L'attualità della “donazione di Costantino” all'interno della Storia d'Italia

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ROMA, venerdì 30 aprile 2004 (ZENIT.org).- È appena uscito in Italia un libro su “La donazione di Costantino” (il Mulino, pagine 240, euro 13), il falso più famoso della storia del papato: l’atto con cui l’imperatore – prima di trasferirsi a Costantinopoli – avrebbe concesso a papa Silvestro e ai successori il dominio su Roma, l’Italia e l’Occidente.



ZENIT ne ha parlato con l’autore del volume, il professor Giovanni Maria Vian, che insegna filologia patristica all’università di Roma La Sapienza ed è membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

Perché pensa sia interessante discutere oggi sulla donazione di Costantino?

Professor Vian: Perché la situazione internazionale ci spinge a riflettere sulla nostra identità religiosa e culturale e la donazione di Costantino è appunto all’origine di una delle specificità dell’Occidente: una distinzione fra religione e politica in cui l’autonomia della Chiesa è supportata dal potere temporale.

Il papato è stato infatti l’unica istituzione religiosa ad avere un proprio dominio territoriale, che gli ha garantito autonomia e in genere ha permesso una separazione fra i due poteri là dove arrivava la sua influenza spirituale.


Che rapporto ha la donazione con la storia d’Italia?

Professor Vian: La penisola italiana è il luogo in cui questa specificità occidentale ha preso forma e si è realizzata, creandovi una situazione particolare che, come si sa, è stata considerata causa della sua tardiva unità politica.

Non bisogna poi dimenticare che la Chiesa è stata governata, soprattutto nel secondo millennio, da una maggioranza schiacciante di papi italiani, fatto che senza dubbio qualifica ancora di più lo speciale legame che ha unito l’Italia al cristianesimo: gli italiani non avevano unità politica, ma hanno avuto la responsabilità di guidare la Chiesa come a nessun altro popolo è stata data.


Qual’è, per sommi capi, la storia di questo documento dal così alto valore simbolico?

Professor Vian: Molto del Constitutum Constantini (questo è il titolo del falso) si ritrova già nella storia di san Silvestro, abbozzata alla fine del IV secolo, che ha come protagonista il papa contemporaneo di Costantino e che divenne presto molto popolare. Il falso documento però fu scritto a metà dell’VIII secolo, quando il potere pontificio iniziò ad affermarsi come dominio anche temporale.


Si può ipotizzare chi sia stato l’autore del falso? A chi giovava?

Professor Vian: L’autore è sconosciuto, ma il testo è servito al papato, che proprio allora cercava con fatica di sottrarsi all’influenza bizantina, ormai declinante, e al dominio dei longobardi, padroni di metà della penisola: per questo i papi si rivolsero ai franchi.

La donazione però poteva giovare anche alla nuova entità statale carolingia, che si stava affermando come nuovo impero d’Occidente, o ai vescovi franchi che si richiamavano a Roma. Ma con il tempo nell’opinione comune – soprattutto dopo Lutero – il falso è stato attribuito esclusivamente all’interesse temporale dei papi.


Naturalmente su un nodo così importante della storia della Chiesa non sono mancate le critiche, all’interno e all’esterno del mondo cristiano…

Professor Vian: I primi a dubitare dell’autenticità del documento furono nel 1001 un imperatore tedesco, Ottone III, e il papa francese Silvestro II. E critiche alla donazione vennero da sostenitori dell’impero, riformatori radicali, eretici, e alla fine del Trecento era diffusa la convinzione della sua falsità, dimostrata dagli umanisti: nel 1433 dal tedesco Niccolò da Cusa (poi cardinale), nel 1440 dal romano Lorenzo Valla (poi segretario papale).

Ma la critica più celebre alla donazione rimane quella di Dante, che sottolinea un’idea, poi ripresa da molti anche in età contemporanea: il potere temporale costituisce una spinta alla corruzione della Chiesa.


Lei ha messo in luce come il dibattito sull’autenticità della donazione e sul suo ruolo nella storia della Chiesa abbia attraversato non solo la cultura ecclesiastica, ma anche quella laica, diventando una questione italiana...

Professor Vian: La donazione ha interessato uomini di Chiesa come san Bernardo e pensatori come Marsilio da Padova, poeti come Ariosto, storici come Machiavelli e Guicciardini. Ed è passata nella storia dell’arte, soprattutto a Roma. Qui infatti i papi hanno risposto agli attacchi con una splendida propaganda visiva, dal Laterano medievale al Vaticano rinascimentale e barocco, con Raffaello e Bernini.

Nel corso dei secoli la controversa donazione di Costantino si trasforma in un dibattito sul potere papale e sul rapporto tra politica e religione, anche se agli inizi dell’età moderna il falso documento viene abbandonato. Soprattutto perché non serve più: il papato infatti è ormai consolidato, sia dal punto di vista del dominio temporale sia sul piano ideologico.

La crisi protestante prima, quelle illuministe e rivoluzionarie poi, rinnovano però l’esigenza di difendere il primato e il ruolo dei romani pontefici, messi di nuovo in crisi dall’anticlericalismo risorgimentale.

La discussione allora si sposta – anche all’interno del mondo cattolico – sul peso del potere temporale nella storia della Chiesa e sul significato dello stesso papato nel mondo.

Ancora oggi ci sono gli “anticostantiniani”, ma non dobbiamo dimenticare che lo stesso ruolo internazionale svolto dalla Chiesa di Roma – per esempio attraverso la diplomazia – deve molto all’antico potere temporale. E dunque alla donazione di Costantino.