L’esempio profetico di San Francesco ha salvato i Luoghi Santi (Parte II)

Intervista al Vicario della Custodia francescana della Terra Santa

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GERUSALEMME, venerdì, 11 marzo 2005 (ZENIT.org).- Padre Artemio Vitores González, Vicario della Custodia francescana della Terra Santa, affronta nella seconda parte di questa intervista i temi del pellegrinaggio, delle relazioni con le altre fedi cristiane e del processo di pace, sottolineando l’importanza della pratica e dell’insegnamento della convivenza come fondamento della riconciliazione.



La prima parte dell’intervista, raccolta per conto di ZENIT dal dottor Gianluca Solera, è apparsa il 9 marzo 2005.

Il vostro ruolo di custodia dei Luoghi Santi è fondamentale per la conservazione delle testimonianze storiche del passaggio di Cristo tra gli uomini. Ma in Terra Santa i cristiani sono sempre meno. Perché?

Padre Vitores González: Effettivamente, prima del 1948 i cristiani erano il 25% della popolazione della Palestina storica, ora non superano il 2%. Le ragioni sono fondamentalmente tre: l’immigrazione ebrea successiva all’istituzione dello Stato di Israele e l’esodo dei palestinesi, che dovettero lasciare il territorio del nuovo Stato nel 1948 (stiamo parlando dell’80% della popolazione palestinese di quel tempo, ndr); l’importante crescita demografica della popolazione palestinese di fede musulmana; e l’emigrazione dei palestinesi di fede cristiana all’estero per cercare condizioni di vita e professionali migliori.

La combinazione di questi tre fenomeni ha decimato la popolazione cristiana. Uno dei nostri impegni è appunto quello di frenare l’emigrazione creando opportunità di lavoro e formazione, e costruendo alloggi per le famiglie più bisognose. È una missione impegnativa, non solamente dal punto di vista economico, ma anche da quello amministrativo. Stiamo costruendo ad esempio 75 alloggi sul Monte degli Olivi, ma abbiamo dovuto attendere ben 15 anni per ottenere i permessi dalle autorità israeliane.

Uno dei vostri impegni è l’accoglienza dei pellegrini. Come lo esercitate?

Padre Vitores González: Prima di tutto, abbiamo diverse case di accoglienza, le Case Nove. In secondo luogo, offriamo ai pellegrini delle guide cristiane. Le guide per i pellegrini cristiani hanno rappresentato un problema, poiché le autorità israeliane hanno cercato di “monopolizzarle”, generando un conflitto, dietro il quale sta anche un diverso concetto di Luogo Santo - come museo, attrazione turistica - che noi non condividiamo. Ora la situazione va migliorando.

Io stesso ho fatto un corso a cinquanta guide ebree su come guidare i pellegrini cristiani. La politica di acquisizione dei Luoghi Santi, che sono di proprietà della Chiesa, è un fattore di garanzia importante che ci permette di decidere come fruire di questi luoghi.

Mi parli del Cenacolo...

Padre Vitores González: Il Cenacolo è stata la nostra prima sede. I Sovrani di Napoli Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca acquistarono il Cenacolo dal Sultano d’Egitto nel 1333 e lo diedero ai Francescani, che vi stabilirono il loro primo monastero. I Francescani vi rimasero fino al 1559, quando vennero espulsi dai Turchi, che lo trasformarono in moschea.

Fu in seguito alle vicende del Cenacolo che i Francescani si insediarono nell’ex-convento Georgiano di San Salvatore, all’interno della Città Vecchia. Una nostra preoccupazione è il recupero del Cenacolo.

È uno dei temi della negoziazione in corso tra la Santa Sede e Israele...

Padre Vitores González: Io credo che non ci sia molto da negoziare, visto che il Cenacolo appartiene alla Chiesa cattolica e non è mai stato oggetto di controversia tra le Chiese cristiane. A differenza dalla Natività a Betlemme e dal Santo Sepolcro a Gerusalemme, il Cenacolo non è stato mai "condiviso" o conteso.... la proprietà fu regolarmente comperata dai Reali di Napoli e donata all’Ordine francescano.

