L'Eucarestia nella vicenda di Santa Chiara e Santa Rosa

Se n'è parlato lo scorso 18 maggio, ad Orvieto, nel convegno "Donne e culto eucaristico"

Roma, (Zenit.org) Pietro Messa, O.F.M. | 423 hits

Organizzato dal Monastero Buon Gesù di Orvieto in collaborazione con il Centro Studi Santa Rosa di Viterbo e la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma, sabato 18 maggio presso il suddetto Monastero si è svolto l’incontro Donne e culto eucaristico. L’Eucarestia nella vicenda agiografica di s. Chiara e s. Rosa e il Miracolo di Bolsena.

Nei saluti inziali è stato ricordato che tale appuntamento è stato organizzato in occasione del Giubileo eucaristico che la Diocesi di Orvieto-Todi sta celebrando in occasione del 750° Anniversario del Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263) e della bolla Transiturus con cui papa Urbano IV (1264) istituì la festa del Corpus Domini.

La prof. suor Mary Melone con la relazione L’istituzione della festività del Corpus Domini e il miracolo eucaristico di Bolsena ha richiamato che tali avvenimenti vanno contestualizzati all’interno dei cambiamenti in atto in ambito teologico in quel periodo, soprattutto in merito alla lettura simbolica. Ciò ebbe dei riflessi anche nella concezione dell’Eucaristia, da alcuni considerata solo come un simbolo senza alcuna presenza reale; un Sinodo tenutosi a Roma invece affermò che vi è una trasformazione reale nel pane e vino consacrato. Accanto a ciò va considerato il recupero in atto della meditazione e considerazione dell’umanità di Cristo, con un accresciuto desiderio di vedere Gesù.

In questo contesto si comprende che il rito dell’elevazione per vedere l’Eucaristia durante la celebrazione diventi un momento importante al fine di una comunione visiva, la manducatio per visum, equiparata alla comunione sacramentale, la manducatio per gustum. Così si diffonde l’adorazione eucaristica, compaiono i tabernacoli – sempre più centrali ed evidenti – e la processione del Corpus Domini.  Si può affermare che l’istituzione della festa del Corpus Domini nel 1264 da parte di Urbano IV è il coronamento di una devozione diffusa a livello popolare.

Eleonora Rava, illustrando Le recluse e il Corpus Domini, evidenzia che la devozione eucaristica si ritrova anche nelle sante recluse, di cui ci è pervenuta una vita. In esse meditazione della Passione del Signore, culto eucaristico e povertà volontaria sono aspetti legati tra loro. Tale devozione eucaristica è testimoniata dai testi agiografici, anche se bisogna notare che vi sono differenze di tipo geografico-politico più che temporale. In Italia la pietà eucaristica da alcune recluse è ritenuta basilare, ossia una questione “di vita o di morte”. Naturalmente nasce la domanda se alcune affermazioni siano da considerarsi dati storici oppure meri modelli agiografici.

Suor Clara Fusciello, clarissa del Monastero di Orvieto, ha presentato  Santa Chiara d’Assisi e il culto eucaristico prendendo spunto dall’iconografia della Santa assisana che spesso la raffigura con l’ostensorio in mano. Se Cristo è centrale negli scritti di Chiara si deve ammettere con Giovanni Pozzi che il pensiero di Chiara è frutto anche della prolungata e continua meditazione degli scritti di Francesco d’Assisi. Dopo aver ricordato che gli scritti di Chiara sono tutti rivolti a donne – le lettere ad Agnese di Boemia, la Regola e il Testamento alle sorelle – Clara Fusciello ha affermato che la liturgia è performativa anche per la comunità di San Damiano.

 Il prof. Marco Bartoli illustrando Santa Rosa e il culto eucaristico fin dall’inizio ha ammesso che le notizie circa l’Eucaristia nella vicenda della Santa viterbese sono scarne. Tuttavia ampliando la prospettiva a ulteriori donne quali ad esempio la beata Elena Enselmini di Padova, Margherita Colonna e altre ha mostrato come nella devozione eucaristica vi è stato un incontro fecondo tra teologia colta e culto popolare.

Concludendo il partecipato incontro è stata ribadita l’importanza formativa e culturale di momenti simili, dato che nel presente il rischio non è quello di uno scontro di civiltà – come spesso si sente ripetere – ma uno scontro di ignoranze.