L'Eucarestia di Emmaus

Lectio Divina per la III Domenica di Pasqua - Anno A - 4 maggio 2014

Parigi, (Zenit.org) Mons. Francesco Follo | 375 hits

Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche per la III Domenica di Pasqua (Anno A). 

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LECTIO DIVINA

Rito Romano

At 2,14a.22-33; Sal 15; 1 Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

Rito Ambrosiano

At 19,1b-7; Sal 106; Eb 9,11-15; Gv 1,29-34

L’Agnello di Dio in cibo per noi

1) La strada da Gerusalemme a Gerusalemme, passando per Emmaus.

Il Vangelo di San Luca è incorniciato dal racconto di due fatti: l’annunciazione dell’Angelo a Maria, all’inizio, e l’incontro di Gesù con i due discepoli di Emmaus, al fine.

Il primo è come una prefazione che ci spiega cosa capiterà ascoltando il Vangelo: la Parola si incarna in noi, come si è incarnata nella Madonna.

Il secondo è la conclusione, che sintetizza che cosa è capitato a chi ha “letto” il Vangelo, ascoltando la Parola con attenzione e seguendola con costanza: si diventa figli nel Figlio di Dio, che spezza il pane di vita con noi e per noi.

In tutto l’anno liturgico, particolarmente nella Settimana Santa e in quella di Pasqua, il Signore è in cammino con noi e ci spiega le Scritture, ci fa capire questo mistero: tutto parla di Lui. E questo dovrebbe far ardere anche i nostri cuori, così che possano aprirsi anche i nostri occhi. Il Signore è con noi, ci mostra la vera via. Anche noi riconosciamo la Sua presenza come i due discepoli riconobbero Gesù nello spezzare il pane, così oggi. Cleopa e l’altro discepolo, di cui il Vangelo non ci dice il nome e che può essere il rappresentante di ciascuno di noi, riconobbero il Messia e si ricordarono dei momenti in cui Lui aveva spezzato il pane. E questo spezzare il pane ci fa pensare proprio alla prima Eucaristia celebrata nel contesto dell’Ultima Cena, dove il Redentore spezzò il pane e così anticipò la sua morte e la sua risurrezione, dando se stesso ai discepoli.

Gesù spezza il pane anche con noi e per noi, si fa presente con noi nell’Eucaristia, ci dona se stesso e apre i nostri cuori.

Nell’Eucaristia, nell’incontro con la sua Parola, possiamo anche noi incontrare e conoscere Gesù, in questa duplice Mensa della Parola e del Pane e del Vino consacrati.

La Parola ha acceso il cuore dei discepoli, il Pane apre loro gli occhi: Lo riconobbero allo spezzare del pane. Il segno di riconoscimento di Gesù è il suo Corpo spezzato, vita consegnata per nutrire la vita. La vita di Gesù è stata un continuo appassionato consegnarsi. Fino alla croce e dalla croce.

La Parola e il Pane cambiarono la direzione del cammino dei due discepoli. La notte non era più un’obiezione al cammino e senza indugio lasciarono un rifugio umano, la locanda di Emmaus, e fecero ritorno al Cenacolo di Gerusalemme, dove la comunita degli apostoli li accolse nella comunione e li confermò nella fede rinata dall’incontro col il Risorto.

Almeno ogni domenica la comunità cristiana rivive così la Pasqua del Signore e raccoglie dal Salvatore il suo testamento di amore al Padre e di servizio ai fratelli, soprattutto con la Santa Messa, che ebbe come primo nome “fractio panis” (frazione, “spezzamento” del Pane di Vita nuova).

Grazie a questo “spezzare il Pane” che non è solamente preghiera, ma atto, gesto di Dio e della Chiesa, l’esistenza umana acquisisce una dimenzione eucaristica, perché unisce la fatica umana alla carità di Dio, che ci accoglie come figli nel Figlio. Ci accoglie perché è Padre da sempre e per sempre e ricco di misericordia.

Ai due discepoli di Emmaus Gesù spiegò le Scritture (fractio Verbi = frazione, condivisione della Parola), poi spezzo il Pane (fractio Panis= frazione, condivisione del Pane) e condivise la Vita (fractio Vitae = frazione della Vita nuova e, quindi, definitiva). Oggi Lui fa tutto ciò per noi, noi imitiamo questi due discepoli e non smettiamo di essere pellegrini dell’Infinito.

2) Da viandanti a pellegrini.

Penso che sia corretto affermare anche che San Luca ha costruito il racconto dei due discepoli di Emmaus attorno all'immagine del cammino.