Da quando vennero espulsi dai Turchi, i Francescani hanno sempre rivendicato il reintegro nella loro proprietà, che non è stata mai di nessun altro ente cristiano, cattolico o non-cattolico. La restituzione del Cenacolo è un atto dovuto. Con la guerra del 1948, Israele si sostituì ad una famiglia musulmana che vantava diritti sul Cenacolo ricevuti dai Turchi, e non ha ancora provveduto alla sua restituzione ai Francescani. L’argomento della presenza della tomba di Davide è stato pure utilizzato da alcuni per rinviarne la restituzione, ma questo argomento non è mai stato provato storicamente.

Come sono le relazioni con la Chiesa Ortodossa, che ha un ruolo altrettanto importante nella custodia di una parte dei Luoghi Santi?

Padre Vitores González: Con gli Armeni Ortodossi la relazione è molto fluida, forse anche perché sono una comunità meno importante. Con i Siriani Ortodossi ed i Copti, siamo amici, anche se non possiamo parlare di ecumenismo. Organizziamo comunque ogni anno una “Settimana dell’Unità delle Chiese”. I problemi persistono con i Greci Ortodossi, i quali controllano Luoghi Santi importanti, a cominciare dal Santo Sepolcro e dalla Basilica della Natività.

Durante la dominazione turca, essendo sudditi di tale Impero, ricevettero un trattamento di favore, e nel corso della storia godettero anche del sostegno dei Russi. Non ci troviamo in una situazione di “guerra” con i Greci Ortodossi, ma le tensioni restano importanti. Perché? Io credo per ragioni estranee a noi. Il Patriarca greco deve ottenere la conferma di quattro capi di governo: greco, giordano, palestinese e israeliano. Ora, il Patriarca attuale, Ireneo, è stato confermato solo dopo molte resistenze.

Il governo israeliano si prese due anni per riconoscerlo - forse per questioni economiche, visto che i Greci possiedono gran parte dei terreni della Città nuova di Gerusalemme (la stessa Knesset, il parlamento israeliano, si trova su terreno di proprietà della Chiesa Greco-Ortodossa). In una situazione di debolezza istituzionale importante, credo che la Chiesa Greco-Ortodossa abbia cercato una via d’uscita dalla crisi portando fuori di sé le tensioni, ovvero “lanciando” una campagna per la riappropriazione dei Luoghi Santi controllati da altre chiese.

Ma quanta parte di verità vi è in questa campagna dei Greci Ortodossi per la “riconquista” dei Luoghi Santi?

Padre Vitores González: Prima dei Greci vi erano i Georgiani, noi stessi abbiamo la sede della Custodia in un ex-convento georgiano (San Salvatore), poi vennero i Russi... Credo che si tratti di “provocazioni” che non avranno seguito. Il codice del 1862 che regola la gestione e l’utilizzo del Santo Sepolcro e della Basilica della Natività di Betlemme, lo Status Quo, funziona regolarmente e la commissione di gestione si riunisce periodicamente. Il vero problema, io credo, è che i Greci-Ortodossi non hanno investito nell’istruzione e nella formazione dei propri uomini di Chiesa, ed ora ne pagano le conseguenze in un clero poco autorevole.

E che cosa successe a Betlemme? È vero che i Greci hanno sottratto le chiavi della Basilica ai Francescani?

Padre Vitores González: Non proprio. Successe questo. Prima degli scontri tra soldati israeliani e resistenza palestinese nel 2002 attorno alla Basilica, noi tutti Francescani, Armeni e Greci avevamo una chiave. Dopo l’assedio alla Basilica, i Greci cambiarono la serratura, senza darci copia delle nuove chiavi, ed ora stiamo cercando di risolvere la questione.

Perché questo?

