spirito rinnovato da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Caritatis, che raccoglie anche il lavoro fatto nel Sinodo del 2012. Infatti, rimandando in nota proprio al numero 6 della Inter Mirifica, papa Francesco scrive: «Non si tratta di fomentare un relativismo estetico, che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto. Se, come afferma sant’Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d’amore. Dunque si rende necessario che la formazione nella via pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede. È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”» (n. 167).

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. 

Website www.rodolfopapa.it  Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail: rodolfo_papa@infinito.it.

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NOTA

[1] http://www.zenit.org/it/articles/l-arte-e-la-bellezza-nella-formazione-sacerdotale-parte-i