L'ecologia umana all'Expo di Saragozza

Il Cardinal Martino e monsignor Crepaldi sulla posizione della Santa Sede sui temi ambientali

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di Antonio Gaspari 

SARAGOZZA, mercoledì, 23 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nell'ambito dell'Expo mondiale sull'acqua che si sta svolgendo a Saragozza, la Santa Sede ha allestito un padiglione e il 10 luglio ha promosso un convegno dal titolo "La questione ecologica: la vita dell'uomo nel mondo".

Al convegno, protrattosi fino a sabato 12 luglio, sono intervenuti tra gli altri il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e monsignor Giampaolo Crepaldi, segretario dello stesso dicastero e autore insieme a Paolo Togni del libro "Ecologia ambientale ed ecologia umana - politiche dell'ambiente e Dottrina Sociale della Chiesa " (edizioni Cantagalli - Siena). 

Monsignor Crepaldi ha precisato che secondo la Dottrina Sociale della Chiesa "la natura, biologicamente e naturalisticamente intesa, non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell'uomo".

"La Chiesa - ha aggiunto - vede sempre la natura in rapporto a Dio e all'uomo, non la vede solo come un insieme di cose, ma anche di significati"; per questo, "la natura trova un suo senso in un dialogo tra l'uomo e Dio e le cose stesse trovano collocazione in un rapporto di amore e di intelligenza". 

"In questo modo - ha proseguito monsignor Crepaldi -, l'insegnamento della Chiesa getta sulla natura la luce della rivelazione, la luce della creazione e la luce escatologica della redenzione", per cui "la natura è per l'uomo e l'uomo è per Dio".

Affrontando il tema dei compiti dell'uomo, il segretario del dicastero vaticano ha respinto le ideologie riduzioniste e antiumaniste come "quelle tendenti al biologismo, al catastrofismo o al naturalismo egoistico", e ha proposto una visione antropologica coniugata nel contesto dell'ecologia umana. 

"Nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, quella ecologica non è solo un'emergenza naturale, ma è anche un'emergenza antropologica", perché "il modo di rapportarsi al mondo dipende dal modo di rapportarsi dell'uomo con se stesso", ha osservato.

Decisivo a questo proposito, ha suggerito il segretario di Giustizia e Pace, è il fatto di "non ridurre utilitaristicamente la natura a mero oggetto di manipolazione e sfruttamento, e non assolutizzare la natura, né sovrapporla in dignità alla stessa persona umana". 

In una corretta impostazione della questione ambientale, ha concluso, la natura non deve essere considerata "una realtà sacra o divina, sottratta all'azione umana", anzi è proprio a partire da questo assunto che è necessario "armonizzare le politiche dello sviluppo con le politiche ambientali, a livello nazionale e internazionale".

Intervenendo al dibattito il 12 luglio, il Cardinale Renato Raffaele Martino ha sottolineato che bisogna "risalire a quanto contenuto nelle Sacre Scritture per comprendere il fondamento dell'interesse della Chiesa per la questione ecologica o ambientale".

In particolare, ha precisato, bisogna leggere il racconto della creazione, per comprendere "la relazione che Dio ha stabilito tra l'universo creato e l'umanità e il posto speciale nel quale Dio pose l'umanità dentro quell'universo". 

Nel ripercorrere la storia della Dottrina Sociale, e in particolare dell'insegnamento circa la questione ambientale, il Presidente di Giustizia e Pace ha ricordato la prima Enciclica sociale, la Rerum novarum di Leone XIII (1891), in cui il Pontefice stabilì che la Chiesa era "l'autentica voce nel trattare le questioni intorno alla giustizia sociale, includendo la protezione dell'ambiente naturale".

Secondo il Cardinal Martino, il magistero sociale - con particolare riferimento alle questioni ambientali - ha avuto un enorme sviluppo con la Gaudium et spes, dove è stato osservato che "portando avanti i compiti quotidiani l'umanità coopera e completa il lavoro della Creazione". 

Notevole è stato anche il contributo del Pontefice Paolo VI, il quale nel 1967 con la Populorum Progressio indicò "il ruolo dell'umanità all'interno della creazione"; con l'Octogesima Adveniens, la questione ambientale come questione sociale assunse maggiore importanza.

Giovanni Paolo II sviluppò poi intensamente la concezione dell'ambiente come casa e risorsa dell'umanità, e la coniugò in un ordine virtuoso e morale all'interno dell'ecologia umana.

Papa Benedetto XVI, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2008, ha infine rilanciato il ruolo dell'uomo, della famiglia e dell'educazione per migliorare le condizioni dell'umanità e salvaguardare il creato.