L'esperienza di Dio nell'arte benedettina

Intervista al padre benedettino Eduardo López-Tello García

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Di Miriam Díez i Bosch


ROMA, mercoledì, 9 gennaio 2008 (ZENIT.org).- I benedettini hanno plasmato la storia dell’Europa, dando un contributo incisivo alla cultura, come dimostra un libro sulla loro eredità artistica.

Il professor Eduardo López-Tello García è uno dei coeditori di un voluminoso libro su Benedetto e l’arte, pubblicato in tedesco e in italiano, e presentato a Roma presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo.

Secondo questo benedettino spagnolo del monastero tedesco di Sankt Ottilien, i benedettini hanno visto nell’arte una maniera per avvicinarsi a Dio.

Il libro curato insieme al professor Cassanelli si intitola “Benedetto. L’eredità artistica” (ed. Jaca Book, Milano 2007).

I benedettini hanno cercato Dio attraverso l’arte. Si tratta di un’eredità diretta di San Benedetto da Norcia?

López-Tello: San Benedetto non ha fondato un ordine, ma ha lasciato un’eredità spirituale che ha impregnato tutta la cultura occidentale europea.

I monaci benedettini hanno cercato Dio e hanno espresso questa ricerca anche attraverso l’arte. A testimoniarlo sono le innumerevoli produzioni artistiche di ogni tipo che si conservano nelle abbazie, nei musei e nelle biblioteche europee legate direttamente o indirettamente all’esperienza benedettina di Dio.

Questo libro non vuole essere una storia esaustiva dell’arte benedettina, ma raccoglie nelle sue pagine quell’esperienza di Dio che i monaci hanno vissuto nel corso dei secoli.

Il libro ha unito benedettini e non benedettini grazie all’arte. È questa la principale novità di questa pubblicazione?

López-Tello: La grande novità sta nel fatto che si tratta di una pubblicazione che, per la prima volta, cerca di riflettere, in tutta la sua complessità, sul fenomeno artistico nell’arco della storia benedettina e in tutto l’ambito geografico benedettino, sia in Europa che in America.

Inoltre, costituisce una novità il fatto di essere un luogo di incontro fra il mondo intellettuale benedettino e professori non benedettini.

Sono in totale undici i monaci che hanno dato il loro apporto di conoscenza e di esperienza di Dio, mentre sono venti gli esperti esterni all’ambito benedettino che hanno offerto la loro visione dell’arte.

È un libro dai molteplici contributi, in cui le diverse voci trovano risonanza, formando così un riflesso adeguato di quello che sono 1500 anni di storia artistica, e instaurando indirettamente un dialogo tra Chiesa e società, in linea con il Concilio Vaticano II.

Perché i benedettini hanno avuto questa influenza così forte nell’architettura, nell’arte e nella cultura europea?

López-Tello: I benedettini, nati durante il tramonto della cultura romana (VI secolo), accolsero l’eredità spirituale di questo mondo che soccombeva e seppero conservarla e ricrearla per fare di essa un veicolo di espressione di come l’uomo può parlare del Dio infinito attraverso una varietà e pluralità sempre limitata di linguaggi artistici.

I monaci ebbero un ruolo fondamentale nell’evangelizzazione dell’Europa (per questo San Benedetto è il patrono principale dell’intero continente) e la loro presenza diede la possibilità a numerose aree del vecchio mondo di usare le arti figurative in modo creativo, per trasmettere il Vangelo.

In questo libro si troveranno numerosi esempi di come i monaci hanno trasmesso la loro ricerca di Dio nei diversi linguaggi, dal VI secolo al XX secolo.

È facile associare i benedettini con le abbazie medievali, ma non con l’arte moderna. Si tratta di un pregiudizio?

López-Tello: Questa possibilità espressiva non si limita al Medioevo, come molti possono credere, ma, superando il Barocco e gli storicismi del XIX secolo, usa le possibilità espressive dell’architettura, della pittura, della scultura o persino della fotografia, del XX secolo. È un riflesso di come l’uomo di ogni tempo riesca a parlare di Dio attraverso il linguaggio dell’arte.