L’episcopato spagnolo in difesa dei diritti dell’embrione

Condanna il trattamento scientifico degli esseri umani “come oggetti”

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MADRID, venerdì, 28 maggio 2004 (ZENIT.org-Veritas).- La Chiesa incoraggia la scienza quando si mette “al servizio della vita”, ma condanna il trattamento scientifico degli esseri umani come “oggetti o animali”, spiega il segretario della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE).



Padre Juan Antonio Martínez Camino ha spiegato giovedì in una conferenza stampa alcuni punti importanti della “Nota” del Comitato Esecutivo dell’episcopato pubblicata con il titolo “Per una scienza al servizio della scienza umana”.

In seguito alla riforma annunciata nel novembre 2003 dal Governo precedente, la CEE aveva emesso una nota intitolata “Una riforma in meglio, ma molto insufficiente”, che il Comitato Esecutivo vuole ora attualizzare (tenendo conto delle ultime novità legislative su questo tema).

Il Comitato della CEE ritiene che le restrizioni che la Legge del novembre 2003 imponeva, in ordine all’accumulo di embrioni, fossero un passo avanti destinato a rimanere senza effetto se si eliminasse “nella pratica ogni limitazione legale alle fecondazioni e ai trasferimenti con l’introduzione di un protocollo di eccezioni generalizzate”, come hanno annunciato fonti governative.

La “Nota” presentata giovedì torna a porre in discussione le tecniche di riproduzione assistita: “I figli hanno il diritto di venire al mondo come frutto del rapporto fecondo dei genitori, senza che questo venga sostituito da una tecnica impersonale”. Considerandole come l’origine di una serie di ingiustizie.

La CEE afferma che solo nella riproduzione naturale “si tutela adeguatamente il carattere personale di rapporti umani così fondamentali come i vincoli familiari di paternità-maternità, filiazione e fraternità”.

Fatto salvo questo principio, il Comitato Esecutivo manifesta la sua preoccupazione per le nuove riforme della Legge di Riproduzione del 1998 e della Riforma di novembre 2003 e, appellando a “evidenti ragioni di umanità”, ribadisce che “l’embrione umano merita il rispetto dovuto alla persona umana”.

“Non è una cosa né un mero aggregato di cellule vive, ma il primo stadio dell’esistenza di un essere umano. Tutti noi siamo stati anche embrioni. Per questo, non è lecito togliere loro la vita né farci nulla che non sia a loro beneficio”, aggiungono i vescovi.

La CEE condanna lo scongelamento degli embrioni a fini terapeutici. Come ha affermato Camino durante la conferenza stampa, “è possibile utilizzare i cadaveri per la ricerca, ma non si può uccidere per avere dei cadaveri”.

La “Nota” definisce “finzione linguistica” il termine “pre-embrioni”, con cui si vuole “suggerire che nei 14 giorni successivi alla fecondazione non esisterebbe altro che una realtà pre-umana che non meriterebbe il rispetto dovuto agli esseri umani”.

Per il Comitato Esecutivo della CEE, “la scienza e la medicina che permettono di eliminare esseri umani, anche se non hanno più di qualche giorno di età, diventano attività immorali e antisociali”.

“Né le promesse di cura – al giorno d’oggi, mere promesse molto lontane dalla realtà, perché non esiste nessuna terapia basata su cellule madri embrionali – né i successi futuri ipotetici possono farci dimenticare il rispetto per la dignità inviolabile di ogni essere umano”, affermano.

Anche se la “Nota” riconosce che “la legislazione spagnola attuale pone fine” alla minaccia della “cosiddetta clonazione terapeutica”, il Comitato Esecutivo crede che questa “sia una delle minacciose possibilità che derivano dalla pratica ingiusta della produzione di esseri umani in laboratorio”.

In questo senso si afferma che “sono inquietanti alcune dichiarazioni a questo proposito di persone del mondo della scienza o che hanno responsabilità politiche”.

“Si dice che non si tratta di produrre bambini clonati, ma solo embrioni che potranno essere utilizzati nella presunta cura di certe malattie. Tuttavia, è necessario avvertire che questi embrioni, anche se non viene loro permesso di svilupparsi e arrivare ad essere bambini che nascono, sono già esseri umani che non possono essere sacrificati a nessun costo”, affermano i prelati.

“Se si apre il cammino a quella che è erroneamente chiamata clonazione terapeutica, si farà senz’altro un passo decisivo e preoccupante verso la clonazione riproduttiva. Insomma, non esiste nessuna applicazione terapeutica delle cellule madri embrionali, meno ancora di quelle che derivano da embrioni clonati. Ciò che alcuni desiderano è sperimentare esseri umani clonati. E’ questa la triste realtà”, continua la “Nota”.

Alla domanda di un giornalista che presentava l’inquietudine dei genitori che hanno posto in queste tecniche le speranze per la cura dei propri figli malati, padre Camino ha risposto nella presentazione della “Nota” che “si comprende l’angoscia e il dramma dei genitori con figli malati, ma anche il bisogno di mantenere i principi fondamentali della vita degli esseri umani”.

Il segretario della CEE ha aggiunto che “più responsabili dei genitori sono i mezzi giuridici, scientifici e politici che fanno loro credere che non succede nulla, che si tratta di un progresso della scienza e nient’altro”.

Camino afferma che quelle madri, le quali sentono una responsabilità morale per la cura dei propri figli, “considererebbero i problemi in un altro modo” se venisse loro detto che “per arrivare a dare alla luce un figlio donatore bisognerebbe sacrificarne altri 15 (e anche se fosse uno solo) e venisse detto loro che sono figli, esseri umani e non un mucchio di cellule”.

Il Comitato, infine, dice che “è necessario non lasciarsi ingannare da illusioni né accecare da determinati interessi” e cercare “insieme il vero progresso, che non si raggiunge mai a costo del sacro diritto alla vita e alle condizioni familiari adeguate alla sua gestazione e alla sua accoglienza”.

Anche se ci sono “altri punti di vista nell’opinione pubblica” (ai quali il Segretario della CEE si è riferito brevemente nella conferenza stampa), Camino ha giustificato questa “Nota”, dicendo che “è la più urgente”, tenendo conto del fatto che il Governo ha già annunciato una nuova riforma della Legge di Riproduzione del 1998 e una revisione immediata e pratica della riforma di questa stessa legge risalente al novembre dell’anno scorso.