L'attualità dei Padri della Chiesa

Convegno alla Pontificia Università Lateranense su "Come leggere i Padri oggi" nel 35° anniversario della Collana di Testi Patristici editi da Città Nuova

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di Enrico dal Covolo
magnifico rettore della Pontificia Università del Laterano

ROMA, giovedì, 1° marzo 2012 (ZENIT.org).- Circa una settimana fa abbiamo celebrato il cinquantesimo anniversario della Costituzione Apostolica Veterum Sapientia, promulgata dal Beato Papa Giovanni XXIII il 22 febbraio 1962. Come è noto, l'attenzione ai Padri greci e latini, e soprattutto la pressante sollecitudine affinché non si estinguesse nella Chiesa la competenza linguistica necessaria per adire direttamente i loro scritti, sono i due elementi che scorrono in filigrana lungo tutto il Documento, e che riemergono esplicitamente alla conclusione di esso.

Soggiace alla Costituzione Apostolica una ferma e precisa convinzione, che – nonostante l'intrinseca ovvietà dell'asserto – giova tuttavia esplicitare e ribadire con energia in questa sede. Tale convinzione potrebbe essere sinteticamente formulata in questi termini: i Padri della Chiesa hanno “veramente molto da dire agli uomini di oggi”, di ogni oggi, “sia con l'esempio che con l'insegnamento”.

L’espressione, che ho citato adesso, si trova in verità nella parte conclusiva di un altro Documento, scritto da un altro Papa beatificato.

Si tratta della Lettera Apostolica Augustinum Hipponensem, che Giovanni Paolo II inviò a tutte le Chiese nel XVI centenario della conversione di sant'Agostino (28 agosto 1986). Ma tale espressione, riferita dal Papa all'eminente Padre, Vescovo e Dottore della Chiesa, è efficace anche in riferimento ai Padri tutti. Sì, essi hanno “veramente molto da dire agli uomini di oggi”, sia con l'esempio della vita che con l'insegnamento della dottrina.

Il problema è quello di saperli ascoltare, questi Padri; o – come recita il titolo del nostro Convegno – di “come leggerli”.

Un contributo prezioso alla soluzione di questo problema è offerto dalla benemerita Editrice “Città Nuova”, che oggi si presenta decisamente come il polo editoriale più importante per le scienze patristiche in Italia.

In particolare, vogliamo ricordare i trentacinque anni di quella che noi talvolta denominiamo con scarso rispetto la collana aragosta, dal colore della copertina; e che invece si chiama – come tutti sanno – la “Collana di Testi Patristici”, diretta prima dal compianto prof. Antonio Quacquarelli, e ora con altrettanto impegno dal prof. Claudio Moreschini.

Sarà proprio lui, il prof. Moreschini, a illustrare tra breve la nascita, lo sviluppo e la storia di questo progetto editoriale, dalla metà degli anni Settanta fino ai nostri giorni.

Da parte mia, vorrei invece approfittare dell’occasione per segnalare la comparsa in libreria di un volume importante, sempre di Città Nuova, ma di un’altra Collana: la Collana che, in sinergia con il Gruppo Italiano di Ricerca su Origene e la Tradizione Alessandrina, pubblica in edizione bilingue gli Opera Omnia di Origene.

Si tratta del volume di Roberto Spataro, dedicato ai due trattati (ma Spataro preferisce parlare di “un unico trattato”, magari in due parti) dell’Alessandrino Sulla Pasqua.

Trasmesso da un codice papiraceo scoperto nel 1941 a Tura, dieci chilometri a sud del Cairo, e edito a Parigi nel 1979 da Octave Guéraud e da Pierre Nautin, dieci anni dopo, nel 1989, il trattato Sulla Pasqua è stato tradotto in italiano da Giuseppe Sgherri e pubblicato dalle Edizioni Paoline fra le “Letture cristiane del primo millennio”.

Poi, dai primi anni novanta del secolo scorso, sono usciti diversi lavori importanti, che trovano finalmente un significativo approdo nell’edizione e nel commento pubblicati da Spataro per Città Nuova.

L’apporto del trattato alla dottrina dei Padri sulla Pasqua è senz’altro notevole. Nel suo complesso, poi, l’interpretazione origeniana della Pasqua – intesa dall’Alessandrino come passaggio – va considerata come una “pietra miliare” nello sviluppo della fede in Gesù Cristo, specialmente quando se ne considerano gli esiti in Agostino e nella tradizione successiva.

In definitiva, la lettura del tratto si rivela un’affascinante avventura. Siamo grati a don Roberto Spataro per avercene spianato il cammino.