L'essere umano è uno spirito incarnato (Prima parte)

L'antropologia di San Tommaso d'Aquino

Roma, (Zenit.org) Maurizio Moscone | 405 hits

L’antropologia di San Tommasocostituisce l’apice della riflessione filosofica medioevale sulla persona, ispirata dalla rivelazione cristiana e iniziata con Boezio[1].

Nel Medio Evo la meditazione della Sacra Scrittura ha alimentato l’approfondimento razionale della natura umana, senza limitare l’autonomia della ricerca filosofica, ma stimolando l’intelletto a indagare le dimensioni antropologiche ontologicamente più profonde.

La filosofia post-medioevale si è sempre più allontanata dall’antropologia di San Tommaso, che concepiva l’essere umano come “persona”, cioè come unione sostanziale di spirito immortale e di corpo materiale, fino a pervenire al pensiero moderno, caratterizzato dal “dualismo di coscienza e essere”[2], il cui “padre” Cartesio, come è stato evidenziato nei precedenti articoli[3], scindeva l’essere umano in due sostanze giustapposte: res cogitans e res extensa.

L’anima, come è stato mostrato prima[4], è il  principio vitale delle piante , degli animali e degli esseri umani. L’anima umana, però,  è spirituale a differenza da  quella materiale  delle piante e degli animali[5].

L’anima, essendo spirituale,  è la causa di tutte le attività di carattere spirituale, come ad esempio, dei ragionamenti filosofici, delle scelte di vita, della creazione di opere d’arte, ecc. Come si spiegano allora nell’uomo le funzioni di carattere sensitivo che sono proprie degli animali e quelle vegetative specifiche delle piante?

Esistono nell’essere umano tre anime? Una spirituale, una animale e una vegetale?

Questo problema era dibattuto nel Medio Evo, quando ancora i filosofi argomentavano e mettevano in discussione le loro tesi.

San Tommaso risolse la questione movendo dalla constatazione dell’unità profonda che sussiste nell’uomo tra l’anima e il corpo. Infatti per il filosofo “è chiaro  che il principio immediato della vita del corpo è l’anima. E poiché la vita si rivela mediante diverse operazioni che variano nei diversi gradi degli esseri viventi, il principio immediato che è l’origine di tutte le operazioni in noi è l’anima: l’anima, infatti, è il principio che ci fa sentire, muovere nello spazio e, anche, comprendere. Questo principio che si chiama intelletto o anima intellettiva è, dunque, la forma del corpo”[6].

Dire che l’anima è la “forma” del corpo significa affermare che essa è il programma interno della corporeità umana, che abilità  l’essere umano a compiere tutte le operazioni di tipo spirituale e materiale di cui è capace. Questo programma è unico, quindi l’anima spirituale può esercitare anche le funzioni sensitive  proprie degli animali e quelle vegetative proprie delle piante, perché ciò che è superiore può svolgere anche funzioni di ciò che è inferiore, come, analogamente, avviene nella vita militare nella quale “il generale può benissimo svolgere le mansioni del colonnello, o del maggiore, o del capitano, o del tenente, o anche del soldato semplice. Mentre non è vero il contrario: un soldato semplice non è capace di fare il generale”[7].

Questo esempio riportato da Coggi esprime bene il pensiero di San Tommaso, il quale sostiene giustamente che l’anima sensitiva degli animali svolge oltre alle funzioni sensitive anche quelle vegetative delle piante (non è vero il contrario), ma ciò non significa affermare l’esistenza di due anime, così come l’anima spirituale  svolge tutte le operazioni specificamente umane, sia spirituali che sensitive e vegetative. Afferma in proposito San Tommaso che “l’anima sensitiva, intellettiva e vegetativa non formano […] nell’uomo che una sola e identica anima”[8].

L’anima spirituale è unica ed è così intimamente unita al corpo da farlo vivere. Essa è l’unica responsabile di tutte le attività vitali dell’uomo[9]. Noi sperimentiamo questa profonda unione spirituale e corporea e di ciò è consapevole anche Cartesio, nonostante la sua antropologia dualistica, scrive infatti:

“Non basta che [l’anima] sia posta nel corpo umano, come un nocchiere sulla

propria imbarcazione, giusto per muoverne le membra, ma è necessario che essa

sia congiunta e unita più strettamente col corpo per poter avere, oltre a ciò,

sentimenti e appetiti simili ai nostri, e in tal modo costituire un uomo reale”[10] .

L’uomo reale, afferma San Tommaso, “non è soltanto l’anima ma un essere composto di anima e corpo”[11], quindi l’essere umano, pur essendo una realtà sostanziale unitaria, è duale e  la persona umana non si identifica  né soltanto con l’anima né soltanto con il corpo, perché essa è l’unione sostanziale di entrambi.

San Tommaso scrive in proposito:

“La persona in qualunque natura significa ciò che ha una sussistenza. Nella natura umana la persona significa questa carne, queste ossa, questa anima, che sono i principi che individuano l’uomo”[12].

(La seconda parte sarà pubblicata sabato 14 dicembre)

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NOTE

[1] La speculazione filosofica di Boezio, come di Agostino, si situa nel contesto della riflessione teologica. Il filosofo vive nel V secolo, dopo il Concilio di Calcedonia del 451 che condanna il monofisismo e afferma il dogma di Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, un’unica persona con due nature. Questo dogma cristologico suscita un problema filosofico: come è possibile una duplicità di natura in un singolo essere umano? Boezio, nel De consolatione philosophiae, dimostra filosoficamente che i concetti di natura e di persona sono tra loro diversi ed applicabili incontraddittoriamente all’essere umano. Di conseguenza, pone le basi metafisiche per risolvere un problema teologico.

[2] E. Nicoletti, Problematicismo e Metafisica, Garigliano, Cassino 1971, p. 123.

[3] Vedi i precedenti articoli pubblicati da Zenit, con il titolo: L’anima esiste ed è immortale. L’antropologia di Cartesio.

[4] Vedi i precedenti articoli pubblicati da Zenit, con il titolo: Esiste l’anima?

[5] Ibidem.

[6] San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, 1, LXXVI, 1.

[7] R. Coggi, Dio creatore, gli angeli e l’uomo, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2002, p. 193.

[8] San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, 1, LXXVI, 3.

[9] Cfr. R. Coggi, Dio creatore, gli angeli e l’uomo, cit., pp. 193-194.

[10] Cartesio, Discorso sul metodo,  Feltrinelli, Milano 2007, pag. 106.

[11] San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, 1, LXXV, 4.

[12] Ibidem, 1, XXIX, 4.