L'ecclesiologia del cardinale Walter Kasper

La cattolicità come "communio" nello Spirito e "communicatio" al/del "Verbum"

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di Robert Cheaib

ROMA, venerdì, 14 settembre 2012 (ZENIT.org).- «Ci sono due pericoli per la chiesa: la tentazione sadducea, cioè il pericolo della mondanizzazione della chiesa, e quella farisea, cioè il pericolo dell’isolamento, il tentativo di erigere un mondo ecclesiale a parte, una riserva ecclesiale, per poi, a partire da qui, clericalizzare il mondo. Cristo si è opposto sia ai sadducei che ai farisei e ha quindi condannato sia un’errata conformazione al mondo sia un’errata lontananza dal mondo. Entrambe le tentazioni non provengono dalla fede, ma dalla paura e dall’insicurezza, così come dall’istinto di auto-conservazione. Il sadduceo mondanizzato ha paura e quindi si adatta; il fariseo clericale ha paura e quindi si isola, tentando di “tenere la posizione”. Ma il credente non ha paura, bensì fiducia e speranza, e perciò non ha bisogno di preoccuparsi della propria conservazione. Questo lo rende libero per la responsabilità e il servizio».

Il paragrafo appena citato del libro del Cardinale Walter Kasper, La Chiesa di Gesù Cristo. Scritti di ecclesiologia, edito dalla Queriniana,esprime almeno tre qualità della visione del cardinale teologo.

Il primo aspetto è la chiaroveggenza analitica – direi anche diagnostica – che sa segnalare l’infruttuosità e la pericolosità dispersiva di alcune opzioni.

Il secondo aspetto è quello ermeneutico, capace di leggere e discernere la situazione attuale alla luce della perenne novità del Vangelo, rinvenendo la risposta dalla prospettiva cristica.

Il terzo aspetto è appunto quello prospettico radicato nel Vangelo e nei «sentimenti che furono in Cristo Gesù». Grazie a questo sguardo attuativo, Kasper intravvede il cammino del credente in mezzo alle varie opzioni che distruggono o almeno distraggono dall’essenziale, dall’atteggiamento di amore che crede e si versa in Dio e che si rispecchia e si traduce necessariamente in amore che serve verso l’uomo.

Già il titolo del volume «La Chiesa di Gesù Cristo» fa capire ai conoscitori del pensiero e della bibliografia di Walter Kasper che siamo dinanzi all’opera che egli avrebbe dovuto pubblicare alla fine della sua carriera accademica quale compimento della sua trilogia, dopo i due volumi: Il Dio di Gesù Cristo e Gesù il Cristo.

Nei due volumi appena accennati, Kasper rivelava un felice connubio tra rigore teologico-sistematico e capacità di fare teologia in contesto. Quello stesso stile dotto e sensibile, immerso nel dato della fede ed empatico verso il mondo dell’uomo d’oggi, si riflette nel terzo volume ecclesiologico. Il presente volume, però, si arricchisce ulteriormente dell’inevitabile apporto dell’esperienza decennale come teologo, ma contemporaneamente e soprattutto come uomo che ha coperto e copre importanti ruoli istituzionali nella chiesa che gli permettono di sentire da una prospettiva privilegiata cum ecclesia e – per così dire – «come chiesa» che dialoga con le altre chiese e le altre religioni.

Il libro raccoglie diversi contributi che variano da testi che possono considerarsi come un testamento ecclesiale di Walter Kasper quale navigato uomo di chiesa; analisi della situazione e del percorso della chiesa dopo il concilio Vaticano II; e approfondimenti sulla natura e sull’essenza della Chiesa.

Una qualità fondamentale accomuna questi contributi: Kasper – e lo afferma lui stesso – non scrive sulla chiesa come su una realtà con la quale non ha nulla a che fare, ma scrive della chiesa in cui vive e con cui vive, una chiesa che ha imparato ad amare alla scuola di grandi maestri come Yves Congar e Henri de Lubac, una chiesa nella quale «si sente a casa» e per la quale «si impegna con tutte le sue forze».

Ne risulta un quadro ecclesiologico maturo, auto-critico, radicato nella tradizione e capace di rinnovamento.

È pressoché impossibile riassumere gli apporti preziosi disseminati nel volume, ma la traccia della riflessione e della proposta è chiara: Kasper non fa parte dei nostalgici del passato che guardano il concilio con sospetto. Egli – pur riconoscendo le ombre – non oscura o trascura le luci conciliari e la capacità di novità e di «aggiornamento» apportata dal Vaticano II e parla pertanto di «un concilio di rinnovamento e di un’ermeneutica del rinnovamento» spiegando come «il concilio non ha voluto una nuova chiesa, ma una chiesa rinnovata spiritualmente sulla via della santificazione personale e della riforma istituzionale».

A partire da questa prospettiva ermeneutica Kasper prospetta uno sviluppo di una visione e autocomprensione della chiesa – quale oggetto di fede – come communio, e come milieu necessario per l’esperienza della fede la quale non è soltanto «la fede dell’io», ma contemporaneamente e necessariamente «la fede del noi».

Il volto comunionale configura la chiesa come congregatio fidelium e communio sanctorum fondata sul doppio gesto dell’ascolto della parola di Dio e del testimoniare-incarnare-proclamare ciò che ha ascoltato: «Verbum Dei religiose audiens et fideliter proclamans» (DV 1). L’universalità del messaggio di Cristo spinge la chiesa verso la fedeltà alla sua cattolicità e respinge ogni tentazione di «docetismo ecclesiologico» di una chiesa invisibile. In analogia con il Cristo, universale concretum, la chiesa per natura è chiamata a una «cattolicità» che significa «universalità concretamente visibile, dotata di forma, cattolicità in forma concreta».

L’espressione di questa cattolicità è per la chiesa tradursi come trasparenza che permette all’uomo di riconoscere e vivere il suo fondamentale orientamento a Dio Padre in Cristo per opera dello Spirito Santo. Se secondo Newman la chiesa cattolica non permette a nessuno di frapporsi tra l’anima e il suo creatore, ma sostiene il «cor ad cor loquitur», essa, nel contempo, testimonia la necessità costitutiva del «noi» nel rapporto con Dio mantenendo l’equilibrio tra esperienza individuale e comunitaria: ogni cristiano, infatti, «sta in rapporto immediato con Dio, ma non sta mai solo davanti a Dio».

Il saggio di Kasper è un compendio ecclesiologico che mostra in un’affascinante panoramica il senso della chiesa come mysterium/sacramentum che si manifesta nella forma costitutiva della communio. La communio nella/della chiesa è necessariamente pneumatologica giacché essa non si fonda sulle convergenze politiche e di simpatia umana, ma sull’opera caratterizzante dello Spirito Santo quale «spirito d’unità». Come sacramento dello Spirito di Cristo essa è sacramento universale della salvezza, segno e strumento dell’intima comunione con Dio e tra gli uomini. La Chiesa communio è anche communicatio del deposito della fede riassunto nel kerygma pasquale di Cristo Verbum abbreviatum.

L’ecclesiologia prospettata da Kasper esprime il meglio della visione «cattolica» della tradizione di Tubinga, erede dei contributi profetici di Johann Adam Möhler e di Karl Adam. Ne risulta un’ermeneutica ecclesiologico che concepisce la chiesa cattolica come quella realtà «dove non vi è un’ideologica partitica e una selezione nel vangelo, ma dove è conservata e annunciata al mondo intero la fede nella sua totalità e nella sua pienezza senza tagli, e così viene dato spazio, all’interno dell’unità, a una grande varietà».

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Il volume è reperibile sul seguente link:
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