L'Eucaristia è una festa, non un semplice ricordo

A Santa Marta, papa Francesco sottolinea: la messa non è un evento "sociale" o "abituale" ma è la "memoria della Passione del Signore", la Sua reale presenza in mezzo a noi

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 517 hits

La messa non è un “evento sociale” ma è la reale presenza del Signore in mezzo a noi. La celebrazione eucaristica non va trasformata in un “evento abituale” ma è sempre una “festa”. Lo ha detto papa Francesco durante l’omelia di stamattina a Santa Marta, celebrata alla presenza del Consiglio dei Cardinali per la riforma della Chiesa, che oggi conclude la prima sessione di lavoro.

La Prima Lettura odierna (Nm 8,1-4a.5-6.7b-12) è incentrata sul tema della memoria di Dio: a tal proposito il Santo Padre ha osservato come il popolo di Dio sperimenta la “vicinanza della salvezza”, inizia a piangere “di gioia, non di dolore”; in precedenza esso “aveva la memoria della Legge ma era una memoria lontana”.

Anche al giorno d’oggi, tutti noi “abbiamo la memoria della salvezza”, tuttavia talora questa memoria è “addomesticata”, “un po’ lontana”, quasi “da museo”, al punto che rischia di trasformarsi in un “semplice ricordo”.

Quando invece la memoria si fa più vicina, da ricordo si trasforma in una “gioia del popolo” che “riscalda il cuore” e ciò è “un principio della nostra vita cristiana”.

L’incontro con la memoria è “un evento di salvezza, è un incontro con l’amore di Dio che ha fatto storia con noi e ci ha salvati” e per questo “bisogna fare festa”.

Eppure, spesso, “noi cristiani abbiamo paura della festa” che nasce dalla “vicinanza del Signore” e perdiamo la “memoria della Passione del Signore”, la riduciamo ad un “ricordo” o a un “evento abituale”.

Frequentemente andiamo in chiesa come se andassimo a un “funerale”, la messa “ci annoia, perché non è vicina”, si trasforma “in un evento sociale e non siamo vicini alla memoria della Chiesa, che è la presenza del Signore davanti a noi”, ha detto il Pontefice.

Occorre, quindi, prendere esempio dal popolo di Israele che (cfr. Nm 8,1-4a.5-6.7b-12) “si avvicina alla sua memoria e piange, il cuore è riscaldato, è gioioso, sente che la gioia del Signore è la sua forza. E fa festa, senza paura, semplicemente”.

A conclusione dell’omelia, papa Francesco ha quindi esortato: “Chiediamo al Signore la grazia di avere sempre la sua memoria vicina a noi, una memoria vicina e non addomesticata dall’abitudine, da tante cose, e allontanata in un semplice ricordo”.