“L’elettrosmog non esiste, se non in Italia”, afferma il professor Battaglia

Sulla condanna a “Radio Vaticana”, il ricercatore parla di “reato di procurato allarme”

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ROMA, martedì, 10 maggio 2005 (ZENIT.org).- Padre Pasquale Borgomeo S.J., Direttore generale della “Radio Vaticana”, e il cardinale Roberto Tucci, Presidente del Comitato di gestione della Radio sono stati condannati a dieci giorni di arresto, con sospensione della pena, in base alla sentenza di primo grado del processo intentato contro la emittente pontificia per presunto inquinamento elettromagnetico.



La condanna disposta dal Giudice Luisa Martone, del Tribunale di Roma, il 9 maggio, comprende anche il pagamento delle spese processuali, mentre un risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili dovrebbe essere liquidato in separata sede.

Soddisfatti i pubblici Ministeri, Gianfranco Amendola e Stefano Pesci, mentre grande è lo sconcerto suscitato dalla sentenza tra gli scienziati e le associazioni ambientaliste, oltre alle autorità istituzionali.

In una nota diffusa il 9 maggio dal Ministero degli esteri Italiano, la Commissione bilaterale tra l'Italia e la Santa Sede per la soluzione dei problemi legati all'intensità delle emissioni elettromagnetiche della stazione “Radio Vaticana” di Santa Maria di Galeria ha ribadito che “I livelli di emissione di Radio Vaticana continuano ad essere al di sotto dei limiti di legge”.

“La Commissione ha preso atto con compiacimento dei risultati delle misurazioni congiunte effettuate nei mesi di gennaio-marzo di quest'anno nell'area circostante l’emittente di Santa Maria di Galeria”, si legge di seguito.

Alla riunione della Commissione hanno preso parte rappresentanti ed esperti dei Ministeri dell'Ambiente, delle Comunicazioni e della Salute, il Direttore Generale ed esperti dell'Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e i Servizi Tecnici (APAT), insieme a Dirigenti e tecnici della “Radio Vaticana”.

Solidarietà al cardinale Roberto Tucci, e a padre Pasquale Borgomeo, è stata espressa da Carlo Stagnaro, Direttore del Dipartimento Ecologia di mercato dell''Istituto Bruno Leoni, (www.brunoleoni.it), il quale ha dichiarato: "Questa sentenza segnala una preoccupante distanza tra i tribunali e la realtà scientifica”.

“Non solo non v'è alcuna evidenza che l'esposizione al cosiddetto inquinamento elettromagnetico possa causare danni sanitari – ha continuato –: tutti i principali organismi scientifici mondiali, compresa l'Organizzazione Mondiale della Sanità, affermano esattamente il contrario".

Stagnaro ha commentato: "La scienza non può essere scritta nelle aule di giustizia e il fatto che questo accada è segno di una preoccupante deriva del nostro sistema giudiziario. I giudici preferiscono sentenze ‘politicamente corrette’ a dati scientificamente inoppugnabili".

La professoressa Paola Girdino, docente di Principi di Ingegneria Elettrica all’Università di Genova, ha invece ricordato che “l’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS) nel 1998 ha inserito i campi elettromagnetici a bassa frequenza nella classificazione stabilita dallo IARC (associazione internazionale per gli agenti cancerogeni) e li ha posizionati, dopo 20 anni di ricerca, in una classe chiamata B2, una classe dove compaiono anche cioccolata, caffè e saccarina”.

“Si tratta quindi di fattori la cui ‘sospettabilità’ su base scientifica è prossima allo zero”, ha quindi chiarito.

Per capire il senso e le implicazioni di una sentenza per cui la “Radio Vaticana” ha già espresso l’intenzione di ricorre in appello, ZENIT ha intervistato il professor Franco Battaglia, docente di Chimica dell’Ambiente all’Università di Modena, Vicepresidente dell’Associazione Galileo 2001, nonché autore di diversi saggi sul tema e membro di commissioni scientifiche che hanno studiato gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sulla salute umana.

