L'arte sacra e la sua più intima essenza

Introduzione del cardinale Cañizares all'ultimo libro di Rodolfo Papa

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ROMA, sabato, 17 marzo 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo di seguito il testo dell'introduzione al nuovo libro di Rodolfo Papa, Discorsi sull’arte sacra (Cantagalli, Siena 2012), firmata dal cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. Rodolfo Papa è docente di Storia delle Teorie estetiche presso la Pontificia Universitas Urbaniana e ha curato per ZENIT la rubrica Riflessioni sull'Arte.

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Introduzione di S.E. Card. Antonio Cañizares Llovera
Prefetto della Congregazione per il Culto Divino

Questa è un’opera che aspettavamo, perché ne abbiamo bisogno: l’opera di Rodolfo Papa, che studia con profondità l’arte sacra e la sua più intima essenza ed identità. Si tratta dell’essenza e dell’identità che nasce dalla verità dell’arte sacra, e anche dalla verità dell’arte in quanto tale, nella quale verità e bellezza sono inseparabili e in cui fede e arte, fede e bellezza si abbracciano in una perfetta reciprocità, che è unità inscindibile tra loro; qualcosa di simile a quanto accade tra fede e ragione.

Così riconosceva il papa Benedetto XVI che, nella sua splendida intervista rilasciata ai giornalisti in aereo, nel novembre 2010, durante il viaggio in Spagna per la sua visita a Santiago de Compostela e, successivamente, per la consacrazione della Basilica della Sagrada Familia dell’architetto Antonio Gaudì a Barcellona, affermò quanto segue: «Voi sapete che io insisto molto sulla relazione tra fede e ragione, che la fede, e la fede cristiana, ha la sua identità solo nell’apertura alla ragione, e che la ragione diventa se stessa se si trascende verso la fede. Ma ugualmente importante è la relazione tra fede e arte, perché la verità, scopo, meta della ragione, si esprime nella bellezza e diventa se stessa nella bellezza, si prova come verità. Quindi dove c’è la verità deve nascere la bellezza, dove l’essere umano si realizza in modo corretto, buono, si esprime nella bellezza. La relazione tra verità e bellezza è inscindibile e perciò abbiamo bisogno della bellezza. Nella Chiesa, dall’inizio, anche nella grande modestia e povertà del tempo delle persecuzioni, l’arte, la pittura, l’esprimersi della salvezza di Dio nelle immagini del mondo, il canto, e poi anche l’edificio, tutto questo è costitutivo per la Chiesa e rimane costitutivo per sempre.

Così la Chiesa è stata madre delle arti per secoli e secoli: il grande tesoro dell’arte occidentale - sia musica, sia architettura, sia pittura - è nato dalla fede all’interno della Chiesa. Oggi c’è un certo “dissenso”, ma questo fa male sia all’arte, sia alla fede: l’arte che perdesse la radice della trascendenza, non andrebbe più verso Dio, sarebbe un’arte dimezzata, perderebbe la radice viva; e una fede che avesse l’arte solo nel passato, non sarebbe più fede nel presente; ed oggi deve esprimersi di nuovo come verità, che è sempre presente.

Perciò il dialogo o l’incontro, direi l’insieme, tra arte e fede è inscritto nella più profonda essenza della fede; dobbiamo fare di tutto perché anche oggi la fede si esprima in autentica arte, come Gaudí, nella continuità e nella novità, e che l’arte non perda il contatto con la fede» (Benedetto XVI, Intervista con i giornalisti, 6 novembre 2010).

Quando fu pensato il presente libro ancora non erano state pronunciate queste parole, ciononostante, l’insieme di questa opera di Rodolfo Papa -uomo di fede, artista e pensatore acuto e penetrante, ricercatore appassionato della verità e della bellezza-, costituisce un approfondimento, una spiegazione e un commento fedele di queste parole e del pensiero di papa Benedetto XVI, per il quale il binomio fede-arte, la bellezza dell’arte sacra, l’unità fondamentale tra arte e Liturgia, sono temi molto importanti del suo pontificato.

Si capisce perfettamente l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti nel corso dei tempi, anche nei nostri giorni. Si comprende l’affermazione reiterata degli ultimi papi –da Paolo VI a Benedetto XVI- della necessità di questa amicizia, che è unità e assoluta mutua reciprocità, e l’appello ad esprimere nell’opera artistica il binomio fede-arte, fede-bellezza, inseparabili dall’altro binomio di fede-ragione, fede-verità, fede-bontà, come realizza tanto splendidamente l’autore di questo libro. Da questa visione dell’arte in generale, e dell’arte sacra in particolare, si comprende il carattere di perennità dell’arte, la sua natura non effimera, il suo valore universale al di là della circostanza dell’epoca o del gusto del momento, o degli affanni consumisti, si comprende la sua dimensione religiosa e la stessa implicazione dell’artista, e della totalità della sua persona, nell’opera della sua arte, soprattutto quando si tratta di arte sacra, ovvero di arte per la liturgia, sia musica, pittura, scultura o architettura, che non possono esimersi dall’esprimere l’iniziativa di Dio, l’azione divina che sempre precede l’opera artistica, nella stessa liturgia così come nella realtà del creato.