Dapprima un cammino che allontana da Gerusalemme, dagli avvenimenti della passione e dal ricordo di Gesù: potremmo dire un cammino dalla speranza alla delusione (“Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele”), un cammino carico di tristezza (“Si fermarono col volto triste”). 

Poi - dopo il cammino con lo Sconosciuto - un cammino di ritorno, dalla delusione alla speranza: “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”.

L'inversione di marcia è dovuta alla nuova lettura degli eventi che lo sconosciuto ha loro suggerito. Gli eventi sono rimasti quelli di prima (la croce e il sepolcro vuoto), ma ora sono letti con cuore, mente e occhi nuovi.

A questo punto sorge, secondo me, una domanda molto importante: “Come riconoscere il Signore che cammina con noi?”

Ai due discepoli di Emmaus, che avevano ascoltato con commozione la spiegazione di Gesù circa la sua passione e morte, gli occhi si aprirono quando Gesù si sedette a tavola, accettando l’invito a stare in loro compagnia, e compì quattro gesti (prese il pane, ringraziò, lo spezzò e lo distribuì).

Questi gesti riportano indietro, alla cena eucaristica, alla vita terrena di Gesù (una vita in dono come pane spezzato), alla croce che di quella vita è il compimento.

Questi stessi gesti riportano anche in avanti, alla vita della Chiesa, al tempo in cui i cristiani continueranno a “spezzare il pane”. Spezzare il pane è dunque un gesto, in un certo senso riassuntivo, nel quale si concentrano, sovrapponendosi, le tre tappe dell'esistenza di Gesù: il Gesù terreno, il Risorto e il Signore ora presente nella comunità. Lo spezzare il pane, cioè la dedizione, è sempre la modalità riconoscibile della presenza del Signore: è la modalità del Crocifisso, del Risorto e del Signore glorioso presente nella Chiesa. È questo il tratto che fa riconoscere il Signore Gesù.

Quindi noi dobbiamo fare lo stesso percorso dei due discepoli. In primo luogo dobbiamo riconoscere di aver bisogno di qualcuno che li guidi verso la luce e la verità e questo Qualcuno è lo stesso Gesù che si fa compagno di viaggio nella loro esistenza segnata, in quel momento, dallo scoraggiamento e dalla delusione più nera.

In secondo luogo, abbiamo bisogno di ritrovarsi insieme ed è Gesù stesso a darci l'occasione per farlo con un altro spirito ed in un altro contesto, quello appunto della celebrazione dell'eucaristia. Infatti è Gesù che spezza il pane e i due discepoli riconoscono il Signore e rileggono la loro esperienza di gioia vissuta poche ore prima, insieme a quello Sconosciuto, che gli fa ardere il cuore mentre li catechizza ed insegna loro a guardare la vita nel segno della speranza e della gioia senza fine.

In terzo luogo, noi discepoli del giorno d’oggi, comi i primi discepoli abbiamo bisogno di portare l’annuncio di Cristo agli altri ciò che abbiamo con gli occhi della fede: Gesù stesso. Sull’esempio dei discpeoli di Emmaus sentiamo l’urgenza di partire senza indugio per riferire ciò che avevano vissuto, l'esperienza di gioia e fede che facciamo nell'incontrare il Risorto nell’Eucaristia (ma anche negli altri Sacramenti), nella Sacra Scrittura, nella Comunità Cristiana. Per poterlo riconoscere nel povero, poi, ci vuole una purezza angelica (M. Teresa di Calcutta).

Non dobbiamo dimenticare che le prime a portare l’annuncio della risurrezione di Cristo furono le donne. Loro le prime nell’amore, andando al sepolcro di prima mattina, furono le prime nella fede.

Il “genio femminile” da loro vissuto in modo maturo permise loro di “vedere lontano” al di là delle apparenze, di “intuire” e di “vedere con gli occhi e con il cuore” [1]. Nelle Vergini consacrate che vivono nel mondo questo genio femminile si esprime anche in un costante ascolto della Parola, che poi è custodita, creduta, messa in pratica e annunciata. Con la loro verginità esse sono completamente a disposizione dell’Evangelizzazione, Spose di Cristo a servizio del Vangelo. Esse mettono in pratica « Felici coloro che regolano i propri passi sulla parole di Dio », è questa un’antifona che si può cantare dopo la consegna delle insegne di consacrazione (Rituale di consacrazione della Vergini, n. 30).

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NOTE

[1] Le parole tra virgolette e in corsivo sono di S. Giovanni Paolo II e si trovano nella “Mulieris dignitatem”.