Il tribunale di Roma ha condannato due dirigenti della “Radio Vaticana” per l'annosa questione dell'inquinamento elettromagnetico. Lei ha seguito la vicenda sin dall'inizio, qual è il suo parere in proposito?

Battaglia: Sono sconcertato. Viviamo in un Paese ove le leggi e i testi di fisica, biologia, medicina –di scienza in genere – sono riscritti nelle aule dei parlamenti e dei tribunali. Un rischio che paventai – esattamente con le parole appena dette – già cinque anni fa e che si sta tramutando in danno.

Purtroppo, quello dell'elettrosmog non è l'unico caso: l'effetto serra, l'inquinamento da Ogm, la cura Di Bella (con tutto il rispetto del prof. Di Bella, delle sue buone intenzioni, e del comprensibile desiderio di suo figlio di veder affermata la memoria del padre), l'omeopatia, sono solo esempi di campo d'intervento del legislatore o degli organi giudiziari in totale contrasto col parere della comunità scientifica accreditata.

Qual è l'entità dell'inquinamento elettromagnetico causato dalla “Radio Vaticana”, e quali sono i rischi per la salute?

Battaglia: L'organo internazionale deputato a esprimere parere sui rischi da esposizione alle onde elettromagnetiche (e.m.) è l'Icnirp ( International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection ). Esso individua il valore dei campi e.m. per la cui esposizione si manifestano innocui effetti biologici e quindi suggerisce la soglia da non superare, ponendola generalmente 50 volte inferiore a quel valore. Nel caso delle onde della “Radio Vaticana” l'Icnirp suggerisce una soglia di campo elettrico di 32 Volt/metro.

Questo è il valore – ultrasicuro – adottato in tutto il mondo. L’allora ministro Willer Bordon volle arbitrariamente abbassare la soglia suggerita dall'Icnirp sino a 6 V/m. Ne conseguì che “Radio Vaticana” si trovò fuori legge, visto che occasionalmente superava il valore imposto da Bordon.

Oggi, “Radio Vaticana” ha abbassato la potenza di trasmissione, invia il segnale su ripetitori in territorio del Principato di Monaco (ove, come nel resto del mondo, vengono seguiti i suggerimenti dell'Icnirp), e da lì trasmette in tutto il mondo. All'Italia questa "servitù" costa più di mezzo miliardo di vecchie lire l'anno. L’elettrosmog non esiste, se non in Italia.

Gli avvocati della “Radio Vaticana” hanno sostenuto di aver rispettato i limiti internazionali di emissione, e di non essere processabili perché la Radio gode della extraterritorialità prevista dai Patti Lateranensi. Secondo lei cosa avrebbe dovuto fare l’emittente della Santa Sede per difendersi dalle accuse?

Battaglia: Non sono avvocato, ma se fossi dirigente di “Radio Vaticana”, avrei contrattaccato denunciando per procurato allarme comitati, politici, associazioni sedicenti ambientaliste o per la difesa dei consumatori. I rapporti di tutti gli organi scientificamente accreditati sono inequivocabili. A suo tempo, il Ministro della Sanità istituì una Commissione per esprimere un parere sui casi di leucemia a Cesano e addebitati alla Radio.

La Commissione disse che non vi era alcun legame credibile e ne faceva parte un oncologo che ora è direttore dell'Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro. Un rapporto dell'Oms recita che "non vi è alcuna ragione per ritenere che i campi e.m. a radiofrequenza inducano o promuovano il cancro".

Il rapporto della Commissione internazionale istituita dal governo ha messo nero su bianco che le leggi italiane vanno cambiate. Potrei continuare, ma credo che sia abbastanza per chiedere che si valuti l'esistenza del reato di procurato allarme.

Cosa può fare un governo responsabile?

Battaglia: Adeguare immediatamente i limiti di esposizione ai valori suggeriti dalla scienza. Cosa che, ripeto, hanno fatto tutti i Paesi del mondo.