Mentre scrivo questa presentazione, penso ai tanti e tanti uomini d’arte che sono fedele riflesso e testimonianza della verità di questa relazione tra fede e arte, che tanto magnificamente esprime l’autore di questo libro, e agli stessi artisti e opere d’arte a cui, nel corso del libro, egli stesso si riferisce. Penso, per esempio, al geniale pittore universale del “Siglo de oro” spagnolo, El Greco, nell’approssimarsi della celebrazione del suo quarto centenario. Né la persona, né di conseguenza l’opera, di El Greco, si possono separare dalla sua dimensione religiosa, dalla fede cristiana. Tutto in lui riflette la grandezza di un uomo di spirito con uno speciale “tocco divino”, capace di percepire e plasmare, nei tratti grossi o nella impressione dei colori della sua singolare pittura, la Suprema Bellezza, abisso infinito di perfezione, ineguagliabile e sovrana. In tutta la sua opera, grande e unica, si riflette il più profondo di questa sua anima, immagine del suo Fattore che la plasmò con il delicato tocco dei suoi “pennelli divini”. In tutta l’opera di El Greco appare sempre lo spirito sublime che ha contemplato e penetrato il “Mistero”, è stato condotto alla sua densità, e lo ha espresso con tutta l’elevazione dell’arte che emerge dal fondo dell’essere illuminato da questa esperienza, che trascende lo sguardo superficiale incapace di innalzarsi verso le cime alte dello spirito. El Greco si è immerso nella profondità del Vangelo, nel mistero dell’Incarnazione, -di Dio fatto uomo per gli uomini e per loro consegnato alla Croce -, nella vittoria sulla morte, tanto nemica dell’uomo, che con tanta bellezza e dramma ha saputo esprimere la sua opera.

Così, con una fede cristiana dalle profonde radici, ben formata e capace di dare ragione della sua verità, El Greco, in tutta la sua opera pittorica, mostra le realtà fondamentali di questa fede, insegna, parla dei misteri più profondi ai rudi e ai semplici, catechizza, eleva, conduce alla contemplazione, alla meraviglia, alla venerazione, all’orazione nella preghiera e nella lode; dà ragione della fede, e mostra la sinfonia e l’armonia della sua bellezza, e il suo irraggiamento e la sua espressione nel più vivo e genuino dell’umano. Lo ha fatto nella peculiare circostanza del suo momento storico, però la sua arte continua a parlare oggi, come ieri, con vivissima attualità, perché non è la circostanza o il momento effimero che subito passa, ciò che in lui conta; ma perché esprime realtà che non periscono e lo fa con il linguaggio della “punta del alma”, come direbbero i mistici; parla con i pennelli e i colori da “questo profondo centro dell’anima”, dove ogni uomo si conosce e si sente compreso, di qualunque generazione sia.

Come uomo di radicata “cristianità” e, inseparabilmente, figlio del suo tempo, El Greco riflette l’uomo, per il quale manifesta una viva e singolare passione. Chi non vede questa passione nell’Entierro de Duca de Orgaz, o nell’Expolio, o nell’Apostolado della Sacrestia della Cattedrale di Toledo o nel San José della medesima Cattedrale? Le mani, gli occhi, i volti, i movimenti dei corpi dei suoi personaggi, tutto, tutta la sua opera è una espressione di come vede l’uomo e il suo dramma: l’uomo che soffre e che ama, che vive questo dramma dell’esistenza e il suo anelito alla felicità, amato da Dio, l’uomo da Lui amato e elevato, l’uomo salvato e chiamato a partecipare della sua gloria: è la verità dell’uomo, così come è davanti a Dio. Ben si riflette nella sua arte che “la gloria di Dio è l’uomo vivente” (S. Ireneo di Lione). Tutta la sua opera manifesta l’uomo, esprime come è penetrato nella profondità dell’umano, ma non come lo vedrebbe il pagano o il mero umanista; c’è una differenza notevole: è quella che permette la visione di fede e che lo porta a guardare con uno sguardo peculiare, lo sguardo della verità che è inseparabile dalla bellezza. Dietro i volti o i corpi, le mani o gli occhi, i colori e le pieghe dei panneggi o il movimento dei corpi, c’è la verità che professa la sua fede sull’uomo.

Questa fede, decisamente cristiana e cristocentrica, è, parimenti, profondamente antropologica, umana, è la chiave fondamentale per addentrarsi ed immergersi nella ricchezza e grandezza di El Greco, come nella più autentica arte occidentale. Le sue opere, come le altre nate dalla fede cristiana, sono opere che non si sono spogliate –né si possono spogliare- della loro aura, dell’aura della bellezza. Ancora non sono diventate –non vogliamo e non permettiamo che diventino- puro e semplice oggetto di piacere per le loro qualità estetiche formali, puro e semplice oggetto di erudizione per gli intenditori, puro e semplice oggetto della curiosità distratta dei visitatori nelle mostre e nei musei. Laddove si incontrano il santo e il credente, la bellezza è il fulgore della grazia. Qui la bellezza ci fa rivolgere verso qualcosa di “altro” di cui non possiamo disporre, e che, ciononostante, ci attrae rasserenandoci e pacificandoci. Qui, attraverso la bellezza, emana una forza che non schiaccia né sottomette, ma che sostiene. Qui si sprigiona una libertà che dal profondo emana incessantemente e che dal centro del nostro essere ci rende liberi: la libertà sgorga dalla verità e dalla bellezza. Qui, soprattutto, ci si apre alla comunicazione del dono divino e dell’amore che in lui ci si comunica; qui si apre la speranza, e qui si dipinge il futuro di un’umanità nuova e di un’umanità con futuro.

In conclusione, le mie felicitazioni ed il mio apprezzamento a Rodolfo Papa, per questa opera che non solo ci introduce nell’identità e nell’essenza dell’arte e in particolare dell’arte sacra, ma che costituisce un grande aiuto affinché l’inseparabilità di liturgia e bellezza non sia distorta in alcun modo, ma al contrario, ingrandita, potenziata e rafforzata. Non mi resta altro che invitare ad addentrarsi in questo libro ed arricchire, così, l’animo e lo sguardo con la sua lettura.