L’episcopato italiano sostiene la famiglia e respinge PACS e matrimoni gay

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ROMA, lunedì, 22 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Nella prolusione pronunciata lunedì a Roma, al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il Cardinale Camillo Ruini ha affermato che la Chiesa chiede più attenzione e cura per la famiglia, e respinge ogni tentativo di equiparare o riconoscere legalmente altre forme di convivenza.



Nel suo discorso, il Presidente della CEI ha preso atto che “attualmente l’attenzione è puntata sulle proposte di riconoscimento giuridico delle unioni di fatto con varie proposte di legge di cui il Senato ha iniziato l’esame” e che purtroppo “tendono quasi tutte a riconoscere e tutelare tali unioni, sia eterosessuali sia omosessuali, in termini sostanzialmente analoghi a quanto è previsto per la famiglia fondata sul matrimonio, mentre il Governo stesso sembra impegnato ad assumere in questa materia una propria iniziativa”.

Entrando nel merito, il Cardinale Ruini ha ricordato che la Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede “circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita pubblica”, datata 24 novembre 2002, riassume efficacemente la posizione della Chiesa cattolica affermando che alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso “non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale” (n. 4).

Guardando alla situazione dell’Italia, il Cardinale Vicario di Roma ha ricordato che “la famiglia svolge un grandissimo ruolo sociale e dà un contributo particolarmente elevato all’educazione dei figli. Al contempo siamo da molti anni alle prese con una gravissima crisi della natalità, che minaccia il futuro del nostro Paese”.

Il Presidente della CEI ha sostenuto che le informazioni fornite in questi giorni dall’ISTAT sul persistente desiderio di maternità delle donne italiane e sui problemi che ostacolano la sua realizzazione, e d’altra parte i risultati conseguiti in Francia dalle politiche a favore della natalità, “mostrano come questa sfida non sia affatto perduta in partenza. Vi è qui anche tutto lo spazio per una spontanea e benefica collaborazione tra lo Stato e la Chiesa”.

Circa il desiderio dei sostenitori dei matrimoni gay, il Cardinale Ruini ha spiegato che “nel pieno e doveroso rispetto per la dignità e i diritti di ogni persona, va però osservato che una simile rivendicazione contrasta con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli, che è la ragione specifica del riconoscimento sociale del matrimonio”.

In merito alle unioni di fatto, il porporato ha ricordato che “la legislazione e la giurisprudenza attuali già assicurano la protezione di non pochi diritti delle persone dei conviventi, e pienamente dei diritti dei figli”.

Circa ulteriori aspetti che potessero aver bisogno di una protezione giuridica, il Cardinale Ruini ha rilevato che “esiste anzitutto la strada del diritto comune, assai ampia e adattabile alle diverse situazioni, e ad eventuali lacune o difficoltà si potrebbe porre rimedio attraverso modifiche del codice civile, rimanendo comunque nell’ambito dei diritti e dei doveri della persona”.

“Non vi è quindi motivo di creare un modello legislativamente precostituito, che inevitabilmente configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio”, ha sottolineato il Presidente della CEI, perché “ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri: sarebbe questa la strada sicura per rendere più difficile la formazione di famiglie autentiche, con gravissimo danno delle persone, a cominciare dai figli, e della società italiana”.

A questo proposito il Cardinale Ruini ha menzionato il recentissimo Rapporto pubblicato in Inghilterra sulle conseguenze del crollo della famiglia per lo stato della Nazione, e le parole del Pontefice Benedetto XVI nel discorso del 22 dicembre alla Curia Romana in cui ha manifestato la sua preoccupazione per le leggi sulle coppie di fatto, che relativizzano il matrimonio e rendono ancor più difficile per i giovani del nostro tempo la decisione per un legame definitivo.

Di fronte a una tale sfida, secondo il porporato, è la Chiesa che può dare una risposta convincente che susciti un senso e una speranza.

Per questo motivo – ha concluso il Cardinale Ruini – “i credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi su tutto questo? Non è piuttosto il loro – il nostro – dovere alzare la voce per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?”.