L'attualità della "Pacem in terris"

Dal 2 al 4 ottobre le Giornate Celebrative del 50° anniversario dell'enciclica di Giovanni XXIII

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 312 hits

Si sarebbero dovute tenere all’inizio di quest’anno ma la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI ha indotto il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace a rinviare l’iniziativa. Le Giornate Celebrative del 50° anniversario dell’enciclica Pacem in terris sono state ora definitivamente fissate al 2, 3 e 4 ottobre.

I contenuti e l’obiettivo delle Giornate, che si terranno in parte presso la Domus Pacis, in parte presso l’Aula Nuova del Sinodo, sono stati illustrati stamattina in Sala Stampa Vaticana, dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e da monsignor Mario Toso, segretario del medesimo dicastero.

Non si tratterà di una semplice commemorazione ma di una più concreta attualizzazione della Pacem in terris, e della verifica della “traduzione in pratica dei suoi fondamentali insegnamenti nell’ambito dei diritti umani, del bene comune, del bene comune globale e della politica, campi nei quali si gioca la convivenza pacifica fra i popoli e fra le nazioni”, ha spiegato il cardinale Turkson.

Il primo dei tre obiettivi che le Giornate si prefiggono è la questione delle istituzioni politiche e delle politiche globali. “Già cinquant'anni fa – ha osservato Turkson - del resto, con lucidità e chiara preveggenza, la Pacem in terris constatava l’inadeguatezza degli Stati nazionali rispetto alla realizzazione del bene comune universale”.

Inoltre il congresso toccherà temi come il lavoro e la protezione dei diritti umani, con la partecipazione di esponenti di accademici di livello internazionale.

Un secondo nodo centrale che sarà affrontato alle Giornate, è relativo alle nuove frontiere della pace, con riferimento a temi più o meno nuovi rispetto all’epoca della Pacem in terris, come la libertà religiosa (in particolare la persecuzione dei cristiani nel mondo), l’emergenza educativa, la crisi economica, la questione energetica, gli armamenti e le misure di sicurezza.

Il terzo punto al centro dei lavori delle Giornate celebrative della Pacem in terris riguarderà l’aspetto educativo. Questo ambito sarà sviluppato sia in una chiave più propriamente formativa, sia sulla base delle esperienze concrete.

Da parte sua monsignor Mario Toso ha sottolineato che la “utopia” della Pacem in terris, con la sua “visione ottimistica dell’uomo”, oggi piuttosto dimenticata, cozza profondamente con il “contesto di cultura «liquida» e tendenzialmente nichilista” che va per la maggiore oggi.

È impossibile, tuttavia, non scorgere l’attualità dell’enciclica giovannea che “ha offerto una struttura di pensiero e di progettualità politica che ha fatto sì che la Chiesa e i credenti si impegnassero nelle questioni sociali, per gli anni che sarebbero venuti, con una capacità di visione e di proposta davvero universale”.

Tra gli elementi di attualità della Pacem in terris è possibile individuare la difesa dello Stato di diritto e dei diritti umani che “vanno promossi nella loro unità e indivisibilità” in contrapposizione con gli “assalti dell’imperante ideologia tecnocratica, consumistica e mercantilistica, legata ad una cultura dello «scarto»”, per usare una definizione di Zygmunt Bauman, ripresa recentemente da papa Francesco.

La Pacem in terris è attuale, tuttavia, anche per rivalutare e promuovere il diritto al lavoro che “che oggi viene sottodimensionato da quella cultura neoliberista, tipica del capitalismo finanziario sregolato, secondo cui il lavoro è un «bene minore» o addirittura bene facoltativo”.

Quanto al concetto di ‘guerra giusta’ e all’uso della forza, monsignor Toso ha ricordato che “se i popoli non vorranno cadere in balia di una violenza diffusa e fluida, incontrollabile, bisognerà far leva, oltre che sul disarmo nucleare integrato da efficaci controlli, soprattutto sulla prevenzione”.

Non a caso nella Pacem in Terris, papa Giovanni XXIII esortava le persone e i popoli “alla mutua fiducia, ad essere costruttori di comunione e di pace”, attraverso “un’educazione integrale ed ininterrotta che passa attraverso l’istruzione, l’acquisizione di nuovi modelli e stili di vita, la moltiplicazione di pratiche di vita giusta e pacifica”.

La Pacem in Terris è stata lungimirante anche per aver messo in luce la necessità di una “riforma delle Nazioni Unite” e perché “lega la visione di un bene comune mondiale, che esige un’autorità politica corrispondentemente mondiale, direttamente alla rivelazione divina e al diritto”, ha sottolineato monsignor Toso.

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Per info: http://paceminterris2013.wordpress.com/