L'Arte ti rende una persona migliore

Intervista a Francesco d'Alfonso, direttore artistico del progetto "Una Porta verso l'Infinito" promosso dall'Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 970 hits

A pochi giorni dalle feste, l’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma mette un bel regalo sotto l'albero degli abitanti di Roma amanti dell'arte. Ieri nella storica cornice della Sala della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense è stata inaugurata la seconda edizione di “Una Porta verso l’Infinito”, il progetto che promuove il dialogo fra le arti nell’ottica della fede e della trascendenza, che ha riscosso grande successo con l'edizione dello scorso anno in ogni angolo sacro della Capitale: dalle Chiese centrali di Santa Maria in Montesanto e dell'Ara Coeli, fino alle parrocchie di periferia. ZENIT ha intervistato Francesco d’Alfonso, giovane e colto direttore artistico del progetto, che dopo averci raccontato le novità dell'edizione 2013, ci ha parlato del suo amore per l'arte e dell'importanza che essa riveste nel mondo di oggi, non risparmiando qualche critica e consiglio ai giovani che si approcciano a questo bel mondo.

***

Perché un Ufficio del Vicariato di Roma che si occupa di comunicazione si sta impegnando ormai da due anni su un evento di cultura e di arte?

Francesco d’Alfonso: Negli Statuti d’arte dei pittori senesi del Trecento si leggeva: «Noi siamo manifestatori, agli uomini che non sanno lettura, delle cose miracolose operate per virtù della fede». Da questa definizione antica si deduce che l’arte è una potente forma espressiva e comunicativa dei dogmi di fede. Infatti il Cristianesimo è stato tramandato sì attraverso formule dogmatiche, ma si è diffuso ed è stato compreso grazie anche a formule iconografiche. L’arte è sempre stato uno straordinario strumento di comunicazione della fede.

L’arte è importante, dunque, per l’individuo?

Francesco d’Alfonso: Certo, anzi credo che  debba essere alla base della formazione dell’essere umano. L’arte, soprattutto se coltivata fin dalla tenera età, è fondamentale per accrescere la sensibilità dell’individuo. Mio figlio di 3 anni respira l’arte sin dalla nascita: a 4 mesi ha assistito alla Sonata in si minore di Liszt! Non so se avrà mai delle velleità artistiche nella sua vita, ma sicuramente queste cose stanno contribuendo a fare di lui una persona più sensibile, più profonda, che potrà guardare oltre grazie, al substrato che l’arte sta creando in lui.  È una questione di abitudine alla bellezza. E se sei abituato al bello, farai anche cose buone. Etica ed estetica non sono due rette parallele che non si incontrano mai, piuttosto sono due perpendicolari che si incrociano.

Per questo si è scelto nel progetto di portare grandi opere di musica sacra di Brahms o Vivaldi, in quartieri di periferia, a persone che non hanno mai auto possibilità di andare a teatro?

Francesco d’Alfonso: Assolutamente sì. Spesso nelle grandi città la gente vive in realtà “di cemento”, in contesti urbani che sono delle aberrazioni dell’architettura. Portare in questi contesti una serata “di bellezza” è fondamentale. Non è importante che tutti diventino, di colpo, appassionati di musica classica o di arte, ma che tutti possano godere di quei frammenti di bellezza che gli sono concessi in dono.

In questo senso è molto importante la collaborazione con il Teatro dell’Opera...

Francesco d’Alfonso: Grazie a questo progetto non è più la gente che va verso l’arte, ma l’arte che raggiunge la gente. L’Opera di Roma esce dalla sua storica sede del Teatro Costanzi, non è più un monumento, ma raggiunge il territorio.

E da parte del pubblico che risposta c’è stata?

Francesco d’Alfonso: L’impatto è stato incredibile, soprattutto ai concerti. Molta gente vede come un evento lontano da sé, irraggiungibile, “la prima della Scala”, la “grande soirèe” all’Opera”. Con Una Porta verso l’Infinito invece molte persone hanno potuto vivere un grande evento da protagonisti, restando “a casa propria”: in parrocchia. E in più ascoltando non Bohème o Traviata, ma il grande repertorio sacro che è parte fondamentale della storia della musica e della cultura italiana.

Lei è un grande appassionato di arte, cultore di musica classica, sacra e di opera. Quanto c’è della sua personalità e delle sue passioni in questo progetto?

Francesco d’Alfonso: È inutile negare che quando un direttore artistico fa delle scelte mette molto di sé, delle proprie esperienze, di ciò che ha letto, visto, ascoltato. E così è stato per questo progetto. In particolare, tengo molto all’incontro della serie dei “Frammenti di bellezza” con Franco Battiato. Posso dire di essere davvero cresciuto con la sua musica. È un cantautore che amo particolarmente per la musica e i testi straordinari, e poi perché rappresenta una figura di artista in cui vive la contaminazione tra tutti i generi musicali: classica, leggera, rock, pop. Di Battiato apprezzo inoltre la continua ricerca di spiritualità sottesa a tutta la sua produzione musicale.

Spesso i giovani che vorrebbero intraprendere una carriera artistica vengono scoraggiati, perché l’arte è considerata una “perdita di tempo”. Lei cosa pensa di questo?

Francesco d’Alfonso: L’artista, al di là dell’immagine poetica che se ne può avere, è innanzitutto un lavoratore. Spesso si vede solo l’aspetto ludico dell’arte, e si dimentica che è invece un cammino faticoso e selettivo. La televisione ci mostra solo esempi di successo facile. Il vero artista, invece, è colui che studia tutta la vita, con uno spirito di sacrificio ai limiti dell’abnegazione. Ricordo un’intervista di alcuni anni fa al grandissimo soprano Renata Tebaldi, poco prima che morisse, dove dichiarava che nonostante non fosse più in carriera da 30 anni continuava a studiare tutti i giorni. L’arte è infatti un’abitudine alla disciplina: per questo sono tanti i giovani che vorrebbero fare gli artisti, ma solo in pochi ci riescono.

Se la strada è tanto dura, qual è il tornaconto che dà l’arte?

Francesco d’Alfonso: Innanzitutto c’è la realizzazione personale, che è sublimata dal fatto che l’artista trova soddisfazione nel riuscire a dare se stesso agli altri. Non dimentichiamo poi che l’arte è sempre riflesso della creazione. Dio è il divino “artista”, è Colui che crea, e gli artisti, quindi, ricreano qualcosa e partecipano della stessa forza creatrice di Dio. Ciò rende sacra l’arte a prescindere. Ancor più quando diventa veicolo del kerygma cristiano si segna un passaggio spirituale in grado di convertire. L’esperienza della bellezza, quindi, è un’iniziazione all’amore che cristianamente diventa un itinerario di conversione.