L’Enciclica “Deus Caritas est”, dono per la Famiglia umana e “proposta di straordinario realismo”

Commenti dell’Opera Don Orione e della Fraternità dei Missionari di san Carlo Borromeo

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ROMA, domenica, 29 gennaio 2006 (ZENIT.org).- “L’Enciclica ‘Deus Caritas est’ è un grande dono di Benedetto XVI alla Chiesa e a tutta la Famiglia umana”, ha commentato a ZENIT don Flavio Peloso, Direttore generale dell\'Opera Don Orione.



“L’Enciclica – ha proseguito don Flavio – avrà una particolare risonanza in tutta la numerosa Famiglia orionina perché tocca le ragioni e i dinamismi tipici del nostro carisma e impegno nella Chiesa riassumibili nel ‘far sperimentare con le opere della carità la tenerezza di Dio e la maternità della Chiesa’”.

“La riconoscenza si fa commozione – ha sottolineato Don Peloso – quando, al n° 40 dell’enciclica, leggo che Papa Benedetto XVI elenca nella breve lista dei Santi ‘modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà’ anche il nostro fondatore San Luigi Orione”.

Il Direttore generale dell\'Opera Don Orione ha concluso rilevando che “La carità di Dio ‘spiega’ la carità verso il prossimo e ‘le ingenti iniziative di promozione umana e di formazione cristiana, destinate innanzitutto ai poveri’”.

Per don Flavio “la carità verso il prossimo annuncia e in qualche modo spiega la carità di Dio. E’ la convinzione e la via apostolica trasmessaci da don Orione che Giovanni Paolo II, nel proclamarlo santo, ha definito ‘lo stratega della carità’”.

Secondo don Massimo Camisasca, Superiore della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo, la “Deus Caritas est” riapre il dibattito su amore e desiderio.

“Ciò che sorprende non è certamente che la prima enciclica di papa Benedetto XVI sia dedicata alla carità e all’amore – ha detto don Camisasca a ZENIT –, Amore è il nome di Dio, come san Giovanni ha scritto in una sua lettera e come l\'enciclica dice nelle sue parole d\'inizio”.

“Ben altra è la ragione d\' interesse di questo testo – ha continuato il Superiore della fraternità sacerdotale –. Esso sta nella ripresa di un dibattito, antico e modernissimo assieme: il dibattito del rapporto tra l\'amore e il desiderio”.

Don Camisasca ha spiegato che “l\'uomo contemporaneo sente profondamente come propria l\'esperienza del desiderio, ne è squassato, ne ha paura. Da una parte vuole limitare i propri desideri, vuole censurarli, dall\'altra ne è schiavo”.

“Ecco allora la proposta di straordinario realismo del papa: non la cancellazione dell\'eros, ma la sua conversione, la sua trascrizione dentro il cammino circolare tra eros e agape”.

Camisasca ha concluso richiamando quanto sostenuto dal Papa, e cioè che “la strada per l\'eros è quella di congiungersi con l\' agape, di riconoscere cioè che il nostro desiderio ascendente verso l\'altro è colmato da un amore discendente, l\'amore di Dio per l\'uomo”.