Padre Vitores González: Penso che tutto sia legato alla storia dell’assedio alla Basilica. Durante l’assedio, restarono nel recinto della Basilica alcuni frati francescani, un frate greco ed un armeno, che affidarono le negoziazioni con le due parti - esercito e resistenza - al frate francescano Ibrahim, anche per ragioni linguistiche.

Per il fatto che i Francescani assunsero un certo protagonismo nella vicenda, credo che i Greci temettero che volessimo andare oltre lo Status Quo e riappropriarci della Basilica una volta terminato l’assedio - timore assolutamente infondato. La Basilica in quei giorni fu al centro dell’attenzione mediatica internazionale, ed il fatto che il gruppo più numeroso a restare all’interno fosse quello francescano, e che fosse un francescano a mediare tra le parti, ha fatto in modo che i media contribuissero a diffondere l’immagine che “i padroni della Basilica” fossero i Francescani.

È più una storia di miseria umana che un problema politico. Ma siccome qui in Terra Santa i tempi sono lunghi, anche una vicenda come questa può assumere strascichi importanti.

Essere Francescani oggi in Terra Santa, ovvero messaggeri di pace, significa avere una responsabilità importante per promuovere la riconciliazione israelo-palestinese. Che cosa fate in questa direzione?

Padre Vitores González: La storia dell’assedio di Betlemme fu forse la più grande prova delle nostre intenzioni di messaggeri di pace, ed i Francescani rimasero nella Basilica non solamente per difendere il luogo, ma anche per difendere la dignità umana. Anche se morirono sette persone, la nostra presenza di “interposizione” e di “ponte” salvò il dialogo e l’umanità, e si evitò il peggio.

In quei giorni, come scrisse il giornale israeliano Haaretz, gli unici vincitori dello scontro furono i frati, che assistevano i feriti e parlavano con tutti. “La pace che voi predicate, abbiatela prima nel cuore” – diceva San Francesco. Noi cerchiamo di praticarla innanzitutto tra noi, frati di 35 nazioni che convivono insieme. In seguito, stando al servizio, favorendo la convivenza tra tutte le fedi.

I musulmani che frequentano le nostre scuole e studiano il Corano nelle nostre scuole lo possono testimoniare. I nostri studenti cristiani e musulmani imparano a convivere. La pratica della convivenza è la base per il dialogo ed il rispetto degli altri e per la soluzione dei conflitti. Questo è il nostro più importante contributo alla causa della riconciliazione, che prepara le basi per una futura riconciliazione con gli ebrei.

Il Muro della separazione attorno agli insediamenti palestinesi ha influenzato il vostro lavoro?

Padre Vitores González: Sì. Un paio di casi concreti. Avevamo costruito 24 appartamenti a Betania, la località di Lazzaro, ad est di Gerusalemme, ma ora Betania sta oltre il Muro, ed i cristiani palestinesi preferiscono stare “dal lato” di Gerusalemme e rinunciare agli appartamenti.

A Betfage (Monte degli Olivi) - dove Gesù iniziò il suo ingresso a Gerusalemme e dove comincia la processione della Domenica delle Palme - invece, stiamo costruendo 75 appartamenti. Ebbene, la costruzione del Muro ci ha sottratto 14 mila mq di terreno per i servizi sociali, che non potremo più edificare. Anche il pellegrinaggio ne risentirà. Gli spostamenti dei pellegrini saranno più difficili con il Muro. Andare a Betania, andare a Emmaus sarà sempre più difficile.

Senza parlare delle difficoltà quotidiane che provoca ai palestinesi. Nelle scuole dei Territori Occupati, inclusa Gerusalemme, abbiamo un passivo annuo intorno al milione di dollari perché le famiglie non hanno più le risorse per pagare gli studi dei propri figli. Ma abbiamo deciso di continuare e di lasciarle aperte per dare un senso forte alla nostra presenza e continuare ad offrire un’educazione cristiana.